E chi l’ha detto che la ‘mandorlata’ è fatta di mandorle? A Castelnuovo Garfagnana (Lucca), pare che solo il 13 dicembre, nel giorno di Santa Lucia, si preparasse questo dolce fatto di miele e noci. Oggi la tradizione si è persa. O quasi. Perché grazie ai volontari di associazioni culturali il cui primo obiettivo è la salvaguardia e la trasmissione di usi e costumi, possiamo ancora assistere alla preparazione di un dolce che è ormai estraneo alle nostre conoscenze.
E’ il caso della mandorlata garfagnina, che prende il nome dalla lavorazione manuale (faticosissima) di miele di acacia (o di castagne, a seconda delle disponibilità) fatto sciogliere insieme allo zucchero all’interno di grosse pentole. Il liquido viene poi versato su una lastra di marmo ben oliata. E appena il prodotto si raffredda a sufficienza per essere manipolato, ecco che inizia la parte migliore, quella più impegnativa e in cui entra in gioco l’abilità.
Più lo si lavora, più la malgama di miele e zucchero si schiarisce (e indurisce). Quando il miele assume il colore dell’oro significa che la consistenza raggiunta è quella giusta. Il miele lavorato si unisce così a una macina tiepida di noci. Infine la pasta di miele e noci viene stesa, tagliata e magiata. Il sapore? Be’, assomiglia molto a quello di un croccante dalle pasta semidura e dal retrogusto amarognolo.
Questa è la lavorazione ripresa con un iPhone 3 nel dicembre 2010. Fortunatamente, almeno fino ad oggi, ogni anno, in occasione della “Festa delle Castagne” di Castelnuovo Garfagnana la tradizione si ripete.












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