Tutti i post con tag: Trailer


28
lug 10

Dylan Dog, trailer in anteprima al Giffoni Film Festival. Il film slitta a marzo 2011

Dyland Dog: Dead of Night (movie)

Una storia tormentata quella del film su Dylan Dog. Sappiamo bene del cambio al timone (prima di Kevin Munroe la regia avrebbe dovuto essere affidata a Breck Eisner o David R. Ellis), dei lunghi tempi di ripresa, delle difficoltà di budget che hanno costretto la produzione a rinunciare a Groucho (troppo cari i diritti; si è preferito sostituirlo con l’inedito Marcus Adams), al maggiolone bianco (copyright Disney, che difende così il suo Herbie) e soprattutto a Londra. Dead of Night è stato quindi girato a New Orleans, dove Dylan è costretto a perdere per la distanza anche l’ispettore Bloch (il massimo l’avrebbero potuto raggiungere facendo trasferire il mentore Bloch da Scoltalnd Yard a C.S.I.). Sorge spontaneo chiedersi, claustrofobico e sofferrente sull’acqua a causa di quello spiccato mal di mare, come abbia fatto Dylan Dog a raggiungere l’America. Ma questo è uno dei tanti misteri che solo la visione del film – che si annuncia “fedele” al personaggio – sarà capace di svelare. Continua a leggere →


21
lug 10

Gli amori folli di Alain Resnais. Mortalmente noioso

Folle non è l’amore, ma il pubblico pagante. Quindi quello che ha visto il film al cinema o quello che, come me, ha noleggiato il dvd per la sua collocazione nella sezione ‘cinema d’autore’. Più che folli, fessi. Immagino che molti siano cascati nel tranello, forse ingannati dalle presenze di André Dussollier, Sabine Azéma e Emmanuelle Devos. Chissà, forse immaginavamo la consueta poesia del cinema francese e la telescopica emozione di certe immagini della filmografia di Alain Resnais. Ma qui si esagera davvero. E non so in preda a quale strana euforia Luis Martinez ha recensito su El Mundo Gli amori folli (il cui titolo originale, Les Herbes folles, è molto più azzeccato visti i ripetuti di alcune sequenze) definendolo come “una delizia, con la virtù dell’intelligenza, giusti dialoghi, una regia perfetta. Resnais un maestro”. Probabilmente quella sera ha sbagliato sala. Continua a leggere →


15
lug 10

Il mio amico Eric, di Ken Loach

Le cose più belle sono le giocate di Eric Cantona con la maglia dei red devils. Insomma, nel complesso questa è una commedia gradevole che accelera nel finale. Ma è poco comprensibile l’elevazione a ruolo di divino che la critica cinematografica ha assunto nei confronti di Ken Loach e Il mio amico Eric. Giudizi eccellenti, parole folgoranti, stellette a più non posso distribuite a pioggia in una costellazione di consensi. Di fronte a tutto questo si alimentano i miei dubbi sull’oggettività della critica, spesso appannata dal peso dei nomi intoccabili. Questo è pur sempre un film gradevole ma non certo eccellente. E’ la storia di un postino depresso la cui vita è stata condizionata dagli attacchi di panico che lo colpivano in gioventù. E che ora, quando fuma un po’ di marijuana, vede materializzarsi di fronte a sé l’idolo Eric Cantona. Apprezzabile il ritratto di una fetta d’Inghilterra niente affatto borghese. Continua a leggere →


14
lug 10

Mine vaganti (inesplose)

Non se ne può più. E non è certo un problema di omofobia. E’ che il limone è stato strizzato fin troppo e ormai non resta che una scorza acidula. Stavolta Ferzan Ozpetek cambia il suo registro quel tanto che basta, e con Mine vaganti punta sulla commedia agrodolce in cui si dovrebbero raccontare le difficili comunicazioni -e conseguenti (in)comprensioni- con la famiglia di origine. Cioè con un padre e una madre che vedono l’omosessualità come una malattia. Qualcosa di cui vergognarsi. Se poi la storia si ambienta in Puglia, ecco che il gioco è fatto. Continua a leggere →


9
lug 10

A Serious Man: l’umorismo ebraico dei Coen supera Woody Allen

Chi legge in A Serious Man l’umorismo ebraico di Woody Allen si sbaglia di grosso. Ethan e Joel Coen vanno oltre, proponendo una visione nuova della vita degli ebrei d’america. Quella che a prima vista appare come un’intelligente ironia non è altro che il racconto di un paradosso di vita. Parzialmente ispirato dalle vicende personali degli adolescenti fratelli Coen -ma non per questo autobiografico- il film, che si allontana dalle loro precedenti produzioni, è stilisticamente perfetto. Una pellicola alla Kubrick, tanto per intenderci. Le ricostruzioni maniacali di quella metà degli anni Sessanta, là in Minnesota, trova nella cura degli esterni, negli arredi e nei costumi, un ordine maniacale e una cura del dettaglio ai limiti dell’ossessione. Aspetti, questi, che da soli rendono il film un’opera da non perdere. Poi c’è il racconto di una storia semplice, quella di Larry Gopnik e della propria famiglia, che raccoglie il buono e il cattivo della vita di ciascuno. Ma non tutti noi, al di là delle sfortune e delle piacevoli sorprese quotidiane, apparteniamo come Gopnik a una comunità ebraica. Lui che è un uomo serio catalizza su di sé tutti i paradossi e gli eccessi che sono conseguenza dell’imprevisto. E che proprio per questo non ti risparmiano. Se oltre a questo ti capita anche di essere un ebreo, ecco che tutto diventa grottesco e surreale. Ma solo all’apparenza. Perché il verosimile di A Serious Man è molto più vero del vero. La scarsa conoscenza dell’ebraismo può forse complicare la prima visione. O, meglio, può non aiutare a comprendere a fondo il significato dei comportamenti e delle battute calate in contesti e rapporti di natura religiosa. Continua a leggere →


8
lug 10

Promettilo! di Emir Kusturica

Dov’è finito Emir Kusturica? Non qui, purtroppo. Passi che sul palco faccia finta di suonare la chitarra elettrica con la No Smoking Orchestra. (Poi, ammettiamolo, di fronte a certi pietosi live, beh, è meglio godere di un buon playback). Ma che ora si metta anche a citare se stesso al cinema è davvero troppo. Promettilo!, questa commedia sentimentale ambientata in Serbia che sfora le due ore, nel complesso è un’opera noiosa. La poetica di Kusturica cullata e osannata nel passato glorioso viene miscelata in un nuovo film che, nonostante gli spunti surreali e inediti, affonda nell’inconsistenza. Ci sono ancora quei bambini intellettualmente svegli che dalla campagna si scontrano a testa alta con la città. Ci sono i malavitosi caricaturati e mai troppo malvagi, compreso l’uomo dai baffi grigi che vuole costruire in Serbia le torri gemelle di Manhattan. Ritornano inoltre i temi del volo e del contrasto fra wedding e funeral. Belle trovate, ma tutte già viste. E non solo nei film di Kusturica (come le ceneri del defunto conservate in uno scarpone d’acciaio e sparse sul tavolo; niente in confronto a Il grande Lebowski). Continua a leggere →


5
gen 10

Cosmonauta? No, Changeling

Ecco qua le mie ultime due visioni. La delusioni del Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli, che per la prima volta tradisce le mie aspettative ben riposte nelle produzioni Fandango, è stata ampiamente compensata dal perfezionista Clint Eastwood.
Changeling
(Usa, 2008, di Clint Eastwood). In una Los Angeles all’avanguardia di fine anni Venti, una madre perde suo figlio e si ritrova con un bambino non suo. La trama è ben sintetizzata nel termine ‘Changeling’, che significa appunto ‘figlio scambiato’. Clint Eastwood è ancora una volta maniacale nella ricostruzione degli spazi, perfezionista nella cura dell’immagine, enorme nella realizzazione delle scene d’epoca all’aperto. Basta fermarsi sull’incrocio dei due tram o sulla lunga sequenza finale di una Los Angeles in movimento su cui scorrono i titoli di coda. Non mancano quantità enormi di auto d’epoca (una passione sottolineata anche da Gran Torino) e abiti curati nei minimi dettagli. Il tutto in due ore e mezzo di film che scorrono veloci. I drammi che racconta Clint Eastwood sono sempre veri e infondono quel po’ di asciutta tristezza. Non manca poi la critica sociale e politica. Sotto accusa stavolta c’è un’altra casta, quella della polizia d’allora. Interpretazioni impeccabili (l’anoressia di Angelina Jolie drammatizza ancor di più la scena della doccia nell’ospedale psichiatrico), Changeling è stilisticamente uno dei miglior film di Eastwood, che non sbaglia un colpo. [Voto: 8,5] Continua a leggere →


26
dic 09

Tre film da non vedere

Wristcutters – Una storia d’amore (Usa, 2006, di Goran Dukic). Davvero straordinario, senza uguali. Perché è difficile immaginare un film altrettanto insensato. Il popolo dei morti suicidi è confinato a vivere in un purgatorio etereo ma carnale. Un luogo squallido e grottesco dove le relazioni sono raccontate con superficialità e il profilo di certi personaggi, eccessivi o no che siano, non merita neppure d’essere analizzato. L’unico scopo che sembra appartenere a Wristcutters è quello di portare lo spettatore all’emulazione dei gesti dei protagonisti solleticando un istinto autolesionistico. Leggendo il titolo sugli scaffali delle videoteche, quindi, non lasciatevi ingannare dal palmares e neppure dal nome di Tom Waits (chissà come hanno fatto a convincerlo a far parte del cast). Sono due esche perfette. Un plauso alla produzione indipendente, ma il film è da dimenticare. [Voto: 2,5]
Ricky
(Francia-Italia, 2009, di François Ozon). Ci sono belle immagini, una buona fotografica e certi accenni poetici. Nonostante questo il film non decolla. Ma anzi, crolla miseramente di fronte alla rabbia che la madre è capace di suscitare per la sua incapacità ad amare ed essere credibile. Il demerito non è suo, ma di chi ha scritto il suo personaggio. La storia? A un bambino spuntano le ali, va in televisione e vola al supermercato prima di sdegnarsi per la deficienza dei genitori. [Voto: 4]
Hotel Bau (Usa, 2009, di Thor Freudenthal). Ci sono tutti gli ingredienti per fare di una storia una storia per bambini: gli animali, i due orfani, dei pessimi genitori adottivi, un pizzico di azione e il classico lieto fine. Ok, nella sceneggiatura ci sono grossi buchi e passaggi così forzati da apparire eccessivi anche agli occhi dei bambini. Ciò che mi domando è perché si cerca sempre l’intrattenimento ultra-light per i più piccoli. Perché non credere un po’ di più nella loro intelligenza? [Voto: 5]
Seguono i trailer. Continua a leggere →


20
dic 09

L’uomo nero del miglior Rubini

Sergio Rubini (L'uomo nero)Torniamo al cinema dopo tanto, troppo tempo. C’è per noi un pretesto, il tempo. E c’è un film in cartellone che riteniamo sia il migliore da vedere tra quelli proposti. Ché quando si parla di cinema italiano, i nomi di Sergio Castellitto o Gabriele Salvatores o Sergio Rubini, appunto, rappresentano una buona ragione per far strappare un biglietto. Così è per L’uomo nero. Si racconta la storia di una piccola Italia del sud alla fine degli anni sessanta. Delle sue complicazioni, delle contraddizioni, delle caste d’allora. L’espediente del padre morente e del conseguente lungo, lunghissimo flashback è ormai banale a fin troppo assimilato. Nonostante questo Rubini sviluppa una storia interessante che al di là delle due ore di pellicola riesce a non stancare. Si segue con attenzione l’equilibrio/squilibrio di un figlio che si scontra col padre ferroviere ossessionato dalla pittura e da Paul Cézanne (Rubini), con la madre insegnante che subisce e ama (Valeria Golino), con il giovane zio così diverso dalle altre figure maschili di casa (Riccardo Scamarcio, incredibilmente bravo). Tra la visione di morti e immagini oniriche, il film è costruito e condotto con puntalità e attenzione. Nei luoghi, nei volti, nelle battute, negli ambieni, nella recitazione. Insomma, è un bel ritratto quello che fa Rubini. Peccato che la conclusione, in film di questo genere, è sempre la stessa: le nuove generazioni lasciano il sud per il nord. E quando tornano è solo per scavare nei ricordi. Poi, inevitabilmente, ripartono. Sempre. [Voto: 7] Continua a leggere →


17
ago 09

“Italians”, una commedia di Giovanni Veronesi (2009, Italia)

Italians (Riccardo Scamarcio e Sergio Castellitto)

Al di là di qualche ammiccamento, in “Italians” non c’è niente che faccia pensare a un’evoluzione della commedia all’italiana. L’era di Mario Monicelli, Ettore Scola e Dino Risi non trova degni eredi nel nostro tempo. Nonostante la buona prova alla regia di Giovanni Veronesi e nonostante i grandi nomi inseriti nel cast (Carlo Verdone e Sergio Castellitto su tutti), questo film proprio non convince. Continua a leggere →