Arieccoci con il film di rapina che ripropone lo stereotipo del cattivo mai troppo cattivo. Il rapinatore dal passato burrascoso e dai buoni sentimenti è lo stesso regista, Ben Affleck, che per l’interpretazione offerta in The Town non merita certo il premio di miglior protagonista. D’accordo, si impegna nella regia. Ma per partorire cosa? Un film come altri fatto di sparatorie, indagini e marginalità di una Boston che nonostante tutto sembra goda ancora di buona salute. Si vuole emozionare con l’accelerazione di ritmo trascurando però tutti i risvolti della pianificazione dei piani. (Lo so, annoio, ma che nostalgia per quella Rapina a mano armata di Kubrick). Qua si fa leva sul sentimentalismo e non s’aggiungono elementi d’innovazione. Insomma, si tratta solo di una discreta prova di regia. Ma anche scavando non si trova proprio nulla di più. Pensavate di andare al cinema per vederlo? Consiglio di passare oltre. [Voto: 5,5]
The Town (2010) di Ben Affleck
Dylan Dog e il trailer fantasma
Russia, che t’ho fatto per meritare questo? E’ la domanda che si pone Kevin Munroe, regista di Dylan Dog: Dead of Night, dopo la diffusione improria sul web di un video grezzo destinato solo al mercato della distribuzione. Perché rivolgersi ai russi, dunque? Be’, semplice: il buco sta proprio lì. In Russia. Ed è una storia che sembra ripetersi.
Munroe ricorda come nel 2007, poco prima del lancio di TMNT, duecento frame ad alta risoluzione furono pubblicati proprio su un sito russo e in ordine cronologico straordinariamente corretto. “E’ stato orribile” scrive il regista sulla sua pagina Facebook. E quando qualche sera fa si è visto recapitare un messaggio con su scritto “Hey – cool DD trailer!”, per sua stessa ammissione gli è corso un brivido lungo la schiena. Va a controllare e scopre che è vero, un trailer non ufficiale è stato rilasciato. Proprio da un sito russo. “In una vita passata devo aver offeso qualche russo” commenta con ironia e rassegnazione. Ma quel che fa irritare irrimediabilmente Munroe non è solo il fatto che sia stato diffuso un video utilizzato come promo per gli acquirenti internazionali. Ciò che lo fa arrabbiare davvero è che si tratta di un vido incompiuto: nella colorazione, nell’audio, negli effetti speciali. “Uno dei grandi mostri appare in video come un grande Puffo satanico”. Munroe scrive questo non per difendere il video, ma per chiedere scusa. “E’ solo che, be’, fa schifo. E non rappresenta il nostro film”. Se in questo video si è puntato tutto sulle scazzottate e i bang-bang è perché l’idea del film doveva essere allettante per i compratori stranieri che amano il cinema americano d’azione. “Ma Dylan Dog non è quel tipo di film. Così, quando si cerca di venderlo come tale, sembra… a buon mercato. Comunque i produttori stanno facendo tutto il possibile per assicurarsi che il mondo veda presto un trailer ufficiale del film, nel rispetto di quello che il film dovrebbe essere”.
Una lunga premessa, questa, per cominciare a spiegare le ragioni per cui ho rimosso il video incriminato dal post “Dylan Dog peggio di Twilight”. Non molte ore fa ho infatti ricevuto una e-mail da Francesco Maurella, che insieme ai produttori Dan Forcey e Trevor Kress cura il web italiano del film e amministra la pagina dedicata a Dead of Night. Nel primo messaggio mi scrive che il video del film “non è autorizzato a essere reso visibile. Si tratta di un video preliminare, composto da filmati grossolani e utilizzati come prova, destinato al solo mercato di distribuzione… Non si è sicuri di come sia finito on-line, ma non dovrebbe esserci. Condividerlo è un reato perché viola i copyright della Hyde Park Films e Platinum Studios”. Per queste ragioni mi chiedono l’eliminazione immediata. E infatti eccovi accontantati. Anche se, ammettiamolo, ci saranno pure tutte quelle differenze dalla versione definitiva che Munroe si è affannato a spiegare, ma non mi pare che le l’anteprima del Giffoni Film Festival racconti un altro film. Si potranno correggere i colori e gli effetti, ma le scazzottate restano. Forse nel video-scandalo saranno state condensate le scene d’azione presenti nel film che piacciono tanto a russi e americani. Forse. Ma la verità è che tutto questo non può che alimentare una pubblicità gratuita ed efficace. Quindi, al di là di tutto, non lamentatevi troppo. Anche chi ha espresso perplessità e disgusto dopo la visione di queste immagini, sappiate che andrà ugualmente al cinema. Perché così son fati i fan, i curiosi e non solo loro. Leggi >>>
Dylan Dog peggio di Twilight
Edit, 24 agosto 2010: in questo post si parla di un trailer che è stato rimosso dopo un invito motivato da parte della casa di produzione. Qui spiego le ragioni di questa scelta.
Più si scoprono le carte e peggio è. Del resto c’era da aspettarselo. I presupposti non erano certo confortanti: poco convincenti i frammenti video, più che discutibili le scelte della produzione e degli sceneggiatori, destabilizzanti le pesanti e obbligate rinunce (al maggiolone bianco, a Groucho, a Bloch e perfino a Londra). Ovviamente sto parlando ancora una volta del film ispirato a Dylan Dog, ovvero Dead of Night. Poche ore fa è stato diffuso il promo trailer ufficiale. Due minuti e mezzo di video in cui si capisce come di Dylan Dog sia rimasto ben poco. Magari agli americani che poco conoscono di questo bel personaggio Bonelli il film potrà anche piacere. Magari, chissà, ne faranno pure un sequel. Ma se prima nutrivo seri e ragionevoli dubbi, le perplessità di oggi si fanno ancora più consistenti e motivate. A prima vista questo promo fa pensare a una serie come Twilight. Ma se proprio devo scegliere un film sugli ammazza-vampiri, be’, preferisco Dal tramonto all’alba di Tarantino. O, perché no?, i vari Blade. Per un giudizio definitivo sarà comunque necessario attendere l’uscita del film nelle sale. Anche se il pubblico di Dylan, quello vero, in parte si è già espresso. Quindi vi rilancio alcuni dei commenti che sono stati scritti dagli utenti di YouTube in coda al primo servizio televisivo dedicato a Dead of Night. Leggi >>>
L’uomo che verrà, ricordando Marzabotto
E’ un film toccante, quello di Giorgio Diritti. Che lascia perdere la ruffianeria cinematografica e trascura lo sfarzo delle scenografie proprie delle fiction. Qui ci si cala in un contesto contadino. Vero, autentico, nudo. C’è tutta l’essenza della vita di campagna, là su Monte Sole. L’uomo che verrà racconta con oggettività una verità storica crudele e insensata come ogni guerra. Attraverso le vicende della piccola Martina e della sua famiglia fatta di coltivatori e gente semplice, Diritti testimonia sobriamente la strage di Marzabotto nella quale morirono circa 700 persone, tra cui donne e bambini, sul finire della seconda guerra mondiale. Si riflette anche sul ruolo e il comportamento della resistenza partigiana, senza mai lasciarsi andare a scariche emotive di immagini esplicitamente barbare. Leggi >>>
Gli amori folli di Alain Resnais. Mortalmente noioso
Folle non è l’amore, ma il pubblico pagante. Quindi quello che ha visto il film al cinema o quello che, come me, ha noleggiato il dvd per la sua collocazione nella sezione ‘cinema d’autore’. Più che folli, fessi. Immagino che molti siano cascati nel tranello, forse ingannati dalle presenze di André Dussollier, Sabine Azéma e Emmanuelle Devos. Chissà, forse immaginavamo la consueta poesia del cinema francese e la telescopica emozione di certe immagini della filmografia di Alain Resnais. Ma qui si esagera davvero. E non so in preda a quale strana euforia Luis Martinez ha recensito su El Mundo Gli amori folli (il cui titolo originale, Les Herbes folles, è molto più azzeccato visti i ripetuti di alcune sequenze) definendolo come “una delizia, con la virtù dell’intelligenza, giusti dialoghi, una regia perfetta. Resnais un maestro”. Probabilmente quella sera ha sbagliato sala. Leggi >>>











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