Ecco qua le mie ultime due visioni. La delusioni del Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli, che per la prima volta tradisce le mie aspettative ben riposte nelle produzioni Fandango, è stata ampiamente compensata dal perfezionista Clint Eastwood.
Changeling (Usa, 2008, di Clint Eastwood). In una Los Angeles all’avanguardia di fine anni Venti, una madre perde suo figlio e si ritrova con un bambino non suo. La trama è ben sintetizzata nel termine ‘Changeling’, che significa appunto ‘figlio scambiato’. Clint Eastwood è ancora una volta maniacale nella ricostruzione degli spazi, perfezionista nella cura dell’immagine, enorme nella realizzazione delle scene d’epoca all’aperto. Basta fermarsi sull’incrocio dei due tram o sulla lunga sequenza finale di una Los Angeles in movimento su cui scorrono i titoli di coda. Non mancano quantità enormi di auto d’epoca (una passione sottolineata anche da Gran Torino) e abiti curati nei minimi dettagli. Il tutto in due ore e mezzo di film che scorrono veloci. I drammi che racconta Clint Eastwood sono sempre veri e infondono quel po’ di asciutta tristezza. Non manca poi la critica sociale e politica. Sotto accusa stavolta c’è un’altra casta, quella della polizia d’allora. Interpretazioni impeccabili (l’anoressia di Angelina Jolie drammatizza ancor di più la scena della doccia nell’ospedale psichiatrico), Changeling è stilisticamente uno dei miglior film di Eastwood, che non sbaglia un colpo. [Voto: 8,5] Continua a leggere →
Tutti i post con tag: Sergio Rubini
5
gen 10
Cosmonauta? No, Changeling
20
dic 09
L’uomo nero del miglior Rubini
Torniamo al cinema dopo tanto, troppo tempo. C’è per noi un pretesto, il tempo. E c’è un film in cartellone che riteniamo sia il migliore da vedere tra quelli proposti. Ché quando si parla di cinema italiano, i nomi di Sergio Castellitto o Gabriele Salvatores o Sergio Rubini, appunto, rappresentano una buona ragione per far strappare un biglietto. Così è per L’uomo nero. Si racconta la storia di una piccola Italia del sud alla fine degli anni sessanta. Delle sue complicazioni, delle contraddizioni, delle caste d’allora. L’espediente del padre morente e del conseguente lungo, lunghissimo flashback è ormai banale a fin troppo assimilato. Nonostante questo Rubini sviluppa una storia interessante che al di là delle due ore di pellicola riesce a non stancare. Si segue con attenzione l’equilibrio/squilibrio di un figlio che si scontra col padre ferroviere ossessionato dalla pittura e da Paul Cézanne (Rubini), con la madre insegnante che subisce e ama (Valeria Golino), con il giovane zio così diverso dalle altre figure maschili di casa (Riccardo Scamarcio, incredibilmente bravo). Tra la visione di morti e immagini oniriche, il film è costruito e condotto con puntalità e attenzione. Nei luoghi, nei volti, nelle battute, negli ambieni, nella recitazione. Insomma, è un bel ritratto quello che fa Rubini. Peccato che la conclusione, in film di questo genere, è sempre la stessa: le nuove generazioni lasciano il sud per il nord. E quando tornano è solo per scavare nei ricordi. Poi, inevitabilmente, ripartono. Sempre. [Voto: 7] Continua a leggere →
7
dic 09
No problem, c’è Panariello
Nei contenuti speciali, Vincenzo Salemme è definito il Totò moderno. Anche se la considerazione si basa su motivazioni che possono apparire condivisibili, il parallelo è decisamente fuori luogo. Salemme è sì un personaggio capace di costruire storie quotidiane e caratterizzare personaggi lontani da modelli stereotipati. Ma continua ad assomigliare a se stesso e si ripete senza innovare. E nella costruzione della sceneggiatura appare fin troppo lasco. Almeno è quel che accade in ‘No problem’, film del 2008 che fa leva su un bel cast maschile. Sergio Rubini e soprattutto Giorgio Panariello -straordinario e inaspettato- fanno la differenza. E’ per loro che al di là giochini divertenti sull’uso delle parole si decide di proseguire la visione, arrivando fino alla fine di una pellicola che stanca già dopo quaranta minuti. Qua c’è davvero troppo Salemme. Lui, che desidera muovere una critica nei confronti delle fiction, non si accorge che in realtà, pur mettendo in scena certe dinamiche ciniche e vuote, si adatta al sistema e sfrutta quei meccanismi riportando al cinema e in homevideo un backstage ormai visto più volte. Forse è quello che il pubblico televisivo e di sala vuole. Ma io, Salemme, lo preferisco a teatro. [Voto: 4,5] Continua a leggere →

