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	<title>Stunf.it&#187; Pupo</title>
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	<description>un blog di Gianluca Testa</description>
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		<title>Mills e Morgan assolti. L&#8217;udienza è tolta</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 10:17:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Quale Italia ci piace di più? Quella delle liti televisive che si compiono puntuali lontano dalla par condicio o quella delle baruffe sulla giustizia? Esistono anche alternative migliori. Ma, ahinoi, sono escluse dal mainstream. Il rapporto fra corrotto e currottore che ha animato il caso Mills -la Corte di cassazione ha dichiarato prescritta la condanna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/02/Monoscopio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-805" title="Monoscopio" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/02/Monoscopio.jpg" alt="" width="580" /></a></p>
<p>Quale Italia ci piace di più? Quella delle liti televisive che si compiono puntuali lontano dalla par condicio o quella delle baruffe sulla giustizia? Esistono anche alternative migliori. Ma, ahinoi, sono escluse dal <em>mainstream</em>. Il rapporto fra corrotto e currottore che ha animato il caso <strong>Mills</strong> -la Corte di cassazione ha dichiarato prescritta la condanna per corruzione in atti giudiziari per soli quatto mesi di &#8216;scarto&#8217;- un paio di giorni fa si è sovrapposto alla celebrazione di un <strong>Anno Zero</strong> sottotono dove si parlava di vip e cocaina. Il valzer Berlusconi-Mills segue il tempo ternario di <strong>Morgan</strong>, che esluso da Sanremo continua a parlar di crack in una sovraesposizione televisva che non ha limiti. Sul caso Mills il <em>quarto potere</em> italiano s&#8217;è spaccato in due. Sul caso Morgan, beh, è capitato più o meno lo stesso. Al di là delle posizioni contrapposte, entrambi sono considerati assolti. Assolti e integrati nell&#8217;insostenibilità della comunicazione (e della massa), oggi unico dio e unico tribunale penale e morale. <span id="more-804"></span>Venerdì sera, poi, la tivvù pone il sigillo: rientro dopo aver approvato un bilancio da mille euro di una piccola associazione; si è parlato di sensibilizzazione, informazione, promozione della cultura della donazione. Accendo lo schermo pensando di recuperare forze e trovare sonno steso sul divano Ikea. Vedo il trio <strong>Pupo-Filiberto-Canonici</strong> che <em>ri</em>canta l&#8217;amore per l&#8217;Italia di fronte a una piccola platea sventolante, bandierine tricolore alla mano. Fortunatamente poco più in là ci sono <strong>Elio e le storie tese.</strong></p>
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		<title>Sanremo 2010. Il pagellone.</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/02/malikaayane.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-777" style="margin: 2px 5px;" title="malikaayane" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/02/malikaayane-213x250.jpg" alt="" width="149" height="175" /></a>Siamo d&#8217;accordo. Esistono cose molto più serie nel Paese. Ma il festival di Sanremo è qualcosa a cui difficilmente rinunciamo. Detrattori e spettatori appassionati, pubblici desiderosi di commenti di costume e critici musicali. Massaie e professionisti, operai e liberi pensatori. Sono tutti lì, in quella settimana. Tutti attenti a questa <em>kermesse</em> (oddio che obbrobrio di definizione&#8230;) ancora in grado di attrarre nonostante tutto. E così ho scritto qualcosa per il quotidiano <strong>LoSchermo</strong>. E la cosa mi ha divertito. Ora ripropongo il testo e i voti assegnati ai finalisti. Cui aggiungo, per il blog, anche i giudizi dei concorrenti eliminati prima della finale. Ho iniziato scrivendo <em>&#8220;Basta così, grazie&#8221;</em>. Basta col televoto. E basta con la  &#8220;<em>sovranità popolare</em>&#8221; che ha facoltà di voto. La democrazia, che è cosa seria, si eserciti altrove. Non a Sanremo, non durante il festival della canzone nazionalpopolare. Perché il concorso dell&#8217;Ariston diventa la succursale d&#8217;élite di <em>Amici</em>. E <strong>Antonella Clerici</strong> fa la &#8216;Cenerentola&#8217; della <strong>De Filippi</strong> con la sola  differenza del vestito buono. Come riconoscere i due format? A <em>Sanremo</em> si  indossa lo smoking, ad <em>Amici</em> una tuta bianca o blu. Vince <strong>Valerio Scanu</strong> con una canzone  che pare scritta da <strong>Emanuele Filiberto</strong>, su cui si abbattono piogge di fischi ampiamente meritati. Persino l&#8217;orchestra protesta stracciando gli spartiti. (Il tutto per evitare di stralciarsi l&#8217;abito o, peggio, prendere a ciaffoni il trio). E pensare che nelle prime serate, con la giuria demoscopica, erano stati eliminati <em>davvero</em> i peggiori. Poi i <em>peggiori</em> sono arrivati in finale grazie al televoto, che ribalta l&#8217;aspettativa e cancella ogni merito. D&#8217;ora in avanti facciamo in modo che a inviare gli sms siano le <strong>groupies</strong> di <em>Amici</em>. O, alla peggio, quelle di dubbio gusto del <em>Grande Fratello</em>. Detto questo,presento la mia personale classifica. Un <em>&#8216;pagellone&#8217;</em> dall&#8217;ordine inverso: dal migliore al peggiore. Non cambierà nulla, d&#8217;accordo. Ma almeno potremo dimenticarci, anche solo per un attimo, l&#8217;effetto nausante del televoto. E trascuriamo la conduzione della Clerici (che &#8211; a volte<em> &#8216;trota&#8217; </em>a volte <em>&#8216;funambola&#8217;</em> &#8211; merita comunque una  sufficienza per aver fatto di <em>Sanremo</em> un festival e non una caciaronata). <span id="more-769"></span><br />
<strong><br />
Malika Ayane</strong> &#8211; Le assegnano il premio della critica<em> &#8216;Mia Martini&#8217;</em> ma avrebbe dovuto vincere Sanremo. E&#8217; la vera nuova rivelazione. Lei, coi suoi strani movimenti, è una ragazza delicata che usa la voce come uno strumento. Compiendo piroette vocali, riesce nel miracolo. E&#8217; gradevole, leggera, affascinante. L&#8217;augurio? Che ricominci da qui.<strong> Voto: 10</strong></p>
<p><strong>Simone  Cristicchi</strong> &#8211; Ecco, se Malika doveva vincere Sanremo, Cristicchi avrebbe dovuto vincere il premio della critica. Non sarà un gran cantante, ma ha proposto una canzone intelligente. Capace anche di fissarsi nella mente con un ritornello coraggioso. Voleva cantare come Biagio Antonacci? Forse oggi Antonacci vorrebbe essere come Simone Cristicchi. Dimostra sensibilità a ricordare sul palco <a href="http://www.stunf.it/2009/11/04/alda-merini-la-poesia/" target="_self">Alda Merini</a>.<strong> Voto: 8,5</strong></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="352" height="218" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/u85vUaUpkRU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="352" height="218" src="http://www.youtube.com/v/u85vUaUpkRU&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Noemi </strong>- Un&#8217;altra reduce da <em>X-Factor</em> che merita d&#8217;essere all&#8217;Ariston. Parte sottotono nella prima serata. La seconda volta sembra invece un leone dalla crineria rossa. Si ascolta così un&#8217;altra canzone. Quella voce rugginosa e graffiante meriterebbe di più. Perché nuova, originale, non imitiabile. E poi Noemi è ancora una ragazza &#8216;fresca&#8217;. Doveva finire fra i primi tre.<strong> Voto: 8</strong></p>
<p><strong>Povia</strong> &#8211; E&#8217; molto astuto, il ragazzo. E anche bravo. Presenta i testi più &#8216;impegnati&#8217; a Sanremo. Fa discutere, fa parlare di sé. &#8220;La verità&#8221; merità d&#8217;essere ascoltata. E condivisa, anche. Scrive una bella canzone e si fregia della migliore regia del festival. Le sue performance sono decisamente scenografiche. Povia, continua a crescere così. Ma occhio a non tirare troppo la corda. Si potrebbe spezzare.<strong> Voto: 6,5</strong></p>
<p><strong>Arisa -</strong> Si rifà il look. Il trio di coriste, così come la grafica dolcemiele, fanno di questo pezzo la vera canzonetta di Sanremo. Positiva, quasi ingenua, ricca di melassa. Canticchiabile. <em>&#8220;Malamorenò&#8221;</em> è proprio quel motivetto che sentiremo in radio, che canteremo inconsapevoli in fila all&#8217;ufficio postale salvo poi vergognarci orribilmente. Arisa ha quindi ottenuto ciò che cercava.<strong> Voto: 6</strong></p>
<p><strong>Irene  Grandi -</strong> E&#8217; sempre simile a se stessa. E&#8217; forse per questo che piace, ma mai abbastanza. Premiamo la coerenza. E quel po&#8217; di forza che continua a mantenere. Un po&#8217; rock, un po&#8217; pop. Forse l&#8217;Ariston non è proprio il suo palco<strong>. Voto: 5</strong></p>
<p><strong>Nino D&#8217;angelo e Maria Nazionale</strong> &#8211; Più che napoletano, il ritmo è arabeggiante. E ricorda qualcosa di già sentito. Soprattutto il ritornello. Alla fine il duo è meno peggio di tanti altri colleghi concorrenti. E la simpatia suscitata da Nino D&#8217;Angelo, frutto dei tempi in cui vestiva con jeans e maglietta, è appannata dall&#8217;onda d&#8217;urto di Gigi D&#8217;Alessio. Uno che ti fa odiare la canzone partenopea. <strong>Voto: 5 </strong></p>
<p><strong>Marco Mangoni</strong> &#8211; Ad X-Factor, grazie anche a Morgan, aveva dimostrato d&#8217;essere un talento. Riesce a fare della sua voce un po&#8217; quello che vuole. Ma a Sanremo no. Più che cantare, strilla. A volte è anche fastidioso. Arriva in finale nonostante tutto, ma la popolarità del collega di talent Scanu gli soffia via un titolo che pensava d&#8217;avere in tasca. Si accontenta del due di picche.<strong><br />
Voto: 4,5</strong></p>
<p><strong>Fabrizio Moro</strong> &#8211; Insieme a Povia è quello che gode delle migliori attenzioni da parte della regia. Nonostante questo e nonostante l&#8217;approccio reggae, dopo la canzone dai contenuti sociali dello scorso anno e il tributo a Borsellino, ora si fatica a trovare il senso di &#8220;Non è una canzone&#8221;. Fa due passi indietro. E ci lascia con un terribile dubbio: chi è Valeria? <strong>Voto: 4,5</strong></p>
<p><strong>Sonohra</strong> &#8211; I due fratelli sono scenografici, ma alle ragazzine televotanti piacciono meno degli idoli dei talent. Hanno ancora le labbra macchiate di latte e nonostante questo cantano una canzone talmente moderna che potrebbe picere anche ai loro nonni. Fanno bene a duettare con babbo Facchinetti. Ehi, baby, questa è una canzone da Pooh. <strong>Voto: 4</strong></p>
<p><strong>Enrico Ruggeri. </strong>Efficace e interessante il ritmo del basso. Bell&#8217;attacco. Per il resto è il solito Ruggeri. Chissà perché tutto ricoda Mistero. Un ritornello che non arriva mai. Visto che si è dato alla tivvù, forse Enrico farebbe meglio a restare immerso nel grande tubo catodico. A proposito delle fate: Ruggieri si sarà ispirato a Campanellino? <strong>Voto: 3,5</strong></p>
<p><strong>Irene Fornaciari e i Nomadi</strong> &#8211; Alla piccola<em> &#8216;zuccherina&#8217;</em>, a Sanremo, hanno sbattuto la porta in faccia più e più volte. Ma lei riesce ad entrare dall&#8217;ingresso principale dell&#8217;Ariston grazie al lasciapassare <em>&#8216;Nomadi&#8217;</em>. Perché &#8216;Il mondo piange&#8217;? Prova a riguardati in tv.  Forse troverai la risposta. <strong>Voto: 3,5</strong></p>
<p><strong>Toto Cutugno</strong> &#8211; Premessa: la sua italianità è migliore (e preferibile) a quella di Emanuele Filiberto. Detto questo, ancora Toto Cutugno. Uno che vive solo un giorno l&#8217;anno. A Sanremo, quando lo prendono. E&#8217; l&#8217;ora di voltar pagina. (E poi sembra non sappia più cantare. Mah&#8230;). <strong>Voto: 3</strong></p>
<p><strong>Valerio Scanu</strong> &#8211; <em>&#8220;Posso dire che  vince a sorpresa?&#8221;</em>. Sì, Clerici, puoi dirlo. E potevi aggiungere anche un<em> &#8220;vergognosamente&#8221;</em>. Scanu canta come tanti. E il testo della sua canzone, per  originalità e passione, è di poco superiore a<em> &#8220;Italia amore mio&#8221;</em> di Filiberto.  Forse, la prossima volta, sarebbe bene pensarci due volte prima di accogliere un  altro reduce di Amici.<strong> Voto: 2</strong></p>
<p><strong>Pupo, Emanuele Filiberto, Luca Canonici</strong> &#8211; Inguardabili. Ma soprattutto inascoltabili. Forse il trio si era preparato per lo Zecchino d&#8217;Oro, ritrovandosi suo malgrado all&#8217;Ariston. Il testo è una<em> &#8216;poesia&#8217; </em>scritta da Filiberto. Chissà che belle lettere d&#8217;amore è stato capace di scrivere alla moglie Clotilde. La presenza di Marcello Lippi? Impietosa. Forse avrebbe fatto meglio a duettare<em> &#8216;Cor Principe&#8217;</em> vero: Francesco Totti.<strong> Voto: 0</strong></p>
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