Simpson e l’arte. Gehry? Si pente. Ora c’è Assange

Les Demoiselles d'Avignon e i Simpson

Da Bosch a Dalì passando per Picasso, Hopper e Van Gogh. Sì sa, nei Simpson non mancano mai citazioni colte. E quelle legate all’arte sono state raccolte da Megan Ann Wilson per Complex Magazine nell’articolo “The complete history of art references in The Simpsons”. Fra le opere compare anche Les Demoiselles d’Avignon di Pablo Picasso, ben conservato al MoMA di New York. Piccola digressione: a differenza dei nostri musei, quelli newyorkesi non hanno vetri né barriere o allarmi sonori. Ogni dipinto può essere osservato (e fotografato) anche da distanze molto ravvicinate che permettono di scattare macro dettagliate capaci di mettere in evidenza lo spessore della materia. Una dimostrazione? Eccomi qua, in ginocchio, a osservare e immortalare un frammento delle ‘donzelle’.

Eccomi al Moma, di fronte alle Demoiselles d'Avignon

Comunque parlavamo dei Simpson. Ecco, alla lunga non tutti sono felici di essere apparsi in una delle serie più popolari e lonegeve -aggiungerei, nonostante l’inflazione dell’aggettivo, anche geniali- al mondo. Come scrive Artribune, l’architetto Frank Gehry, secondo quanto riportato da Archinect.com, ha dichiarato il suo pentimento per essere apparso in mezzo agli omini gialli.

“No, no, no, no. That was just a fun, fun thing. But it has, it has haunted me. People do, who’ve seen ‘The Simpson’s’ believe it”. (Frank Gehry, New York Observer)

Julian Assange nei Simpson

Ora tocca a Julian Assange, creatore di WikiLeaks. Apparirà nella punta numero cinquecento, che nel palinsesto americano è in programma per il 19 febbraio. La voce sarebbe stata registrata in una località inglese semi-segreta direttamente da Assange, nel luglio scorso. Questo è ciò che dice il produttore esecutivo dei Simpson, Al Jean: “I Simpson si danno pertanto alla macchia e come nuovo vicino, al posto di Flanders, si ritrovano Assange che li invita in casa sua a guardare un film, un matrimonio afgano che viene bombardato”. Julian Assange è anche il titolo della graphic novel scritta da Dario Morgante e illustrata da Gianluca Costantini edita da BeccoGiallo.

Julian Assange secondo BeccoGiallo

V for Vendetta, dalla mano di David Lloyd

V per Vendetta, disegno di David Lloyd (Lucca, 2011)

Frank Miller sembra se la sia presa coi manifestanti di New York. Una storia che ci fa ricordare la posizione presa da Alan Moore di fronte alle rivolte londinesi di pochi mesi fa. Lo stesso Moore che ha scritto quell’opera straordinaria che è V for Vendetta. A disegnarla è David Lloyd. Un gran bevitore che ama il vino italiano, una persona generosa, un uomo dalla memoria di ferro e dalla mano stabile e vorticosa. Ho assistito alla sua prima e forse unica visita alla mostra dedicata a V allestita a Lucca Comics & Games 2011. Ho assistito al suo scambio cortese di battute (e disegni) con Laura Scarpa. Abbiamo condiviso l’incontro programmato con la stampa e un’intervista video raccolta di fronte all’originale a colori della copertina di V. Questo è il disegno che ha fatto con una banalissima penna a sfera (seppur pressurizzata) sulla mia Molaskine.

Questa è Shadowland

Non è propriamente uno spettacolo di danza. E neppure una spettacolo teatrale. Non è solo recitazione, né solo movimento, né solo fisicità espressiva. Questa è Shadowland, il Paese delle ombre. Un luogo immaginario e a tratti inquietante che richiama la Wonderland di Alice. Ma al posto della ragazzina bionda di Carrol c’è una giovane donna che desidera fuggire dalla premura dei genitori. Gente semplice, che a un’adolescente sta stretta come scarpe più piccole di un paio di misure. Così fugge nella notte per ritrovarsi in un sogno -fatto di ombre, appunto- da cui non riesce più a uscire. Il merito della compagnia Pilobolus Dance Theatre, nata nel 1971 dalla creatività di certi studenti del Darmouth College e ora Institute a pieno titolo tra Washington e l’esplosiva New York, è di aver creato uno spettacolo innovativo e stravolgente che passa attraverso la valorizzazione dell’immagine. Coi giochi d’ombre, questi giovani dai corpi potenti e scolpiti danno forma a prospettive inimmaginabili. Tra citazioni cinematografiche e schemi narrativi quasi fumettistici, i Pilobolus costruiscono una narrazione fluida che sazia lo sguardo e la mente. Poi, tra ironia e sarcasmo, c’è spazio anche per scene intimiste e vagamente sadomaso. Leggi >>>

Lucca Animation 2010. Anzi, 2011.

Salta Lucca Animation 2010. Ormai la notizia è ufficiale. Ma non arriva inaspettata. Perché quelli che, come me, si sono appassionati al festival di animazione nei sui primi due anni di vita, in questi ultimi mesi hanno investito un po’ della loro attenzione nel seguire news e segnalazioni. A partire dalle informazioni pubblicate sul sito ufficiale. Che prima ha reso note le date della manifestazione, salvo poi cancellare tutto. Il festival avrebbe dovuto svolgersi dal 17 al 21 marzo 2010. Così era scritto. Sono convinto – e di questo ne abbiamo parlato anche con il direttore artistico Giovanni Russo – che le anticipazioni (forse premature, visto l’esito) sono state dettate dal desiderio di poter organizzare ‘davvero’ il festival. Al di là degli impedimenti, delle difficoltà economiche, delle risposte di un pubblico che – nei numeri, ma non nella ‘qualità’ – non si avvicina per niente al festival ‘cugino’ organizzato in novembre. Del resto non era questo l’obiettivo. Almeno non ora, non in questi primi anni. L’ho scritto giusto un anno fa e lo ribadisco: “non è (e non sarà) un problema di numeri. Né di presenze, né di incassi”. Perché la promozione della cultura, anche quella che appare di nicchia, passa attraverso investimenti e decisione coraggiose. Stavolta, però, sembra che i numeri abbiano avuto il loro peso. Un peso capace di schiacciare ‘solo’ Lucca Animation. D’accordo, il festival diventerà pure biennale e avrà anche la sua bella vetrinetta durante il Comics & Games. (Che però, almeno in queste due ultime edizioni, non sembra abbia valorizzato abbastanza il suo figlio minore). Leggi >>>

Hopper schiacciato da chiocciole fucsia

Milano. Giorni di fine anno in attesa del duemiladieci. Fa freddo, e nonostante il Natale appena trascorso i negozi del centro sono pieni di gente che si carica di pacchi nuovi. C’è perfino un tram sponsorizzato dalla Coca-Cola con cui il Comune augura ‘buone feste’. E’ sui tram che scorre la vita di Milano. Veloce, proprio come in qualunque altra città. E multietnica. Si assiste involontariamente a conversazioni telefoniche come quella del ragazzo che parla alla madre del suo licenziamento e delle 30 euro di quell’ultima giornata di lavoro che son buone per le sigarette e la bottiglie di capodanno. Oppure ci sono i tre bambini, sicuramente fratelli, che parlano fra loro in milanese ma in arabo con la madre. Sono splendidi disturbatori. Davanti a loro c’è l’anziana cittadina in pelliccia e dall’ampio cappello che li rimprovera severa e parla dei nipoti. Leggi >>>

Versami un Ben Kingsley. Doppio.

Ben Kingsley e Josh Peck in Fa' la cosa giustaIn questo primo ponte dicembrino, per noi non c’è alcun viaggio all’estero. Un po’ di sana quotidianità familiare e di calore che in periodi intensi mancano terribilmente. Quindi ci si concede la visione di qualche film accantonato, che ci si era promessi di vedere prima o poi. E quel prima è diventato inesorabilmente un poi. Così, in poche ore, ci siamo fatti un doppio Ben Kingsley: Fa’ la cosa sbagliata e Lezioni d’amore. Leggi >>>