Tobino e Monicelli negli spazi della follia

Due viareggini, due quasi coetanei, due grandi personaggi del secolo scorso. Due uomini di nome Mario. Il primo, Tobino, è medico e scrittore. Il secondo, Monicelli, è un regista. E l’ultimo suo film, Le rose del deserto, è stato tratto liberamente proprio da un libro di Mario Tobino, Il deserto della Libia. Il primo è nato nel 1910, il secondo nel 1915. Entrambi sono cresciuti a Viareggio. E quando tre anni fa Le rose del deserto è stato proiettato al cinema Moderno di Lucca, Mario Monicelli ha colto l’occasione per andare a visitare i luoghi dell’amico Mario Tobino, proprio nel giorno del suo compleanno. Era il gennaio del 2007. E Monicelli visitò l’ex manicomio di Maggiano.

Mario Monicelli a Maggiano (17.gen.2007) - ph. Franco Bellato

Mario Monicelli a Maggiano (17.gen.2007) - ph. Franco Bellato

“Di Tobino sono conterraneo e quasi coetaneo”, disse Monicelli. “Lo conoscevo e lo incontravo a Viareggio, dove ci scambiavamo saluti e considerazioni. Conoscevo lui e la sua letteratura. [...] Lucca è una città che amo moltissimo. Credo sia la più bella città d’Italia. Ha una bellezza scenografica e architettonica, sia per quello che riguarda l’interno della città che per la corona delle mura. Un gioiello unico in Italia. E’ una città di straordinaria bellezza ma poco conosciuta. Esiste, ma in pochi l’hanno vista. Ma questo può anche essere una fortuna”.

Mario Monicelli a Maggiano (17.gen.2007) - ph. Franco Bellato

Così, grazie alla Fondazione Mario Tobino, possiamo apprezzare di nuovo alcune immagini testimoni di quegli attimi. Fotografie scattate da Franco Bellato che documentano una visita malinconica negli spazi della follia.

Santo Bettino Craxi da Hammamet

Domani è il 19 gennaio 2010. Esattamente dieci anni fa moriva Bettino Craxi. Ora giornali, tivù, politici e vari media si sforzano di ricordarlo. Tutti ne parlano, me compreso. Leggo, ascolto e vedo commenti e lusinghe. Frasi formali e istituzionali privi di passione e buon senso ma infarcite di insana convenienza. Come Bettino Craxi ce n’erano allora e ce ne sono oggi. Quindi, be’, che i commenti bipartisan (lasciamo stare Di Pietro e i populisti di genere) siano risparmiati almeno in questa occasione. Craxi non è un martire né un santo. E la classe politica che lo omaggia ad Hammamet, nel cuore, ha paura. Paura di fare la stessa fine. In questo, ahimè, c’è molta complicità. Infine ci sono governi locali (vedi la Milano di Letizia Moratti) che litigano su questioni di vitale importanza: intitolargli una strada, una piazza o una vita. A Lucca, nella mia città, è stato già fatto. Senza tanti clamori. A Craxi hanno aggiunto, fra le altre, strade intitolate a Gabriele D’Annunzio, Thomas Alva Edison, Carlo Lodovico Ragghianti, Falcone e Borsellino, Ugo La Malfa, Mario Tobino, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, Beppe Fenoglio, Don Lorenzo Milani e altri santi. E poi Gandhi. E Giordano Bruno. Insomma, domani è il 19 gennaio 2010. E io vado a sciare. Pensando ad Hammamet. E a Paolo Rossi, che ricordo per la prima volta con questa canzone in un live di circa quindici anni fa alla Versiliana. Da ascoltare.

Paolo RossiAd Hammamet – Hammamet e altre storie (1994)