Sei snob come me?

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Sei snob se continui a sostenere che non c’è libertà d’espressione. In verità, in Italia, si può dire e fare di tutto. O quasi tutto. Forse il problema sta proprio lì. Semmai dovremmo ancora lamentarci del nauseante conflitto d’interessi trascinato – e irrisolto – ab illo tempore. L’accentramento di poteri e proprietà in poche mani crea inevitabilmente un’oligarchia mediatica. E qualcuno ha pure provato a mettere il bavaglio alla rete. Nonostante tutto questo ci sono spazi di grande fruizione (leggi ‘spazi televisivi’) in cui anche il buonista Fazio e l’ancor-puro Saviano fanno il loro show. Nonostante tutto questo, sul web, si può ancora scrivere ciò che si vuole e con ogni linguaggio.
Sei snob se pensi che “Vieni via con me” sia bello a prescindere. La trasmissione funziona più e meglio di qualunque altro programma di genere. Forse supera in efficacia anche spazi di approfondimento e d’inchiesta. Ma il format, alla lunga, stanca. La terza puntata è stata infatti più debole delle due precedenti. Quindi, se dovessero accordate l’aumento del numero delle puntate, immagino sarebbe difficile tenere lo stesso ritmo sul lungo periodo. E’ bene che il format arrivi alla sua gloriosa conclusione. Altrimenti il duo corre il rischio di fare la fine di Marcello Lippi al mondiale in Sudafrica.
Sei snob se guardi “Vieni via con me” perché sei di sinistra. Per una volta fai funzionare la tua testa e riscopri il gusto per il bello dando anche libero sfogo a quel sano senso critico che permette finalmente di crescere. Poi, com’è che ha detto Corrado Guzzanti leggendo la sua lista? “Il Pd è il primo partito in Italia a usare le primarie, il primo partito al mondo che le perde”.

Sei snob se sei di destra e pensi che “Vieni via con me” sia una trasmissione “mistificatoria” e da boicottare. Il buon senso prima di tutto, cari miei. Ma qui del buon senso pare non resti neppure una debole ombra. O si è a favore o si è contro. Tutto è bianco o tutto è nero. Almeno a parole, almeno in pubblico. Anche perché di decisioni (e manovre) che smentiscono i buoni propositi, su quelle poltrone ne sono state prese fin troppe.
Sei snob se non guardi “Vieni via con me” perché il web è meglio dei giornali che sono meglio della radio che è meglio della televisione. La comunicazione di massa passa sempre e comunque di lì. La tv è e resta il più efficace amplificatore d’informazione e d’intrattenimento. E ora che la tv si guarda anche sul web sono stati colonizzati pure gli ultimi comunicatori, quelli nati nell’era dei social network.
Sei snob se ora traduci tutto in “lista”, proprio come in questo post. Ricordiamo la lista di Schindler, ascoltiamo quelle di “Vieni via con me”… ma per favore, nel nostro privato salviamo solo quella della spesa.

Sanremo 2010. Il pagellone.

Siamo d’accordo. Esistono cose molto più serie nel Paese. Ma il festival di Sanremo è qualcosa a cui difficilmente rinunciamo. Detrattori e spettatori appassionati, pubblici desiderosi di commenti di costume e critici musicali. Massaie e professionisti, operai e liberi pensatori. Sono tutti lì, in quella settimana. Tutti attenti a questa kermesse (oddio che obbrobrio di definizione…) ancora in grado di attrarre nonostante tutto. E così ho scritto qualcosa per il quotidiano LoSchermo. E la cosa mi ha divertito. Ora ripropongo il testo e i voti assegnati ai finalisti. Cui aggiungo, per il blog, anche i giudizi dei concorrenti eliminati prima della finale. Ho iniziato scrivendo “Basta così, grazie”. Basta col televoto. E basta con la “sovranità popolare” che ha facoltà di voto. La democrazia, che è cosa seria, si eserciti altrove. Non a Sanremo, non durante il festival della canzone nazionalpopolare. Perché il concorso dell’Ariston diventa la succursale d’élite di Amici. E Antonella Clerici fa la ‘Cenerentola’ della De Filippi con la sola differenza del vestito buono. Come riconoscere i due format? A Sanremo si indossa lo smoking, ad Amici una tuta bianca o blu. Vince Valerio Scanu con una canzone che pare scritta da Emanuele Filiberto, su cui si abbattono piogge di fischi ampiamente meritati. Persino l’orchestra protesta stracciando gli spartiti. (Il tutto per evitare di stralciarsi l’abito o, peggio, prendere a ciaffoni il trio). E pensare che nelle prime serate, con la giuria demoscopica, erano stati eliminati davvero i peggiori. Poi i peggiori sono arrivati in finale grazie al televoto, che ribalta l’aspettativa e cancella ogni merito. D’ora in avanti facciamo in modo che a inviare gli sms siano le groupies di Amici. O, alla peggio, quelle di dubbio gusto del Grande Fratello. Detto questo,presento la mia personale classifica. Un ‘pagellone’ dall’ordine inverso: dal migliore al peggiore. Non cambierà nulla, d’accordo. Ma almeno potremo dimenticarci, anche solo per un attimo, l’effetto nausante del televoto. E trascuriamo la conduzione della Clerici (che – a volte ‘trota’ a volte ‘funambola’ – merita comunque una sufficienza per aver fatto di Sanremo un festival e non una caciaronata). Leggi >>>