Non è propriamente uno spettacolo di danza. E neppure una spettacolo teatrale. Non è solo recitazione, né solo movimento, né solo fisicità espressiva. Questa è Shadowland, il Paese delle ombre. Un luogo immaginario e a tratti inquietante che richiama la Wonderland di Alice. Ma al posto della ragazzina bionda di Carrol c’è una giovane donna che desidera fuggire dalla premura dei genitori. Gente semplice, che a un’adolescente sta stretta come scarpe più piccole di un paio di misure. Così fugge nella notte per ritrovarsi in un sogno -fatto di ombre, appunto- da cui non riesce più a uscire. Il merito della compagnia Pilobolus Dance Theatre, nata nel 1971 dalla creatività di certi studenti del Darmouth College e ora Institute a pieno titolo tra Washington e l’esplosiva New York, è di aver creato uno spettacolo innovativo e stravolgente che passa attraverso la valorizzazione dell’immagine. Coi giochi d’ombre, questi giovani dai corpi potenti e scolpiti danno forma a prospettive inimmaginabili. Tra citazioni cinematografiche e schemi narrativi quasi fumettistici, i Pilobolus costruiscono una narrazione fluida che sazia lo sguardo e la mente. Poi, tra ironia e sarcasmo, c’è spazio anche per scene intimiste e vagamente sadomaso. Leggi >>>
12 ore e 20 minuti
Ecco come abbiamo trascorso un giorno in Umbria. Passando prima da Perugia, poi da Spello, Assisi e Castiglione del Lago. La regione delle ‘signorie’ scopre il suo intimo contrasto fra l’andamento a onda del territorio e la sua dimensione umana contemporanea, fin troppo ristretta nonostante tutto. Il mare è troppo lontano, e le sue aperture e i larghi spazi visivi non si fanno sentire. A Perugia incontriamo amici. E insime raggiungiamo Spello. Al paesino è associato il nome di Arturo Paoli. Ma per chi non lo sa, be’, lui è nato e vive a Lucca. Nelle vicinanze sembra abiti Francesco De Gregori. Se vale il ragionamento fatto per Paoli, credo che sarà difficile incontrarlo. Leggi >>>







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