Questa è Shadowland

Non è propriamente uno spettacolo di danza. E neppure una spettacolo teatrale. Non è solo recitazione, né solo movimento, né solo fisicità espressiva. Questa è Shadowland, il Paese delle ombre. Un luogo immaginario e a tratti inquietante che richiama la Wonderland di Alice. Ma al posto della ragazzina bionda di Carrol c’è una giovane donna che desidera fuggire dalla premura dei genitori. Gente semplice, che a un’adolescente sta stretta come scarpe più piccole di un paio di misure. Così fugge nella notte per ritrovarsi in un sogno -fatto di ombre, appunto- da cui non riesce più a uscire. Il merito della compagnia Pilobolus Dance Theatre, nata nel 1971 dalla creatività di certi studenti del Darmouth College e ora Institute a pieno titolo tra Washington e l’esplosiva New York, è di aver creato uno spettacolo innovativo e stravolgente che passa attraverso la valorizzazione dell’immagine. Coi giochi d’ombre, questi giovani dai corpi potenti e scolpiti danno forma a prospettive inimmaginabili. Tra citazioni cinematografiche e schemi narrativi quasi fumettistici, i Pilobolus costruiscono una narrazione fluida che sazia lo sguardo e la mente. Poi, tra ironia e sarcasmo, c’è spazio anche per scene intimiste e vagamente sadomaso. Leggi >>>

Alice in Wonderland delude più di Tim Burton

Sì, perché più delle scelte stilistiche di Tim Burton, mi sconcerta l’inconsistenza della nuova storia di Alice. E’ cresciuta, ha diciannove anni ed è la sposa promessa di un rossiccio lord un po’ suonato da cui traspare un velo di frigidità. Per sfuggire al rosso benestante, Alice segue il Bianconiglio e si ritrova di nuovo nel Paese delle meraviglie. La ragazza, bionda e con gli occhi cerchiati di viola, a volte sembra la Dorothy Gale del Mago di Oz, altre volte Giovanna D’Arco o, peggio ancora, Harry Potter. Il sogno, stavolta privo dell’assurda logica di Lewis Carroll, si frantuma con la fine (annunciata) dell’avventura a Wonderland. Alice decide così di investire creatività e immaginazione negli affari. Preferisce il commercio alle ‘meraviglie’ e antepone la Cina al Cappellaio Matto. Tim Burton ci mette del suo. Non sarà il solito Burton, d’accordo. Ma fa di questo film decisamente noioso un prodotto commerciale con un po’ d’estetica. Il boom d’incassi e la conseguente Alice-mania, che è impazzata ovunque, non può che dar ragione alla Disney. Ma da Burton mi sarei aspettao molto di più. Se del film ho parlato in modo più approfondito su Exibart, segnalo che, oltre ai costosissimi gioielli con il muso dello Stregatto arricchito da pietre (preziose?), il film di Burton ha alimentato anche il mercato dell’hard riportando alla luce una pellicola del 1976, ora restaurata e presentata ufficialmente all’ultimo Porn Film Festival di Berlino. Leggi >>>

12 ore e 20 minuti

Ecco come abbiamo trascorso un giorno in Umbria. Passando prima da Perugia, poi da Spello, Assisi e Castiglione del Lago. La regione delle ‘signorie’ scopre il suo intimo contrasto fra l’andamento a onda del territorio e la sua dimensione umana contemporanea, fin troppo ristretta nonostante tutto. Il mare è troppo lontano, e le sue aperture e i larghi spazi visivi non si fanno sentire. A Perugia incontriamo amici. E insime raggiungiamo Spello. Al paesino è associato il nome di Arturo Paoli. Ma per chi non lo sa, be’, lui è nato e vive a Lucca. Nelle vicinanze sembra abiti Francesco De Gregori. Se vale il ragionamento fatto per Paoli, credo che sarà difficile incontrarlo. Leggi >>>