V for Vendetta, dalla mano di David Lloyd

V per Vendetta, disegno di David Lloyd (Lucca, 2011)

Frank Miller sembra se la sia presa coi manifestanti di New York. Una storia che ci fa ricordare la posizione presa da Alan Moore di fronte alle rivolte londinesi di pochi mesi fa. Lo stesso Moore che ha scritto quell’opera straordinaria che è V for Vendetta. A disegnarla è David Lloyd. Un gran bevitore che ama il vino italiano, una persona generosa, un uomo dalla memoria di ferro e dalla mano stabile e vorticosa. Ho assistito alla sua prima e forse unica visita alla mostra dedicata a V allestita a Lucca Comics & Games 2011. Ho assistito al suo scambio cortese di battute (e disegni) con Laura Scarpa. Abbiamo condiviso l’incontro programmato con la stampa e un’intervista video raccolta di fronte all’originale a colori della copertina di V. Questo è il disegno che ha fatto con una banalissima penna a sfera (seppur pressurizzata) sulla mia Molaskine.

Ricordando Sergio Bonelli

Sergio Bonelli - Lucca, 2004

Il rischio, ora, è la speculazione. Tutti si affanno a raccontare il primo o l’ultimo episodio. Tutti a dire com’era bravo. Vabbè, lo ammetto. Anch’io sono scivolato sulla tentazione di rilanciare. E ora ne porto le macchie. Però, almeno stavolta, il richiamo è stato forte. Non perché c’era da rafforzare il coro. No, non è per questo. L’unico motivo è che stavolta l’uomo che se n’è andato è davvero un uomo speciale. Mi dispiace che i media -tutti i media- ora dedichino legittimamente pagine piene di ricordi e commenti. Cioè, non è che mi dispiaccia perché si parla di Sergio Bonelli. Mi dispiace perché forse, al di là di chi non c’è più, bisognerebbe dedicare più spazio al fumetto e alla comunicazione per immagini. Più spesso, non solo quando c’è da scrivere un necrologio. E su questo credo che Sergio sarebbe d’accordo con me. Detto questo, riassumo alcune parole spese in queste ore per Mr Bonelli, tralasciando i commenti -piovuti a migliaia- del sito sergiobonelli.eu.

Marco Archetti (scrittore): “È morto Sergio Bonelli, l’inventore della mia infanzia”.

Jovanotti (cantautore): “Un genio, un benefattore dell’umanità, un maestro di fantasia, un grande italiano”.

Gabriele Donati (giornalista): “Gesù, quando pregavamo di prenderti l’editore 70enne che racconta storie assurde noi si intendeva Silvio”.

Ferruccio De Bortoli (giornalista): “Un cercatore di talenti, un innovatore, un gentiluomo”.

Laura Scarpa (autore): “E Sergio Bonelli di tutti questi messaggi su internet… sbufferebbe e aspetterebbe che arrivassero su carta”.

Matteo Stefanelli (critico): “Ho conosciuto Sergione Bonelli a 19 anni. Pareva una leggenda ben strana: si scherniva un sacco. Sempre, fino a esagerare. Era più forte di lui”.

Giuliano Pisapia (sindaco di Milano): “Ci lascia l’eredità della sua arte. I suoi personaggi sono entrati nella storia emozionandoci con le loro avventure che ci hanno fatto sognare e che ricorderemo sempre”.

Guido Podestà (presidente Provincia di Milano): “Con Bonelli scompare una figura unica del panorama fumettistico”.

Angelo Nencetti (direttore Muso del fumetto di Lucca): “Prima di tutto, per me, è un caro amico. E poi un grande editore internazionale del fumetto, che ho sempre ammirato”.

Renato Genovese (direttore Lucca Comics & Games): “Un editore serio e corretto, che aveva il massimo rispetto per i suoi collaboratori, dando la giusta dignità ai disegnatori e agli sceneggiatori che rappresentavano un patrocinio artistico inestimabile per la sua casa editrice, ma anche per il nostro Paese”.

Alfredo Castelli, fumettista d’invenzione

Alfredo Castelli (foto di Gianfranco Goria)

Quando si comincia a parlare con Alfredo Castelli non si sa mai come (e quando) andrà a finire. Ricordo un’intervista video raccolta a Lucca durante il salone dei comics, un po’ di anni fa. Al termine dello showcase chiedemmo la sua disponibilità. Ovviamente fu concessa senza batter ciglio. Il problema era l’impegno che di lì a breve lo aspettava allo stand della Coniglio. Castelli era per loro introvabile e c’era una sessione di firme ad attenderlo. Questo mandò su tutte le furie Laura Scarpa, che si guardava attorno per capire dove fosse andato a cacciarsi.
Stavolta il contesto è diverso. Con Castelli ci sentiamo per telefono in una giornata d’agosto che ricorda l’inverno. Diluvia a Lucca. Ma piove anche a Milano. “C’è un tempo di merda” attacca Alfredo. “Difficile vederlo così brutto anche a Milano. Ho passato dieci minuti a chiudere le finestre. Ne chiudevo una, si apriva l’altra… Ed è strano, perché a Milano non c’è mai vento”. Ha creato il detective dell’impossibile Martin Mystère e altri personaggi che hanno segnato la storia recente (fra cui L’Omino Bufo e Gli Aristocratici). Ma il vero motivo di questa chiaccherata è quel lavoro titanico che ha portato alla pubblicazione di Fumettisti d’invenzione!, edito proprio dalla Coniglio. L’intervista, uscita in due puntata su Exibart (uno e due), è qui raccolta integralmente. Mi è sembrato interessante riproporla perché Castelli non si è limitato a parlare del suo nuovo libro. Da studioso e ricorcatore qual è si lasciato andare a considerazioni sul fumetto, sugli artisti PR, sulla critica, sull’arte alta. Ben lontani dal politically correct…

Fumettisti d'invenzione!

(Prima parte)

Fumettisti d’invenzione. Spiegaci di cosa si tratta.
L’idea è quella riassunta nel sottotitolo. L’autore di fumetti nella fiction: al cinema, in televisione, nella narrativa, nella letteratura disegnata, alla radio e in altri media. Si tratta cioè di raccontare come l’immaginario degli autori vede il fumettista. E in genere l’immagine differisce dalla realtà.

In effetti questo è un fatto curioso…
Sì, perché il fumetto non è un mezzo artistico così strano e straordinario. Ognuno, se vuole, in pochi minuti può contattare un autore di fumetti per telefono e chiedergli della sua professione. Insomma, non è un mondo irraggiungibile e lontano. Invece vediamo delle opere di fiction in cui l’autore di fumetto sembra faccia un mestiere particolarissimo come lo studioso delle pietre di Marte.

Tutto questo cosa ti fa pensare?
Che il fumetto sia ancora considerato al margine della cultura.

Del resto il fumettista non è una star. E per strada, eccetto rare eccezioni, è davvero difficile riconoscerli.
Diciamo pure che nessuno è riconoscibile. Chiaramente, seppur di rado, anche a me capita di essere fermato da qualche lettore. Ma questo tipo di riconoscibilità appartiene al mondo televisivo. Non si tratta di un dramma. Il problema, semmai, è che la cultura media e alta non si è mai occupata di fumetto.

Quali sono i motivi che ti hanno portato a scrivere questo libro?
Mi interessava raccontare come è visto il fumettista. Le conclusioni, poi, le tira il lettore. Io ho fornito anche qualche indicazione statistica.

Com’è possibile che la visione del fumettista ne esca così distorta?
Perché non c’è mai stato un vero interesse verso il fumetto. Quindi non si conosce la professione. Per fare un film occorre documentarsi. Ma tutto è sempre farcito da alcuni luoghi comuni che uniscono genio e sregolatezza. E infatti l’immagine offerta del fumettista è simile a quella dello scrittore. Con la differenza che lo scrittore si mette davanti al computer o alla macchina da scrivere perché non ha altri strumenti. Il fumettaro invece fa altre cose. Ma nella fiction non c’è il minimo interesse a scoprire di cosa si tratta.

Esiste qualcuno che è andato vicino alla figura reale del fumettista?
Forse gli americani, che dipingono il fumettaro come un pipparolo che si autocita moltissimo. Poi sconfinano attribuendogli certe patologie. Lo vedono come un sociopatico. A volte, per ragioni narrative, anche un sociopatico-killer. Leggi >>>

Treviso Comic Book Festival 2010

Il tema al centro del festival trevisiano di fumetti è il viaggio. Ovviamente raccontato per immagini. E il messaggio è chiaro fin dal manifesto disegnato da Thomas Campi. Non è un caso, quindi, che al Treviso Comic Book Festival 2010, fra gli altri, ci sia anche Laura Scarpa, che su Animals pubblica sketchbook di viaggi e visioni raccolte dagli autori sulle proprie moleskine. Un bel vedere.
In questo contesto, domenica 26 settembre è in programma l’assegnazione dei premi “Carlo Boscarato 2010″. Per la seconda volta consecutiva appaio fra i giurati. E per me è vero piacere. Senza svelare in anticipo le mie preferenze, approfitto quindi dell’occasione per segnalare tutte le nomination per ciascuna categoria. Leggi >>>

Tra le ‘nuove bande’ c’è anche Canemucco

“Nuova decade appena iniziata. E per fortuna, in qualche dove, c’è aria nuova. In barba alle crisi, c’è chi ha voglia di sperimentare. E in edicola, da qualche mese, è apparso ANIMAls. Una ventata di freschezza culturale. Ma c’è anche chi tradisce le gabbie formali, osando nuovi linguaggi. È Giuda…”. Questo l’incipit dell’articolo di cui ho parlato qualche post fa. Un’uscita pubblicata sull’ultimo Eixbart onpaper e che ora è rilanciato nella rubrica settimanale dell’edizione on-line di in fumo. A disposizione per chi se l’era perso. Nell’articolo Gianluca Costantini parla di Giuda. E Laura Scarpa di ANIMAls e dei prodotti Coniglio. Editore che, ancora una volta in controtendenza rispetto al mercato, continua a puntare sulle riviste da edicola. “Non dobbiamo pensare alla rivista come qualcosa di eterno”, mi ha detto Laura di recente. E forse sarà anche per questo che la casa editrice continua a puntare in alto. Mentre ANIMAls sta conquistando sempre più spazio (e credito) per quel suo taglio rasversale capace di coniugare arte e fumetto, letteratura e nuove tendenze, chissà cosa conterrà Canemucco. Già dal titolo e dall’anteprima di copertina si capisce che c’è lo zampino di Màkkox. Canemucca è il suo blog. E anche il suo sito. E ora Canemucco non sarà solo la sua rivista, ma senz’altro è qualcosa che si avvicina molto. The PaperShow -questo il sottotitolo- avrà inizio il maggio prossimo. Si annunciano 100 pagine a colori, di cui una sessantina saranno tutte dedicata a una storia completa di ‘Mak’. Per il resto, spazio ad amici (“che senza amici non ci si diverte”, scrive Màkkox) con fumetti, vignette, racconti, rubriche. E che la campagna abbonamenti abbia inizio.

Tutto questo per arrivare a Giuda

E’ il momento di aggiornare le ultime uscite sulla rubrica ‘in fumo’ di Exibart. A partire da Hanchi Pinchi e Panchi della coppia Maicol e Mirco, con un articolo firmato da Davide Calì. “Che Hanchi Pinchi e Panchi siano tre sorelline particolari”, scrive, “lo si capisce sin dalle prime pagine, quando escono di casa per andare a giocare con gli uccellini morti. Questa storia originale e umoristica è il frutto del lavoro di due Super Amici…”. Sempre per quel che riguarda l’on-line, poi, la pubblicazione più recente rigaurda i film di animazione. Dalla scorsa settimana, in vendita e a noleggio, è disponibile UP. Ed è curioso scoprire come negli ultimi anni, secondo le classifiche Univideo, i film della Pixar (pardon, Disney-Pixar; gli otre 74 milioni di dollari spesi dalla factory per acquistare gli studios valgono almeno una citazione) detengono il record di vendite. Tutti, ma proprio tutti, hanno il primato in classifica: da Nemo a Cars, da Gli Incredibili a Wall-e. Ma nell’articolo ricordo come l’animazione non sia solo quella di cassetta -seppur eccellente- prodotta dalla Pixar (o dalla Dreamworks, che segue a ruota). Leggi >>>

Perché non premiare ANIMAls?

Gipi - ANIMAls 5 - scan

Ho un po’ di arretrati ancora da leggere. ANIMAls? Sono a metà del quarto numero. E confermo quanto di buono ho detto finora su questa rivista, a parer mio la vera rivelazione editoriale di quest’anno. Quindi mi stupisco di come ancora nessuno abbia ‘pensato’ di premiarla. (Sempre che i premi contino ancora qualcosa). Le occasioni certo non sono mancate. Che quattro numeri siano troppo pochi per farsi un’idea? Macché. Se qualcosa vale, be’, si riconosce subito.
Rain - ANIMAls 5Insomma, stamani ho trovato in edicola il numero cinque, già annunciato con preziose anteprime. Sfogliandolo mi accorgo di come il prodotto migliori col trascorrere dei mesi. Scopro con felicità Rain -che stravolge un po’ il mio preconcetto artistico nei confronti dei manga, anche se cinesi- e di nuovo Grègory Panaccione. A seguire tutti gli altri. (Di grande impatto visivo le quattro tavole di Gipi in ‘mare aperto’). Alla fine si scopre che la prossima uscita (n. 6) conterrà anche un’intervista ad Art Spiegelman. Però.
Ora ricordo le parole di Laura Scarpa in un’intervista raccolta da Exibart: “È stato Scòzzari, benché sia presente un po’ più a latere nella rivista, a proporre il titolo. Per lui la rivista è ancora un po’ troppo ‘signorina’, troppo educata, avrebbe voluto qualcosa di più ribelle”. Ebbene, sarebbe stato improduttivo riproporre versioni edulcorate de Il Male o Frigidaire. ANIMAls è figlia del suo tempo. Ed è forse quello di cui oggi abbiamo bisogno: un po’ di sana cultura, non troppo elitaria e neanche radical-chic. Perché chi ha qualcosa da dire sa farlo con eleganza. Del resto il ruolo massimo dell’arte è di educare al bello.