Dopo la visione di Inception, in questi ultimi mesi ho pensato di riscoprire Christopher Nolan. Un regista che nonostante l’età vanta già una bella filmografia. Il che fa pensare a sicuri margini di crescita.
Inception (2010). Qualcuno, scrivendo di questo film, ha giustamente scomodato Escher. La storia è un rompicapo di riflessi e metanarrazioni. Le città che ri ripiegano su se stesse e le invenzioni cinematografiche collegate al pensiero -conscio o inconscio che sia- rendono questo cubo di Rubik estremamente affascinante. Una bella brezza per un cinema che sembra a corto di idee. Peccato per le troppo sparatorie nel finale. Un’influenza tutta americana che, pensando a un pubblico che chiama l’azione, spesso sciupa miseramente ottimi prodotti come questo. [Voto: 7]
Il cavaliere oscuro (2008). E’ il secondo Batman firmato da Nolan, che nel luglio 2012 lancerà nelle sale un terzo capitolo (Il cavaliere oscuro – Il ritorno). Il confronto col Joker di Tim Burton -interpretato da Jack Nicholson- è inevitabile. Nonostante siano passati quasi vent’anni, Nolan e Heath Ledger devono comunque fare i conti con una pesante eredità. Risultato? L’estetica e la psiche del nuovo Joker, così carica di ferocia, soddisfa al di là di ogni aspettativa. Ma tutto il resto non convince: troppi i temi tirati in ballo, nessuno dei quali è sviluppato a dovere. [Voto: 6,5]
The prestige (2006). Sei anni dopo Memento, Nolan propone un film che ricorda la costruzione a puzzle. Sembra che il tempo trascorso sia servito al regista. Il film, nonostante la lunga durata, non annoia mai. Affascina il tema (quello della magia e dell’illusionismo), mette in tensione la suspance, inchioda alla poltrona l’accavallarsi di colpi di scena che culminano con un finale inaspettato che far nascere la voglia di riguardarsi la pellicola per ri-scoprirne le sfumature. [Voto: 8]
Batman Begins (2005). Nolan si trova meglio col noir. E questo film lo conferma. E’ suo il Batman più dark, così poco adatto ai bambini e ricco di bei ‘giocattoli’ e scenografie notturne inedite e ben curate. Forse la genesi psicologica del personaggio è infarcita da troppe declinazioni e fastidiosi risvolti new age. Tutto questo non influisce comunque sul risultato finale. [Voto: 7]
Memento (2000). Il film vale legittimamente una nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale. L’idea iniziale è geniale. La costruzione narrativa lo è altrettanto. Un film raccontato al contrario con incastri seriali che tengono alta l’attenzione dello spettatore. Non si fa un uso esasperato del flashback. Anzi. Peccato che l’interpretazione degli attori (meglio del protagonista Guy Pearce sono Carrie Anne Moss e Joe Pantoliano) e una chiusura fin troppo emotivamente dilutia non sono pari alle premesse. [Voto: 6]







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