Lo smoking nero indossato per rispetto verso il pubblico pagante merita altrettanto riguardo. Ma è proprio dal pubblico pagante – e un po’ cafone – che arriva quel che non t’aspetti: l’abbandono prima del tempo delle seggioline nel teatro all’aperto di Torre del Lago. Cose che capitano solo allo stadio pochi minuti prima del fischio finale. La gente si alza e se ne va per evitare code all’uscita. Stavolta, in quella sera del nove agosto 2010, non c’è un campo da gioco, ma un palco. E sopra quel palco c’è Paolo Conte coi suoi musicisti. Un ensemble ben assortito di polistrumentisti che insieme creano davvero l’effetto dell’orchestra. E che meraviglia quel vibrafono, soprattutto su brani ritmati come Max.
Insomma, sul palco son tutti lì coi loro smoking. Eleganti, raffinati, armonicamente maestosi. Conte, come sempre in abito scuro, si concede il lusso della t-shirt e non spende parole inutili. Canta, suona battendo sui tasti bianchi e neri che ben conosce. Emoziona attribuendo nuovi significati a canzoni più o meno datate del suo repertorio. Come è già accaduto in un recente passato ripropone la versione soft di Bartali senza risparmiare l’accelerazione che piace tanto alla gente. Quella stessa gente nella quale si mescolava, quasi nascondendosi per timidezza o imbarazzo, il suo vero pubblico. Leggi >>>









Ultimo commento