Tutti i post con tag: Frigidaire


14
giu 10

Dialogo con Vincenzo Sparagna da Meddle Tv

http://www.vimeo.com/11868131

Mentre si anima la discussione sul possibile ritorno de Il Male e sul metodo di coinvolgere i giovani autori (per capire quello di cui sto parlando basta partire dal sito di Flaviano Armentaro, che risponde a Massimo Caviglia; ma anche Gipi dice la sua insieme a molti altri) rilancio un dialogo video con Vincenzo Sparagna realizzato per Meddle Tv da Marco Vitale (riprese e montaggio) e Luca Modica (intervista e aiuto montaggio). Anche perché l’unico dato certo, ad oggi, è il felice ritorno in edicola di Frigidaire.


9
giu 10

Frigidaire è tornato!

Frigidaire n. 225

Copertina di Ugo Delucchi, che firma il suo editoriale illustrato a sostegno di quello scritto da Vincenzo Sparagna, per questo nuovo numero di Frigidaire. Nuovo perché torna in edicola in forma autonoma dopo anni. Ma la continuità col lavoro svolto finora è evidente già dalla prima pagina e dalla numerazione progressiva della rivista. Quello acquistabile a giugno a soli tre euri è infatti il numero 225 di Frigidaire. Una rivista che il tempo non ha fatto appassire, che si porta i suoi trent’anni come fossero niente, che è rimasta fedele a se stessa riuscendo a tenere il passo con l’attualità e l’evoluzione sociale senza cadere nella trappola nostalgica del confronto con la storia. Articoli serissimi si alternano a una satira tagliante che non si vedeva da tempo. E non sono queste le solite lodi di chi, per il nome che porta, acquisisce il diritto di intoccabile.

Vincenzo Sparagna (direttore di Frigidaire) e Maila Navarra (disegnatrice e grafica) ph. Roberto Simoni

Vincenzo Sparagna (direttore di Frigidaire) e Maila Navarra (disegnatrice e grafica) ph. Roberto Simoni

Sono piuttosto complimenti sinceri per un lavoro ben fatto. Se poi Frigidaire è stato uno spazio di crescita per un collettivo ormai entrato a far parte della mitologia autoriale italiana, beh, onore al merito. E ciò che il gran capitano Sparagna oggi cerca di fare, è proprio di costruire le condizioni perché Frigolandia (e quindi Frigidaire) sia ancora un luogo libero di aggregazione, di pensiero e di nuove produzioni artistiche. Precursori della comunicazione anni fa, lungimiranti condottieri della nuova espressività contaminata in questi anni ’10. Chissà se in questo contesto ci sarà terreno fertile anche per il nuovo Male. O, meglio, per quello che potrebbe essere un erede dei giorni nostri. Di tutto questo ho parlato amabilmente con Sparagna un paio di giorni fa. E la nostra chiaccherata è stata pubblicata stamani su Exibart.


5
ott 09

Perché non premiare ANIMAls?

Gipi - ANIMAls 5 - scan

Ho un po’ di arretrati ancora da leggere. ANIMAls? Sono a metà del quarto numero. E confermo quanto di buono ho detto finora su questa rivista, a parer mio la vera rivelazione editoriale di quest’anno. Quindi mi stupisco di come ancora nessuno abbia ‘pensato’ di premiarla. (Sempre che i premi contino ancora qualcosa). Le occasioni certo non sono mancate. Che quattro numeri siano troppo pochi per farsi un’idea? Macché. Se qualcosa vale, be’, si riconosce subito.
Rain - ANIMAls 5Insomma, stamani ho trovato in edicola il numero cinque, già annunciato con preziose anteprime. Sfogliandolo mi accorgo di come il prodotto migliori col trascorrere dei mesi. Scopro con felicità Rain -che stravolge un po’ il mio preconcetto artistico nei confronti dei manga, anche se cinesi- e di nuovo Grègory Panaccione. A seguire tutti gli altri. (Di grande impatto visivo le quattro tavole di Gipi in ‘mare aperto’). Alla fine si scopre che la prossima uscita (n. 6) conterrà anche un’intervista ad Art Spiegelman. Però.
Ora ricordo le parole di Laura Scarpa in un’intervista raccolta da Exibart: “È stato Scòzzari, benché sia presente un po’ più a latere nella rivista, a proporre il titolo. Per lui la rivista è ancora un po’ troppo ‘signorina’, troppo educata, avrebbe voluto qualcosa di più ribelle”. Ebbene, sarebbe stato improduttivo riproporre versioni edulcorate de Il Male o Frigidaire. ANIMAls è figlia del suo tempo. Ed è forse quello di cui oggi abbiamo bisogno: un po’ di sana cultura, non troppo elitaria e neanche radical-chic. Perché chi ha qualcosa da dire sa farlo con eleganza. Del resto il ruolo massimo dell’arte è di educare al bello.