“Ha detto che farà un nuovo film.”
“Esatto.”
“La sceneggiatura è già stata scritta?”
“Sì.”
“Quale sarà il titolo?”
“Georg Friedrich Händel.”
“Ah…”
“Come l’ha scritto?”
“Come si pronuncia. Poi lo cercherò su internet.”
“Preferisco dirglielo io: H, A, N, D, E, L. Händel.”
Indossa sandali neri. Una camicia celeste abbottonata fin dove è possibile e una giacca a righe bianche e azzure. Non si toglierà mai i Ray-Ban pieghevoli, neri anche questi. Franco Battiato non avrebbe voluto parlare del suo nuovo film. Ma dopo aver accennato che l’anno prossimo sarà in Germania per le riprese, chiedergli qualcosa di più è una conseguenza naturale. A margine della conferenza stampa di presentazione della sesta edizione del Festival Gaber, nelle nuove sale dell’Hotel Principe di Piemonte a Vireggio, una giornalista di RadioDue vuole saperne di più. E Battiato l’accontenta. Senza scoprirsi troppo pronuncia il nome del musicista Georg Friedrich Händel. Desidera che sia riportato correttamente e fa lo spelling: H, A, N, D, E, L.
“E il cast?” chiede qualcun altro.
“Ci sono già stati contatti con Willem Dafoe e Susan Sarandon.”
“La produzione?”
“Eh, questo è il vero problema: trovare i soldi.”
Avere il volto di Norman ‘Goblin’ Osborn in Spiderman e il Premio Oscar di Dead Man Walking (dove compare anche uno straordiario Sean Penn) significa davvero puntare in alto. Che Battiato tenga molto a questo suo progetto già si sapeva. Non solo perché è un perfezionista, attratto e quasi ossessionato dai dettagli. Ma anche perché, come ha spiegato non molto tempo fa a Repubblica, “sono due anni che lavoro a questo film, ho letto oltre settanta libri, è un lavoro molto approfondito. Cerco, per quanto è possibile, di fare attenzione ai particolari”.
Tutti i post con tag: Film
25
lug 10
Franco Battiato racconta in un film la vita di Georg Friedrich Händel
22
lug 10
Sansone, sulla cresta dell’onda… viareggina
C’è stato un tempo in cui l’estate, per il cinema, era la stagione buia. Nessuna nuova uscita in sala, e alcuni calendari all’aperto proponevano programmi fatti di pellicole in seconda visione. Ora che il mercato è mobile cambiano anche i tempi di lancio. Venerdì 13 agosto 2010, quindi, è il giorno di Sansone. Continua a leggere →
21
lug 10
Gli amori folli di Alain Resnais. Mortalmente noioso
Folle non è l’amore, ma il pubblico pagante. Quindi quello che ha visto il film al cinema o quello che, come me, ha noleggiato il dvd per la sua collocazione nella sezione ‘cinema d’autore’. Più che folli, fessi. Immagino che molti siano cascati nel tranello, forse ingannati dalle presenze di André Dussollier, Sabine Azéma e Emmanuelle Devos. Chissà, forse immaginavamo la consueta poesia del cinema francese e la telescopica emozione di certe immagini della filmografia di Alain Resnais. Ma qui si esagera davvero. E non so in preda a quale strana euforia Luis Martinez ha recensito su El Mundo Gli amori folli (il cui titolo originale, Les Herbes folles, è molto più azzeccato visti i ripetuti di alcune sequenze) definendolo come “una delizia, con la virtù dell’intelligenza, giusti dialoghi, una regia perfetta. Resnais un maestro”. Probabilmente quella sera ha sbagliato sala. Continua a leggere →
14
lug 10
Mine vaganti (inesplose)
Non se ne può più. E non è certo un problema di omofobia. E’ che il limone è stato strizzato fin troppo e ormai non resta che una scorza acidula. Stavolta Ferzan Ozpetek cambia il suo registro quel tanto che basta, e con Mine vaganti punta sulla commedia agrodolce in cui si dovrebbero raccontare le difficili comunicazioni -e conseguenti (in)comprensioni- con la famiglia di origine. Cioè con un padre e una madre che vedono l’omosessualità come una malattia. Qualcosa di cui vergognarsi. Se poi la storia si ambienta in Puglia, ecco che il gioco è fatto. Continua a leggere →
9
lug 10
A Serious Man: l’umorismo ebraico dei Coen supera Woody Allen
Chi legge in A Serious Man l’umorismo ebraico di Woody Allen si sbaglia di grosso. Ethan e Joel Coen vanno oltre, proponendo una visione nuova della vita degli ebrei d’america. Quella che a prima vista appare come un’intelligente ironia non è altro che il racconto di un paradosso di vita. Parzialmente ispirato dalle vicende personali degli adolescenti fratelli Coen -ma non per questo autobiografico- il film, che si allontana dalle loro precedenti produzioni, è stilisticamente perfetto. Una pellicola alla Kubrick, tanto per intenderci. Le ricostruzioni maniacali di quella metà degli anni Sessanta, là in Minnesota, trova nella cura degli esterni, negli arredi e nei costumi, un ordine maniacale e una cura del dettaglio ai limiti dell’ossessione. Aspetti, questi, che da soli rendono il film un’opera da non perdere. Poi c’è il racconto di una storia semplice, quella di Larry Gopnik e della propria famiglia, che raccoglie il buono e il cattivo della vita di ciascuno. Ma non tutti noi, al di là delle sfortune e delle piacevoli sorprese quotidiane, apparteniamo come Gopnik a una comunità ebraica. Lui che è un uomo serio catalizza su di sé tutti i paradossi e gli eccessi che sono conseguenza dell’imprevisto. E che proprio per questo non ti risparmiano. Se oltre a questo ti capita anche di essere un ebreo, ecco che tutto diventa grottesco e surreale. Ma solo all’apparenza. Perché il verosimile di A Serious Man è molto più vero del vero. La scarsa conoscenza dell’ebraismo può forse complicare la prima visione. O, meglio, può non aiutare a comprendere a fondo il significato dei comportamenti e delle battute calate in contesti e rapporti di natura religiosa. Continua a leggere →
8
lug 10
Promettilo! di Emir Kusturica
Dov’è finito Emir Kusturica? Non qui, purtroppo. Passi che sul palco faccia finta di suonare la chitarra elettrica con la No Smoking Orchestra. (Poi, ammettiamolo, di fronte a certi pietosi live, beh, è meglio godere di un buon playback). Ma che ora si metta anche a citare se stesso al cinema è davvero troppo. Promettilo!, questa commedia sentimentale ambientata in Serbia che sfora le due ore, nel complesso è un’opera noiosa. La poetica di Kusturica cullata e osannata nel passato glorioso viene miscelata in un nuovo film che, nonostante gli spunti surreali e inediti, affonda nell’inconsistenza. Ci sono ancora quei bambini intellettualmente svegli che dalla campagna si scontrano a testa alta con la città. Ci sono i malavitosi caricaturati e mai troppo malvagi, compreso l’uomo dai baffi grigi che vuole costruire in Serbia le torri gemelle di Manhattan. Ritornano inoltre i temi del volo e del contrasto fra wedding e funeral. Belle trovate, ma tutte già viste. E non solo nei film di Kusturica (come le ceneri del defunto conservate in uno scarpone d’acciaio e sparse sul tavolo; niente in confronto a Il grande Lebowski). Continua a leggere →
10
giu 10
Videocracy. Basta davvero apparire?
Non è un documentario e neppure una fiction. Non è un film di genere. Allora cos’è Videocracy? Probabilmente un prodotto sopravvalutato che utilizza l’oggetto della sua denuncia per attrarre un pubblico già informato e un po’ voyeur. (La visione dei trailer cinematografici e televisivi mi ha dato la conferma). Un pubblico che è già consapevole dei poteri -e degli strapoteri- del medium televisivo. Un pubblico che, come me, si sarebbe aspettato un’analisi approfondita, un’inchiesta scomoda sulle ombre e sui burattinai della grande comunicazione di massa. Ma in Videocracy non c’è niente di tutto questo. Continua a leggere →
5
gen 10
Cosmonauta? No, Changeling
Ecco qua le mie ultime due visioni. La delusioni del Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli, che per la prima volta tradisce le mie aspettative ben riposte nelle produzioni Fandango, è stata ampiamente compensata dal perfezionista Clint Eastwood.
Changeling (Usa, 2008, di Clint Eastwood). In una Los Angeles all’avanguardia di fine anni Venti, una madre perde suo figlio e si ritrova con un bambino non suo. La trama è ben sintetizzata nel termine ‘Changeling’, che significa appunto ‘figlio scambiato’. Clint Eastwood è ancora una volta maniacale nella ricostruzione degli spazi, perfezionista nella cura dell’immagine, enorme nella realizzazione delle scene d’epoca all’aperto. Basta fermarsi sull’incrocio dei due tram o sulla lunga sequenza finale di una Los Angeles in movimento su cui scorrono i titoli di coda. Non mancano quantità enormi di auto d’epoca (una passione sottolineata anche da Gran Torino) e abiti curati nei minimi dettagli. Il tutto in due ore e mezzo di film che scorrono veloci. I drammi che racconta Clint Eastwood sono sempre veri e infondono quel po’ di asciutta tristezza. Non manca poi la critica sociale e politica. Sotto accusa stavolta c’è un’altra casta, quella della polizia d’allora. Interpretazioni impeccabili (l’anoressia di Angelina Jolie drammatizza ancor di più la scena della doccia nell’ospedale psichiatrico), Changeling è stilisticamente uno dei miglior film di Eastwood, che non sbaglia un colpo. [Voto: 8,5] Continua a leggere →
26
dic 09
Tre film da non vedere
Wristcutters – Una storia d’amore (Usa, 2006, di Goran Dukic). Davvero straordinario, senza uguali. Perché è difficile immaginare un film altrettanto insensato. Il popolo dei morti suicidi è confinato a vivere in un purgatorio etereo ma carnale. Un luogo squallido e grottesco dove le relazioni sono raccontate con superficialità e il profilo di certi personaggi, eccessivi o no che siano, non merita neppure d’essere analizzato. L’unico scopo che sembra appartenere a Wristcutters è quello di portare lo spettatore all’emulazione dei gesti dei protagonisti solleticando un istinto autolesionistico. Leggendo il titolo sugli scaffali delle videoteche, quindi, non lasciatevi ingannare dal palmares e neppure dal nome di Tom Waits (chissà come hanno fatto a convincerlo a far parte del cast). Sono due esche perfette. Un plauso alla produzione indipendente, ma il film è da dimenticare. [Voto: 2,5]
Ricky (Francia-Italia, 2009, di François Ozon). Ci sono belle immagini, una buona fotografica e certi accenni poetici. Nonostante questo il film non decolla. Ma anzi, crolla miseramente di fronte alla rabbia che la madre è capace di suscitare per la sua incapacità ad amare ed essere credibile. Il demerito non è suo, ma di chi ha scritto il suo personaggio. La storia? A un bambino spuntano le ali, va in televisione e vola al supermercato prima di sdegnarsi per la deficienza dei genitori. [Voto: 4]
Hotel Bau (Usa, 2009, di Thor Freudenthal). Ci sono tutti gli ingredienti per fare di una storia una storia per bambini: gli animali, i due orfani, dei pessimi genitori adottivi, un pizzico di azione e il classico lieto fine. Ok, nella sceneggiatura ci sono grossi buchi e passaggi così forzati da apparire eccessivi anche agli occhi dei bambini. Ciò che mi domando è perché si cerca sempre l’intrattenimento ultra-light per i più piccoli. Perché non credere un po’ di più nella loro intelligenza? [Voto: 5]
Seguono i trailer. Continua a leggere →
20
dic 09
L’uomo nero del miglior Rubini
Torniamo al cinema dopo tanto, troppo tempo. C’è per noi un pretesto, il tempo. E c’è un film in cartellone che riteniamo sia il migliore da vedere tra quelli proposti. Ché quando si parla di cinema italiano, i nomi di Sergio Castellitto o Gabriele Salvatores o Sergio Rubini, appunto, rappresentano una buona ragione per far strappare un biglietto. Così è per L’uomo nero. Si racconta la storia di una piccola Italia del sud alla fine degli anni sessanta. Delle sue complicazioni, delle contraddizioni, delle caste d’allora. L’espediente del padre morente e del conseguente lungo, lunghissimo flashback è ormai banale a fin troppo assimilato. Nonostante questo Rubini sviluppa una storia interessante che al di là delle due ore di pellicola riesce a non stancare. Si segue con attenzione l’equilibrio/squilibrio di un figlio che si scontra col padre ferroviere ossessionato dalla pittura e da Paul Cézanne (Rubini), con la madre insegnante che subisce e ama (Valeria Golino), con il giovane zio così diverso dalle altre figure maschili di casa (Riccardo Scamarcio, incredibilmente bravo). Tra la visione di morti e immagini oniriche, il film è costruito e condotto con puntalità e attenzione. Nei luoghi, nei volti, nelle battute, negli ambieni, nella recitazione. Insomma, è un bel ritratto quello che fa Rubini. Peccato che la conclusione, in film di questo genere, è sempre la stessa: le nuove generazioni lasciano il sud per il nord. E quando tornano è solo per scavare nei ricordi. Poi, inevitabilmente, ripartono. Sempre. [Voto: 7] Continua a leggere →
9
dic 09
Versami un Ben Kingsley. Doppio.
In questo primo ponte dicembrino, per noi non c’è alcun viaggio all’estero. Un po’ di sana quotidianità familiare e di calore che in periodi intensi mancano terribilmente. Quindi ci si concede la visione di qualche film accantonato, che ci si era promessi di vedere prima o poi. E quel prima è diventato inesorabilmente un poi. Così, in poche ore, ci siamo fatti un doppio Ben Kingsley: Fa’ la cosa sbagliata e Lezioni d’amore. Continua a leggere →
7
dic 09
No problem, c’è Panariello
Nei contenuti speciali, Vincenzo Salemme è definito il Totò moderno. Anche se la considerazione si basa su motivazioni che possono apparire condivisibili, il parallelo è decisamente fuori luogo. Salemme è sì un personaggio capace di costruire storie quotidiane e caratterizzare personaggi lontani da modelli stereotipati. Ma continua ad assomigliare a se stesso e si ripete senza innovare. E nella costruzione della sceneggiatura appare fin troppo lasco. Almeno è quel che accade in ‘No problem’, film del 2008 che fa leva su un bel cast maschile. Sergio Rubini e soprattutto Giorgio Panariello -straordinario e inaspettato- fanno la differenza. E’ per loro che al di là giochini divertenti sull’uso delle parole si decide di proseguire la visione, arrivando fino alla fine di una pellicola che stanca già dopo quaranta minuti. Qua c’è davvero troppo Salemme. Lui, che desidera muovere una critica nei confronti delle fiction, non si accorge che in realtà, pur mettendo in scena certe dinamiche ciniche e vuote, si adatta al sistema e sfrutta quei meccanismi riportando al cinema e in homevideo un backstage ormai visto più volte. Forse è quello che il pubblico televisivo e di sala vuole. Ma io, Salemme, lo preferisco a teatro. [Voto: 4,5] Continua a leggere →
9
nov 09
Un giorno perfetto. Be’, quasi perfetto
Raramente mi capita che gli effetti emotivi di un film si trascinino nella mente la notte seguente. E’ successo con Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek. Il film, comunque melodrammatico, non è certo sullo stile de Le fate ignoranti o Saturno Contro. Tutt’altro. Una certa analogia si riscontra nella perfezione di certe interpretazioni e nell’emotività che genera conflitti. Stavolta senza soluzione di sorta. Valerio Mastandrea, ma ancora di più Isabella Ferrari, sono quasi perfetti nei rispettivi ruoli di marito e moglie con una separazione difficile alle spalle. Ma non bastano. Lui, capo scorta di un parlamentare che impersonifica la corruzione della politica d’oggi. Lei, precaria, lavora in un call center. Hanno due figli, la cui unica pecca (l’unica? il resto, poverini, non è colpa loro) è di aver poi prestato i propri volti alla fiction con la terribile conseguenza di far immaginare al grande pubblico i loro ruoli della tivù. Ma qua è un’altra cosa. Alla fine si racconta il dramma dello strappo affettivo e la depressione che ne consegue coi suoi tristi effetti, purtroppo prevedibili fin dai primi minuti del film. Ma se Mastandrea e la Ferrari se la cavano, purtroppo certi personaggi che fanno da contorno ai protagonisti, nonostante siano ben diretti da Ozpetek -che in questo, diciamolo, ci sa fare- non sono complementari alla storia. Si perdono, dissolvendosi. Di loro sfugge il significato, che si ritrova solo nei ritratti schizzati di un artista dalla mano abile. [Voto: 5] Continua a leggere →
2
ott 09
UP! Anteprima Pixar per nonni e nipoti
Iniziative come queste fanno bene al cuore. (Purché non siano demagogiche o esclusivamente promozionali). Sta di fatto che “UP”, il promettente film animato della Disney-Pixar tanto apprezzato a Venezia, uscirà nelle sale italiane il prossimo 16 ottobre. Ben dieci giorni prima, esattamente martedì 6, l’opera di Bob Peterson – che nella pellicola originale presta la voce anche agli animali ‘parlanti’ Dug e Alpha – e Pete Docter sarà proiettata in anteprima nazionale in due cinema: all’Adriano (Roma) e al Ducale (Milano). Inzio comune fissato alle ore 16. Ebbene, i primi a godere delle avventure del 78enne Carl Fredericksen e del piccolo boyscout Russell saranno nonni e nipoti. Gli anziani dell’Auser, infatti, insieme ai loro nipotini avranno la possibilità di partecipare gratuitamente a questo evento. Ma non è finita. Perché durante l’anteprima di Roma, al Cinema Adriano, verrà lanciato il progetto “Prima e Terza età, un incontro di solidarietà”, promosso, oltre che dall’Auser, anche da Ai.Bi. (cioè l’associazione Amici dei Bambini). Testimonial del progetto sarà l’attrice Virna Lisi, che presetrà il volto alla campagna. Qual è l’obiettivo del progetto? Avvicinare gli anziani ai bambini abbandonati negli orfanotrofi attraverso l’adozione spirituale. Ecco i commenti di alcuni dei protagonisti. Continua a leggere →
11
set 09
“Camuni” è il nuovo film di Bruno Bozzetto
Quel gran genio di Bruno Bozzetto è un uomo cortese e disponibile. Ora ha prestato la sua arte per la realizzazione di un nuovo corto che gli è stato rochiesto direttamente dal Distretto Culturale di Valle Camonica. Il titolo è “Camuni”. Lo scopo è la promozione culturale del territorio. L’anteprima per il pubblico del nuovo cartoon (4′) è in programma stasera (venerdì 11 settembre 2009, ore 20.30) a Capo di Ponte (Bs), Cittàdella Cultura.
L’idea di dar vita con un breve cortometraggio alle incisioni rupestri della Valcamonica – spiega Bruno Bozzetto a l’Eco di Bergamo – mi ha immediatamente affascinato fin da quando mi è stata proposta. L’animazione consiste infatti nel dar vita ad oggetti inanimati, e credo che nulla al mondo, più di queste incisioni, meriti il dono del movimento. Quale strumento, meglio dell’animazione, avrebbe potuto completare il recondito desiderio dei loro creatori? Perché al riguardo non ho dubbi : fossero vissuti nella nostra epoca, quegli stessi artisti si sarebbero sicuramente serviti dell’animazione e non di una roccia, come mezzo di espressione. Ecco perché sono rimasto incantato da questo progetto, che richiederà anche un’animazione molto particolare e stilizzata, il più possibile simile ai disegni delle incisioni, perché sento che ci è stata offerta un’occasione unica ed irripetibile: quella di ‘completare’, e questa è l’esatta definizione dell’operazione, ciò che millenni fa degli sconosciuti ma appassionati artisti avevano solo iniziato, spinti dal desiderio di trasmettere ai posteri qualcosa della loro vita sociale e privata. Servendoci di una semplice storia e utilizzando le incisioni più adatte, contiamo di realizzare questa piccola grande magia, riportando in vita le incisioni dei Camuni e valorizzando nel contempo quello straordinario luogo che è la Valcamonica, una vera e propria finestra del tempo su cui affacciarci per vedere e scoprire ciò che eravamo. solo qualche annetto fa.
Oltre a pubblicare alcuni fotogrammi in alta definizione del film, gentilmente concessi dall’ufficio stampa, ripropongo l’intervista frutto dell’incontro tra me e Bruno Bozzetto durante l’edizione 2008 di Lucca Comics & Games. E, a seguire, il comunicato stampa ufficiale dell’evento in programma stasera.
25
ago 09
“Mio fratello è figlio unico” di Daniele Lucchetti (Italia, 2007): Germano da Oscar
Non avendo letto “Il Fasciocomunista” di Antonio Pennacchi, testo che ha ispirato il film, non so quale sintesi o quale adesione sia capace di avvicinare (o respingere) il romanzo alla sua trasposizione cinematografica. Non sapendo fare confronti posso quindi sentirmi libero di giudicare “Mio fratello è figlio unico” come uno dei migliori film italiani prodotti negli ultimi anni. Il titolo cita l’omonimo brano dell’indimenticabile Rino Gaetano (splendida la cover degli Afterhours nell’album Germi). Chissà se è un caso, ma nel lontano 1996 Lucchetti ha recitato in “Il cielo è sempre più blu”. Sempre una citazione del buon Rino. Quella volta la regia era di Antonello Grimaldi. Un riferimento musicale che qua è solo un mezzo pretesto. Come pure la ricostruzione storica e politica dell’Italia a cavallo degli anni sessanta e settanta. L’ambientazione sociale e cronologica serve solo per fare da sfondo al racconto di vicende umane controverse e contrastanti. Un contesto in cui gli attori assumono un ruolo chiave sia con la loro recitazione sia nell’improvvisazione che il regista Daniele Lucchetti ha richiesto (preteso?), quasi si trattasse di un nuovo film neorealista. E certi richiami si percepiscono con forza. Tutto ruota attorno alla splendida interpretazione di Elio Germano (Accio) e di Vittorio Emanuele Propizio (Accio da ragazzino). I due, insieme, sembrano davvero la stessa persona. Stessi gesti, stesso spessore, stessa intensità. Una sorta d’empatia istintiva. Continua a leggere →
17
ago 09
“Italians”, una commedia di Giovanni Veronesi (2009, Italia)
Al di là di qualche ammiccamento, in “Italians” non c’è niente che faccia pensare a un’evoluzione della commedia all’italiana. L’era di Mario Monicelli, Ettore Scola e Dino Risi non trova degni eredi nel nostro tempo. Nonostante la buona prova alla regia di Giovanni Veronesi e nonostante i grandi nomi inseriti nel cast (Carlo Verdone e Sergio Castellitto su tutti), questo film proprio non convince. Continua a leggere →
15
ago 09
Aspettando “Piovono Polpette” e “Pianeta 51″, ecco due libri da Panini
L’animazione è un’arte straordinaria. E così questi due nuovi libri di prossima uscita assumono un particolare interesse. A partire da novembre 2009 Panini Comics metterà infatti sul mercato la versione italiana di una serie di volumi realizzati assieme alla californiana Palace Press International. Dei quattro in programma ne segnalo due: “L’arte e il making of di Piovono Polpette” (il film lo vedremo nelle sale italiane nei primi mesi del 2010) e “L’arte di Pianeta 51″. Continua a leggere →












