Disegno originale a matita di Filippo Scòzzari sulla prima pagina del libro ‘Memorie dell’arte bimba’ (edito da Coniglio Editore) durante Lucca Comics and Games 2008.
un blog di Gianluca Testa
Disegno originale a matita di Filippo Scòzzari sulla prima pagina del libro ‘Memorie dell’arte bimba’ (edito da Coniglio Editore) durante Lucca Comics and Games 2008.
Ho ripreso su Exibart il dibattito (o polemica? o forse chiacchera?) che si è mossa attorno al Male alimentata dal caso Caviglia-Armentaro. L’articolo è stato pubblicato stamani. Cito Gipi, Sparagna e lo stesso Armentaro. Ciò che non ho scritto -e che però credo- è che fare satira, oggi, è diventato un mestiere infame. Non penso alle questioni legate ai vincoli contrattuali o alle vignette malpagate o alle nuove collaborazioni sottolineate dal solito “tu manda, poi vediamo”. No, non penso a questo. Mi riferisco piuttosto al ruolo della satira in un paese come l’Italia in cui si ammette l’impossibile e in cui l’assurdo fa parte del quotidiano. Ridicolizzare l’uomo politico e il potere dovrebbe essere compito della satira. Ma di fronte al ridicolo, là dove tutto è permesso, qual è la sua efficacia? Probabilmente il cambiamento non dipende dalla riesumazione di testate più o meno storiche, né dal piglio tagliente di giovani e vecchi autori. L’efficacia passa piuttosto dall’innovazione di un linguaggio che oggi non è più adeguato al contesto sociale e politico. Il potere si manifesta con toni caricaturali. Utilizza la mascha, lo scherno e il paradosso. Il potere vive di accessi e si prende in giro. Il potere, oggi, è la caricatura del potere. Prende la satira in contropiede. La anticipa, la dribbla e impoverisce il suo effetto. Leggi >>>
Ho un po’ di arretrati ancora da leggere. ANIMAls? Sono a metà del quarto numero. E confermo quanto di buono ho detto finora su questa rivista, a parer mio la vera rivelazione editoriale di quest’anno. Quindi mi stupisco di come ancora nessuno abbia ‘pensato’ di premiarla. (Sempre che i premi contino ancora qualcosa). Le occasioni certo non sono mancate. Che quattro numeri siano troppo pochi per farsi un’idea? Macché. Se qualcosa vale, be’, si riconosce subito.
Insomma, stamani ho trovato in edicola il numero cinque, già annunciato con preziose anteprime. Sfogliandolo mi accorgo di come il prodotto migliori col trascorrere dei mesi. Scopro con felicità Rain -che stravolge un po’ il mio preconcetto artistico nei confronti dei manga, anche se cinesi- e di nuovo Grègory Panaccione. A seguire tutti gli altri. (Di grande impatto visivo le quattro tavole di Gipi in ‘mare aperto’). Alla fine si scopre che la prossima uscita (n. 6) conterrà anche un’intervista ad Art Spiegelman. Però.
Ora ricordo le parole di Laura Scarpa in un’intervista raccolta da Exibart: “È stato Scòzzari, benché sia presente un po’ più a latere nella rivista, a proporre il titolo. Per lui la rivista è ancora un po’ troppo ‘signorina’, troppo educata, avrebbe voluto qualcosa di più ribelle”. Ebbene, sarebbe stato improduttivo riproporre versioni edulcorate de Il Male o Frigidaire. ANIMAls è figlia del suo tempo. Ed è forse quello di cui oggi abbiamo bisogno: un po’ di sana cultura, non troppo elitaria e neanche radical-chic. Perché chi ha qualcosa da dire sa farlo con eleganza. Del resto il ruolo massimo dell’arte è di educare al bello.
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