“L’ultimo terrestre” alla portata di tutti

Illustrazione di Giacomo Monti

L'ultimo terrestre in dvd

Ebbene sì, L’ultimo terrestre di Gipi uscirà con Fandango in dvd e blue ray il prossimo 17 gennaio. Oltre al tradizionale trailer conterrà making of, backstage, scene tagliate, “La zanzara” e il finto servizio del Tg3 che annuncia l’arrivo degli alieni sulla terra. Il film -opera prima di Gipi, che non è certo estraneo all’uso della telecamera; basta guarda i filmati della Santa Maria Video- è stato presentato con un discreto successo di critica all’ultimo festival del cinema di Venezia, e si è aggiudicato il Premio Arca CinemaGiovani come miglior film italiano, la segnalazione da parte del sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani e il premio Fondazione Mimmo Rotella. Il film è tratto dall’opera di Giacomo Monti, Nessuno mi farà del male. Una tagliente e cruda raccolta di storie disegnate pubblicata e ri-edita recentemente sempre da Canicola. Anche di questo ho scritto sul magazine di carta di Artribune, di prossima uscita: “[…] Al cinema come nei libri, Gipi si identifica in personaggi né troppo buoni né troppo cattivi. E alla fine si assolve. Quasi sempre. Monti no. Lui scrive e disegna pezzi di vita con una passione e una fermezza autentica e quasi crudele. Per questo i suoi racconti […] con un segno grafico asciutto ma non minimale arrivano diretti allo stomaco lasciando un senso di velata inquietudine […]“. Insomma, se non si fosse capito preferisco il fumetto al film. Con buona pace di Gipi, che continuo a ritenere il miglior autore italiano nonostante si sia dato al cinema. Quella di Monti, con le sue enormi differenze, è una Grande opera. Il suo talento è in parte racchiuso in questa illustrazione di apertura, scartata dal magazine per quel suo taglio verticale che ahimè non si addiceva all’impaginazione. L’immagine che chiude il post è invece quella dell’esordiente protagonista Gabriele Spinelli, che in questa foto ricorda vagamente la cover del booklet Prima di essere un uomo di Daniele Silvestri.

Gabriele Spinelli ne L'ultimo terrestre

Toccafondo: dopo Robin Hood, Chicago

Gianluigi Toccafondo - screenshot di "Robin Hood"

E’ un autore straordinario. Creativo e a tratti rivoluzionario. Sto parlando di Gianluigi Toccafondo. Sì, quello dello spot per la sambuca Molinari. (Tanto, in Italia, se non si cita qualcosa di celebre è sempre difficile capire). Ha pubblicato anche un volume per Coconino (A partire dalla coda) e realizza corti di animazione con una tecnica originale. Avete presente la sigla dei film Fandango? Ecco, l’ha fatta lui. E ora che ha lavorato anche per Hollywood, quasi ce ne dimentichiamo. Se fosse stato un attore o un regista, cioè qualcuno che nella cultura comune appartiene alla schiera dei ‘popolari’, la notizia non ci sarebbe certo sfuggita. Toccafondo ha infatti creato l’animazione per il Robin Hood di Ridley Scott. Quello interpretato da Russel Crow. Una coppia che si ritrova dopo Il gladiatore (2000), Un’ottima annata (2006), American Gangster (2007) e Nessuna verità (2008). I due, almeno in questa occasione, hanno forse perso un po’ di smalto. Cala l’enfasi e ci si distrae sull’attinenza storica che un film del genere avrebbe meritato. L’animazione, senza eccessi, vale la visione del film. Eccola.

Ma non è tutto. Perché agli inizi di ottobre, trascurando le solite disattenzioni italiane, è stata inaugurata a Chicago la mostra “Fugaci frames”, dedicata appunto a Gianluigi Toccafondo. Fino al gennaio 2011 resteranno in mostra disegni preparatori e bozzetti delle video animazioni. Lui che lavora con la pittura in movimento, in anni passati è stato ospite di Lucca Animation. Gli fu dedicata una mostra nell’ex Real Collegio. Ma anche una retrospettiva. In città lo si incontrava ovunque. E, prima che uscisse al cinema, parlò con la modestia che lo contraddistingue della sua esperienza come aiuto regista nel film Gomorra di Matteo Garrone. [Voto: dopo tutto questo, al film di Ridley Scott va un bel 6,5. Ma Toccafondo, per la sua animazione, merita un 8].

L’ultimo terrestre

Le invasioni barbariche - Screenshot della sigla animata di Gipi

“Ti piace la sigla?” chiede al rientro in studio Daria Bignardi. “Sì… Questa sigla è molto energica. Powerfull!” risponde Morgan. Poco prima Facchinetti (sì, lui, il Dj Francesco) in uno spezzone ripreso da X-Factor, rivolgendosi a Morgan dice che gli vuol bene e lo chiama “pirata”. Ecco, di pirati a Le invasioni barbarche ce ne sono parecchi. In studio si vedono navi ovunque. La scenografia ne è piena. Oltre alle navi anche alberi, e brandelli di vele e cieli tempestosi. Perché un pirata non è un pirata se naviga col bel tempo su mari tranquilli piatti come lastre di marmo.
L’innamoramento artistico della Bignardi per Gipi credo risalga a un festival di Internazionale di un po’ d’anni fa. Seguì l’ospitata nelle vecchia edizione del programma, sempre su La7. Appuntamento che coincise con la prima apprizione di Gipi in tv. Poi la collaborazione artistica in Rai con la realizzazione della sigla per L’era glaciale. Infine la nuova sigla per le invasioni barbariche 2010. (E i pirati. Perché è quello il soggetto richiesto dalla produzione). Gipi, sul proprio blog, spiega come per questo lavoro (cui ha collaborato Andrea Vignali) si è complicato la vita.

http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/10/gipi-sigla.invasionimbarbariche.2010.flv

Quando ho scritto il lancio su afNews su questo argomento, be’, non ho tralasciato la segnalazione del titolo del film tratto dal fumetto Nessuno mi farà del male di Giacomo Monti che realizzerà con la Fandango e su cui, dice, sta già lavorando: “L’ultimo terrestre” (per sua stessa ammissione, “se tutto andrà bene” uscirà entro il 2012). Ho omesso però una curiosità. Se nella cinematografia italiana titoli simili non esistono – e questo controllo Gipi, Procacci & C. sicuramente l’hanno fatto a tempo debito – i cinefili forse sapranno che c’è un regista toscano, più esattamente di Livorno, il cui pseudonimo era Gipì. Gipì, con l’accento sulla i. Si tratta di Giampaolo Lomi. Fra le altre cose, Lomi ha direttto nel 1975 anche Aldo Fabrizi nel film I Baroni. Cosa c’entra tutto questo con L’ultimo terrestre? Nulla. Solo piccole curiosità utili a temporeggiare nell’attesa di conoscere qualche dettaglio in più sul film. Nel frattempo, però, se una discussione critica si può aprire, questa riguarda il libro di Monti. Lo ammetto, ancora non l’ho letto. Ma lo farò presto.

Gipi, regista per la Fandango

Giacomo Monti

Che un progetto del genere prima o poi si sarebbe concretizzato, be’, era nell’aria da tempo. Forse da anni. E che le storie a fumetti di Gipi sembrino già perfetti storyboard bell’e pronti per la realizzazione di un film è altrettanto chiaro. Da sempre. Del resto il gusto per l’immagine e le inquadrature, unito al talento narrativo, fanno girare i suoi romanzi e i suoi racconti grafici come dei meccanismi di precisione.
Scavando nei ricordi di un passato neppure troppo lontano, ai margini di un’intervista mi pare che fu lo stesso Igort a dirmi che sui fumetti di Gipi esistevano alcuni prigetti cinematografici. Oggi si scopre che, grazie anche all’accordo fra Coconino e Fandango, Gipi è divetato sceneggiatore e regista. Non di se stesso, come ha erroneamente scritto Cinecittà News (“Un fumetto di Gipi diventa film”) nel titolo del lancio della notizia – forse la prima pubblicata sul web – alle 12 e 26 di questa mattina. “La Fandango – si legge su un’Ansa delle 13 e 29 – produrrà un film scritto e diretto da Gipi. La pellicola sarà tratta dal fumetto ‘Nessuno mi farà del male’ di Giacomo Monti, pubblicato quest’anno da Canicola”.
Chi si trova nei paraggi di Bologna e ne vuole sapere di più, stasera c’è l’ultimo appuntamento del Festival Coconino organizzato in occasione dei primi dieci anni di vita. Alla 18, nella Feltrinelli di piazza Ravegnana, ci saranno Domenico Procacci, Igort e (appunto) Gipi. Ci sarà quindi anche l’annuncio ufficiale. Stavolta, neanche a dirlo, si parla di qualcosa che va ben oltre l’ironia dei corti della Santa Maria Video.

I “Matrimoni fra le nuvole” e la telefonata a Sergio Bonelli

Nel numero estivo di Exibart onpaper, per l’esattezza il 67, ritorna la pagina dedicata ai fumetti. Nella versione su carta la rubrica non assume un profilo più alto. Ma quando è possibile proviamo a costruire impalcature un po’ più stabili. Insomma, ci mettiamo maggiore impegno. Qualcuno vorrebbe che tutta la critica e l’informazione che ruota con passione attorno al mondo del fumetto fosse più professionale e costante. Forse ci si scorda che la maggior parte di noi -mica tutti! solo la maggioranza- scrive di fumetto per hobby (ah! che parola orribile…).
Torniamo a noi. Stavo parlando del nuovo onpaper. L’articolo lo potete leggere qua sopra, come file di immagine. Oppure, per il pdf, cliccate qua. Si raccontano alcune delle collaborazioni fra editori e case di produzioni differenti: Disney e Pixar, Coconino Press e Fandango, Bonelli e Panini. Desidero aggiungere solo un paio di note.

La prima riguarda l’illustrazione di Angelo Stano. Credo sia inedita. Ma se qualcuno ha notizie differenti me lo faccia sapere. Risale al 1993. Appartiene alla mia collezione di originali e l’ho acquistata su ebay (o almeno credo) circa otto anni fa. E’ chiaro che i passaggi di mano, anche per colpa della mia scarsa memoria, sono poco chiari. Ciò che la rende ‘diversa’ è quel ritratto di Dylan Dog. Che poi Dylan Dog non è. Si tratta infatti di un suo alter ego femminile. Una versione con orecchini, occhi dolci e un accenno di seno che, secondo quanto si legge nell’incisione di una scritta a matita poi cancellata, avrebbe dovuto chiamarsi Dylania. Leggi >>>

Cosmonauta? No, Changeling

Ecco qua le mie ultime due visioni. La delusioni del Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli, che per la prima volta tradisce le mie aspettative ben riposte nelle produzioni Fandango, è stata ampiamente compensata dal perfezionista Clint Eastwood.
Changeling
(Usa, 2008, di Clint Eastwood). In una Los Angeles all’avanguardia di fine anni Venti, una madre perde suo figlio e si ritrova con un bambino non suo. La trama è ben sintetizzata nel termine ‘Changeling’, che significa appunto ‘figlio scambiato’. Clint Eastwood è ancora una volta maniacale nella ricostruzione degli spazi, perfezionista nella cura dell’immagine, enorme nella realizzazione delle scene d’epoca all’aperto. Basta fermarsi sull’incrocio dei due tram o sulla lunga sequenza finale di una Los Angeles in movimento su cui scorrono i titoli di coda. Non mancano quantità enormi di auto d’epoca (una passione sottolineata anche da Gran Torino) e abiti curati nei minimi dettagli. Il tutto in due ore e mezzo di film che scorrono veloci. I drammi che racconta Clint Eastwood sono sempre veri e infondono quel po’ di asciutta tristezza. Non manca poi la critica sociale e politica. Sotto accusa stavolta c’è un’altra casta, quella della polizia d’allora. Interpretazioni impeccabili (l’anoressia di Angelina Jolie drammatizza ancor di più la scena della doccia nell’ospedale psichiatrico), Changeling è stilisticamente uno dei miglior film di Eastwood, che non sbaglia un colpo. [Voto: 8,5] Leggi >>>

C’è pazienza… e Pazienza

Andrea Pazienza. Jacques Prévert. (Ed. Fandango Liberi)Pazienza. Ovvero un sostantivo femminile. Ovvero la “qualità di chi sopporta serenamente avversità, molestie, indugi”. Ovvero calma e costanza. Qualità? Be’, direi più che altro che si tratta di un’ostinazione. Quella ad essere frustati, sfruttati, miseramente spremuti. Il nostro succo andrà a perdersi nelle gole profonde di chi è povero e arso d’affetti. Ma così va il paese, oggi. I furbi se li mangia Brunetta. I pazienti se li prendono i poteri forti. Fortunatamente esiste un altro Pazienza. Quello con la P maiuscola che si chiama Andrea. Quello che a noi che come noci siamo frantumati da chi ha in mano l’attrezzo, fortunatamente regala un po’ di libertà. E d’aria. Da tanto tempo non mi trovavo a sfogliare un’opera così all’avanguarda. Così lucida, espressiva, ricca. Madre letteratura che incontra Madre illustrazione. E’ tutto lì, in un volume edio da Fandango. Un catalogo, lo definiscono alcuni. Un’opera d’arte, dico io. Un po’ come Re Mida, continuo a dire io, la Fandango quel che tocca lo trasforma in oro. Merito di certe menti illuminate che scarseggiano pietosamente altrove. (A proposito, chissà cosa sarà capace di fare ora che si stringe il rapporto con gli altri illuminati di Coconino). Ebbene, questo prezioso volume edito di recente da Fandango Libri è ‘Andrea Pazienza – Jacques Prévert’ (56 pagine, 20 euro). L’artista Pazienza racconta e parafrasa, da sedicenne quel era, lo scrittore e poeta francese. Io ne ho parlato la scorsa settimana su in fumo di Exibart. E qui il mio invito alla lettura si trasforma in spot. Chè prodotti editoriali così fatti sono davvero difficili da incontrare. Quindi, se a Natale avete un dubbio, regalatelo a chi possiede un minimo di sensibilità artistica.