Non capirò mai la mia povera Italia

All’andata, volo da Pisa a Lamezia Terme. Con Ryanair, gratta e vinci, profumi e applauso di soddisfazione finale dei passeggeri che hanno portato a terra la loro pellaccia. Per inciso, coi lowcost si viaggia bene. Tutto ciò che si racconta di questi voli appartiene alla sfera delle leggende metropolitane. L’obiettivo del viaggio è il secondo principale motivo che mi ha costretto a restare lontano da queste pagine così a lungo: un convegno sul tema della povertà organizzato dal Cnv a Capo Rizzuto (Calabria) in collaborazione con la Misericordia locale e condito da un po’ di partnership istituzionali. E’ difficile parlare delle povertà e dei nuovi (e vecchi) poveri. Anche perché, seppur marginalmente, a una di queste categorie credo di appartenere anch’io. Delle relazioni sfilate in rassegna sul palco ho preferito quelle dei non-accademici. I numeri fanno gola ai ricercatori, ma la politica è forse più efficace se si cerca una soluzione. O, meglio ancora, se si cerca di creare un fronte comune per avanzare pressioni e richieste a chi governa il paese. E’ per queste ragioni che ho apprezzato le parole di Giuseppe Brancaccio (che al di là dell’etichetta d’appertenenza all’osservatorio povertà della Campania è collegato anche alla Comunità di Sant’Egidio). Ha parlato di battaglie civili, di precarietà e criminalità organizzata. “Non dobbiamo accontentarci di essere onesti” ha detto. “Dobbiamo scegliere le soluzioni più efficaci, che ci possano rendere ‘forti’ nella contrattualizzazione politica”. Poi la discussione si è ‘spostata’ sul ruolo del volontariato che, secondo il vicepresidente del Cnv Patrizio Petrucci (e anche secondo me) “è in crisi perché non individua più l’obiettivo della propria azione. Non c’è un disegno progettuale collettivo. E se non recuperiamo questo aspetto, beh, ci frammenteremo…”. Argomenti scomodi da trattare in queste terre. Perché nel sud caldo, in una primavera ancora da sfiorire, mi hanno fanno riflettere il bagno nell’acqua gelida e l’assenza di impianti balneari (ma non di alcuni sacchetti d’immondizia); l’abusivismo edilizio e gli infiniti cantieri aperti di case lasciate a metà con l’anima in ferro sporgente; i parchi sterminati di pale eoliche la cui energia non è per il fabbisogno locale ma pare sia venduta all’Enel; la calda accoglienza di chi quelle terre le abita; lo spopolamento diurno compensato dalla ripopolazione notturna. E poi ancora la Brasilena (una sorta di Coca Cola al caffè), lo stupefacente Amaro del Capo (abusato e di cui mi hanno fatto dono), il gamberetto dentro la polpetta fritta e la dimensione dell’ospite straniero. Insomma, ci sono un bel po’ di cose che non conosco di quest’Italia e che forse, al di là di questo contatto, non conoscerò né capirò mai. Così come non riuscirò a capire perché, pur con un volo Alitalia, ho fatto ritorno a casa a bordo di un Air One. Leggi >>>

Le torte, il Quirinale e le video interviste a Paola Turci, Niccolò Fabi, Paolo Ruffini, Monica Di Sisto e Giorgio Van Straten

Filigrane 2009 al Saschall di Firenze (foto di Gianluca Ermanno)Dalle torte al Quirinale. Una parabola fisica e temporale intensa che passa dalle celebrazioni per i venticinque anni dell’associazione per cui lavoro e attraverso convegni sulla dimensione europea del volontariato e sul protagonismo giovanile in Toscana. Definizioni che potrebbero apparire ‘retorica’ se dietro a ogni sigla e titolo non ci fossero persone. A volte distaccate, a volte solo professionali, a volte con ruoli di semplice rapprsentanza. Fortunatamente capita anche d’incontrare persone appassionate, vive e cariche di idee. Mentre soffiando sulle candeline immaginarie di una torta reale si chiude un cerchio lungo un quarto di secolo, chi parla dal palco si trova di fronte a una platea solo parzialmente recettiva, a volte assonnata. Non sono mancate immagini di colli ripiegati da un lato e appoggiati a spalle curve. E bocche spalancate di teste rivolte all’insù. Roba che girando per convegni si vede spesso. Gente per cui il momento del buffet rappresenta il risveglio di tutti i sensi che permette loro di riacquistare forza e vivacità. Poi ci sono anche persone che ci mettono il cuore. Ci sono giovani che credono ancora di poter cambiare qualcosa. Sono capaci di affrontare con faccia tosta l’ostacolo. L’affrontano, guerreggiano come posso. E sono fondamentalmente dei privilegiati. Sia per le capacità che hanno ricevuto in dono sia per i contesti un cui vivono. Ché quando ci sono famiglie da mandare avanti, soldi da guadagnare per mangiare e sopravvivere, quando ci sono abbandoni, rifiuti e conflitti, be’, forse la costruzione di un nuovo e migliore modello di società non diventata una battaglia prioritaria. Alcui di questi ragazzi ‘eletti’ hanno partecipato a “Filigrane”. Loro, prima o poi, riusciranno senz’altro a ritagliarsi un ruolo adeuato alle aspettaive. Sicuramente saranno capaci di contribuire, laddove avranno spazio, a migliorare anche le condizioni di chi lotta per se stesso, perché così è costretto a fare. Loro, giovanissimi, si sono messi alla prova. Alcuni ho avuto la fortuna di incontrarli nel corso di un workshop sulla comunicazione sociale, proprio nel contesto di “Filigrane”. Tra i materiali che hanno prodotto ci sono questi video. Leggi >>>

Il volontariato in Europa

Convegno internazionale "Il volontariato in Europa"Ricercatori, esperti e volontari provenienti da 24 differenti paesi, oggi e domani (12 e 13 novembre 2009) si incontreranno a Lucca per partecipare a un convegno internazionale promosso dal Centro nazionale per il volontariato -che ieri ha compiuto ufficialmente il suo venticinquesimo anno di attività- insieme ad altre importanti realtà. Se desiderate saperne di più, cliccate qua per scaricare il depliant con il programma. Leggi >>>