Il patriottismo è di destra o di sinistra?

Che ci siano infinite contraddizioni sia a destra sia a sinistra lo penso e lo sostengo da tempo. Soprattutto in questo 150esimo dell’unità nazionale, nel quale i ruoli si sono ribaltati quasi completamente: mentre la sinistra -complice l’atteggiamento antinazionalista dei leghisti- scopre l’attaccamento al tricolore, la destra rinuncia all’inno di Mameli e alle partite della nazionale. Anche perché quest’Italia di Prandelli è sempre più multicolor.

Del gol di Thiago Motta, della vittoria contro la Slovenia e di quel senso di appartenenza al paese-Italia espresso dagli immigrati ho scritto qualcosa stamani su VolontariatOggi.info (per leggere l’articolo fai click qui). Poi, nel pomeriggio, m’imbatto in un articolo di Piero Ostellino scritto per il Corriere della Sera. Titolo: “La destra, la sinistra e il patriottismo”. Riporto a seguire tre citazioni.

Il patriottismo di sinistra

[…] Fino all’altro ieri, chi parlava di Patria, per non dire di Nazione, esponeva il tricolore, cantava l’Inno di Mameli, esaltava il Risorgimento – cui si contrapponeva l’interpretazione (sbagliata) di Gramsci come rivoluzione agraria (sociale) mancata – era tacciato, dalla sinistra, di fascismo. Da quando la Lega ha manifestato l’intenzione di disertare le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità, la sinistra è patriottica. Accusa chi non li festeggia di tradimento della Patria e di ignorare la Nazione italiana (contrapposta alla Padania), si fascia nel tricolore, canta Mameli, rinnega Gramsci e elogia Cavour, quello liberale della biografia di Rosario Romeo, uno dei capolavori della storiografia italiana del Novecento; che si dice Laterza non ristampi attendo smentite dall’editore di Croce! – per subalternità culturale alla sinistra. […]

Il patriottismo di destra

[…] Neppure sull’altro fronte, quel- lo della destra, pare che la coerenza sia di casa. Quella stessa destra che, fino all’altro ieri, si commuoveva alla parola Patria, esponeva il tricolore anche quando non era festa nazionale, cantava l’Inno di Mameli anche davanti al televisore per le partite della nazionale, ha messo la sordina alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità per non spiacere alla Lega e non perdere voti fra i nostalgici dei Borboni e fra i cattolici ancora legati al non expedit pontificio dopo Porta Pia. […]

Due facce, una sola medaglia

[…] Che dire, se non che sinistra e destra sono le due facce della stessa medaglia, dell’Italia inaffidabile e cialtrona, persino incapace di sape- re quale sia il suo interesse nazionale? L’ultima volta che, da noi, si è avuta una politica estera è stato col Piemonte cavouriano. […]

Questa, invece, la vignetta-editoriale di Sergio Staino che, con Bobo, sottolinea certe ‘contraddizioni’.

Vignetta di Sergio Staino

Unità d’Italia: 150 anni nel cesso

Non è vero che ci portiamo un secolo e mezzo come nulla fosse. Perché gli anni pesano. Eccome. Nonostante questo ringrazio i leghisti che mi hanno fatto amare un po’ di più il tricolore. E ringrazio tutti gli stranieri d’Italia che mi continuano a dire com’è bello il loro paese, com’è organizzato il loro paese, come si sta bene nel loro paese. Anche loro mi fanno sentire un po’ più italiano. E soprattutto ringrazio la nazionale di calcio. Quella sì che mi fa sentire italiano. Nonostante il mondiale in Sudafrica.

Segue quindi un’immagine esplicativa. Così, con questo post, si apre anche una nuova sezione: “La foto del giorno”. Protagonista inconsapevole è quel buontempone che sicuramente propende per il ‘verde padano’. La notte della vigilia del 17 marzo 2011 ha scritto questo sui pannelli del cantiere di fronte ai miei uffici. Ovviamente in tricromia: “Tricolore nel cesso”.

Tricolore nel cesso - Lucca, 17 marzo 2011

Tonino Carino da Ascoli

Ha raccontato il calcio in bianco e nero, quando i portieri paravano a mani nude e le maglie, sempre attillate, erano fatte di tessuto pesante. Ha raccontato il calcio con ironia e sarcasmo, lontanissimo dalle caciare dei nostri anni dieci. Ha raccontato e fatto immaginare il calcio quando non c’erano le dirette tivù, quando le partire di serie A le guardavano solo gli spettatori presenti allo stadio. Attesissimo quel 90° minuto condotto da Sir Paolo Valenti. Scorrevano i volti dei corrispondenti. Ma ToninoCarinodaAscoli, da leggere e pronunciare obbligatoriamente tutto d’un fiato, era diventato un’icona. Un saluto commosso a lui e al calcio povero. Due figure che ci mancheranno.

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Tutti pazzi per Materazzi

Marco Materazzi. Chi lo ama, chi lo odia. La maschera indossata dopo il derby vinto dall’Inter due a zero, domenica scorsa, è un colpo di genio. Forse in questo calcio fatto di calci (e milioni) sarebbe bene prendersi un po’ meno sul serio. Forse farebbe bene anche un po’ di leggerezza. Andando ben al di là dei cori razzisti, dei tornelli, delle curve politicizzate, della corruzione e dei presidenti che lucrano. Il calcio è anche uno sport capace di appassionare. Fortunatamente.