Seconde visioni d’estate (2)

Vincere (2009), di Marco Bellocchio. Il giovane Benito Mussolini. La passione, l’inganno, i cambiamenti di rotta storici e politici. E la sua prima moglie, Ida Dalser, che in tutta la sua vita non ha mai negato questo amore controverso. Bellocchio è bravo a costruire atmosfere cupe – quasi noir – e ad abbinare gli orgasmi reali a quelli del popolo che acclama, a mescolare la storia alla Storia. Forse si sarebbe potuto spiegare qualcosa in più, ma va bene così. Il film è riuscito, al punto tale da poter essere considerato il migliore del genre. Almeno in Italia. Ah, Filippo Timi è sorprendente. Se si fosse trattato di una produzione americana, probabilmente gli avrebbero assegnato l’Oscar. [Voto: 7,5]
The Informant!
(2009), di Steven Soderbergh
. C’è una storia vera dietro questo film interpretato da Matt Damon, che qui è davvero in gran forma. Lui, incallito bugiardo, si trova al centro di un complicato intrigo che anziché permettere l’accelerazione del ritmo narrativo rallenta fino a toccare quel punto di noia che non t’aspetti. Ai nostalgici della tivù degli anni Ottanta farà un cert’effetto (e un po’ di tenerezza) vedere al lavoro Scott Bakula. Come chi è? Quello della serie In viaggio nel tempo. Sam Beckett, per l’esattezza. [Voto: 5,5]
Il grande sogno
(2009), di Michele Placido
. A guardarlo viene in mente The Dreamers. Ma Placido non è Bernardo Bertolucci. Tecnicamente il film regge, ma ci si sbilancia sui tira-e-molla sentimentali prima ancora che sui moti del ’68. Se quindi la passione affettiva prevale su quella politica, forse era meglio drizzare il diro. [Voto: 6]
Gli abbracci spezzati
(2009), di Pedro Almodovar
. Quelli degli ‘abbracci spezzati’ non sono né il miglior Almodovar né la migliore Penélope Cruz. Ma i colori e le ambientazioni appaiono attraenti nelle forme e nei toni, mentre le atmosfere sono meno ironiche e più cupe. E’ una questione di scelta, spero. Non di mancanza di idee. Anche perché poi, pensandoci su, la trama è originale e perfino intrigante. Da vedere comunque. [Voto: 6,5]
Julie & Julia
(2009), di Nora Ephron
. Quando c’è di mezzo la cucina ogni film assume sempre un tono in più. In questo caso è quel ‘tono’ che fa la differenza rendendo la pellicola nel complesso sufficiente. Una considerazione amara se si considera che in mezzo c’è pure Meryl Streep. Di riflesso, trattandosi di una storia vera, con questa visione si può riflettere sugli effeti popolari dei blogger (e dei rispettivi blog). [Voto: 6]
Good Morning Aman (2009), di Claudio Noce. Due solitudini a confronto. Due emarginazioni differenti. Quelle di Aman e Teodoro. Il primo è giovane di origine somala. Il secondo un ex pugile afflitto dalla depressione. La storia, triste e malinconia, putroppo s’impalla. Ma l’idea è buona e Valerio Mastandrea impeccabile. Chi se lo sarebbe immaginato? [Voto: 6]
Sansone (2010), di Tom Dey. Erano tante le ragioni che giustificavano la grande attesa per questo film. Che si sarebbe trattato di un prodotto destinato ai bambini già si sapeva. Ma l’operazione è grottesca. D’accordo, ai piccoli piacciono gli animali parlanti. Qua però si esagera. I tanto amati cagnolini (e con loro anche i gatti) non riescono ad azzittirsi neppure quando dormono. Ci rubano il fiato e anche la voglia di andare al cinema. Per favore, restituiteci il Marmaduke di Brad Anderson. E, se possibile, anche i soldi del biglietto. [Voto: 3]

Sansone, sulla cresta dell’onda… viareggina

C’è stato un tempo in cui l’estate, per il cinema, era la stagione buia. Nessuna nuova uscita in sala, e alcuni calendari all’aperto proponevano programmi fatti di pellicole in seconda visione. Ora che il mercato è mobile cambiano anche i tempi di lancio. Venerdì 13 agosto 2010, quindi, è il giorno di Sansone. Leggi >>>