Io sono l’amore, di Luca Guadagnino

O si odia o si ama. Ma se si odia occorre interrgarsi sui motivi di tanta aridità. Perché Io sono l’amore, film dal titolo fuorviante, non è solo un ottimo esempio di cinematografia italiana, raffinata e colta. Ma anche un un racconto verosimile di una Milano borghese e bugiarda, fatta di inganni, maschere e bon ton. Ci sono i riti da rispettare e le tradizioni da salvaguardare, l’azienda di famiglia da gestire e un patrimonio di denari e affari che generano profitto e cinismo. Tutto per avere qualche Morandi alle pareti, auto di lusso e abitazioni sfarzose e perfette dietro quei muri della città che nascone interni e giardini simbolo di una classe priva di passione per le relazioni non redditizie. In un contesto come questo, dove le scelte sono obbligate come le parole e i gesti, trova spazio la ribellione. Perché ci si può anche stancare di una vita agiata ma priva di slanci. C’è quindi chi ha il coraggio di osare spezzando la catena e rifiutando la ricca prigione. L’occhio attendo e meticoloso di Luca Guadagnino, accompagnato da una strepitosa Tilda Swinton, vivace sia di fronte sia dietro la camera da presa, propone una vicenda appassionante che si fa forte di immagini e scenografie scandide dalle scelte perfette di luce e inquadrature. Qualcuno ha criticato i continui richiami a Visconti e Antonioni. Bene, si facciano avanti i registi che li conoscono e che sono capaci di rendere l’arte di questi grandi predecessori qualcosa di vivo e mutabile. Leggi >>>

Bastardi senza gloria

Di questo film, prima che uscisse, s’è parlato più delle citazioni cinematografiche che del suo contenuto. D’accordo, l’omaggio al west di Sergio Leone è palese. L’amore di Quentin Tarantino per i trash movie all’italiana, lo stesso. Ma che lo si voglia riconoscere o no, quest’uomo, dietro la macchina da presa, mette in gioco una creatività che fa del suo stile un qualcosa di unico. Per quanto si accavallino richiami a pellicole datate, nelle inquadrature così come nel sonoro, Bastardi senza gloria è senza dubbio un film riuscito. Stilisticamente perfetto, non annoia mai. Né durante le lunghe sequenze in cui si alternano lingue diverse (personalmente non ho fatto uso di sottotitoli; e pensare che non conosco affatto il tedesco) né quando Tarantino si rifà al pulp e all’ironia tanto amata. (E chissà perché, di fronte al pulp, ogni volta penso sempre con ammirazione ai fratelli Coen). Poi c’è anche una storia che racconta la Storia. Storie incrociate e meravigliose utilizzate per raggiungere un epilogo inaspettato e geniale che la cinematografia d’oggi, a volte così avara di spunti, mi porta a valorizzare ancora di più. E ora perdoatemi il mezzo spoiler, cui non posso riununciare. Leggi >>>

Con “Up” i nonni raccontano i loro sogni

Up (Disney Pixar), Carl e RussellNella prima settimana di programmazione, il film Disney-Pixar “Up” sbaraglia ogni concorrenza. Del resto c’era da aspettarselo. Non solo per i contenuti e il delicato tema che questa nuova produzione affronta -fattore determinante per la riuscita di un’animazione capace di attrarre contemporaneamente bambini e adulti- ma anche per la buona promozione che ha accompagnato il lancio nelle sale italiane. Ebbene, solo nell’ultimo week-end il film (che è uscito venerdì 16 ottobre) ha incassato addirittura 4.468.820 euro piazzandosi al primo posto del box office nazionale davanti a “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino (1.174.442 euro nell’ultimo fine settimana e 6.950.832 euro d’incasso totale nelle prime tre settimane). Forte del successo ottenuto con l’anteprima nazionale di Roma e Milano aperta ai nonni Auser e ai loro nipoti (il 6 ottobre hanno partecipato in 800), l’associazione replica ora con una nuova iniziativa. Leggi >>>