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	<title>Stunf.it&#187; Art Spiegelman</title>
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	<description>un blog di Gianluca Testa</description>
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		<title>Alfredo Castelli, fumettista d&#8217;invenzione</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 13:44:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si comincia a parlare con Alfredo Castelli non si sa mai come (e quando) andrà a finire. Ricordo un&#8217;intervista video raccolta a Lucca durante il salone dei comics, un po&#8217; di anni fa. Al termine dello showcase chiedemmo la sua disponibilità. Ovviamente fu concessa senza batter ciglio. Il problema era l&#8217;impegno che di lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1688" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Alfredo-Castelli-e-Marcheselli-foto-di-Gianfranco-Goria.jpg"><img class="size-medium wp-image-1688" title="Alfredo-Castelli-e-Marcheselli-foto-di-Gianfranco-Goria" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Alfredo-Castelli-e-Marcheselli-foto-di-Gianfranco-Goria-580x435.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a><p class="wp-caption-text">Alfredo Castelli (foto di Gianfranco Goria)</p></div>
<p>Quando si comincia a parlare con <strong>Alfredo Castelli</strong> non si sa mai come (e quando) andrà a finire. Ricordo un&#8217;intervista video raccolta a Lucca durante il salone dei comics, un po&#8217; di anni fa. Al termine dello showcase chiedemmo la sua disponibilità. Ovviamente fu concessa senza batter ciglio. Il problema era l&#8217;impegno che di lì a breve lo aspettava allo stand della Coniglio. Castelli era per loro introvabile e c&#8217;era una sessione di firme ad attenderlo. Questo mandò su tutte le furie <strong>Laura Scarpa</strong>, che si guardava attorno per capire dove fosse andato a cacciarsi.<br />
Stavolta il contesto è diverso. Con Castelli ci sentiamo per telefono in una giornata d&#8217;agosto che ricorda l&#8217;inverno. Diluvia a Lucca. Ma piove anche a Milano. <em>&#8220;C&#8217;è un tempo di merda&#8221;</em> attacca Alfredo. <em>&#8220;Difficile vederlo così brutto anche a Milano. Ho passato dieci minuti a chiudere le finestre. Ne chiudevo una, si apriva l&#8217;altra&#8230; Ed è strano, perché a Milano non c&#8217;è mai vento&#8221;</em>. Ha creato il detective dell&#8217;impossibile <em><strong>Martin Mystère</strong></em> e altri personaggi che hanno segnato la storia recente (fra cui <em>L&#8217;Omino Bufo</em> e <em>Gli Aristocratici</em>). Ma il vero motivo di questa chiaccherata è quel lavoro titanico che ha portato alla pubblicazione di <strong><em>Fumettisti d&#8217;invenzione!</em></strong>, edito proprio dalla Coniglio. L&#8217;intervista, uscita in due puntata su <strong>Exibart</strong> (<a href="http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=32588&amp;IDCategoria=220">uno</a> e <a href="http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=32668&amp;IDCategoria=220">due</a>), è qui raccolta integralmente. Mi è sembrato interessante riproporla perché Castelli non si è limitato a parlare del suo nuovo libro. Da studioso e ricorcatore qual è si lasciato andare a considerazioni sul fumetto, sugli artisti <em>PR</em>, sulla critica, sull&#8217;arte alta. Ben lontani dal politically correct&#8230;</p>
<div id="attachment_1684" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Fumettisti-dinvenzione.jpg"><img class="size-medium wp-image-1684" title="Fumettisti d'invenzione" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Fumettisti-dinvenzione-580x819.jpg" alt="" width="580" height="819" /></a><p class="wp-caption-text">Fumettisti d&#39;invenzione!</p></div>
<p><span style="color: #993366;"><strong>(Prima parte)</strong></span></p>
<p><strong><a href="http://www.coniglioeditore.it/jom/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=flypage.tpl&amp;product_id=403&amp;category_id=20&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=65"><em>Fumettisti d&#8217;invenzione</em></a>. Spiegaci di cosa si tratta.</strong><br />
L&#8217;idea è quella riassunta nel sottotitolo. <em>L&#8217;autore di fumetti nella fiction: al cinema, in televisione, nella narrativa, nella letteratura disegnata, alla radio e in altri media</em>. Si tratta cioè di raccontare come l&#8217;immaginario degli autori vede il fumettista. E in genere l&#8217;immagine differisce dalla realtà.</p>
<p><strong>In effetti questo è un fatto curioso&#8230;</strong><br />
Sì, perché il fumetto non è un mezzo artistico così strano e straordinario. Ognuno, se vuole, in pochi minuti può contattare un autore di fumetti per telefono e chiedergli della sua professione. Insomma, non è un mondo irraggiungibile e lontano. Invece vediamo delle opere di fiction in cui l&#8217;autore di fumetto sembra faccia un mestiere particolarissimo come lo studioso delle pietre di Marte.</p>
<p><strong>Tutto questo cosa ti fa pensare?</strong><br />
Che il fumetto sia ancora considerato al margine della cultura.</p>
<p><strong>Del resto il fumettista non è una <em>star</em>. E per strada, eccetto rare eccezioni, è davvero difficile riconoscerli.</strong><br />
Diciamo pure che nessuno è riconoscibile. Chiaramente, seppur di rado, anche a me capita di essere fermato da qualche lettore. Ma questo tipo di riconoscibilità appartiene al mondo televisivo. Non si tratta di un dramma. Il problema, semmai, è che la cultura media e alta non si è mai occupata di fumetto.</p>
<p><strong>Quali sono i motivi che ti hanno portato a scrivere questo libro?</strong><br />
Mi interessava raccontare come è visto il fumettista. Le conclusioni, poi, le tira il lettore. Io ho fornito anche qualche indicazione statistica.</p>
<p><strong>Com&#8217;è possibile che la visione del fumettista ne esca così distorta?</strong><br />
Perché non c&#8217;è mai stato un vero interesse verso il fumetto. Quindi non si conosce la professione. Per fare un film occorre documentarsi. Ma tutto è sempre farcito da alcuni luoghi comuni che uniscono genio e sregolatezza. E infatti l&#8217;immagine offerta del fumettista è simile a quella dello scrittore. Con la differenza che lo scrittore si mette davanti al computer o alla macchina da scrivere perché non ha altri strumenti. Il fumettaro invece fa altre cose. Ma nella fiction non c&#8217;è il minimo interesse a scoprire di cosa si tratta.</p>
<p><strong>Esiste qualcuno che è andato vicino alla figura reale del fumettista?</strong><br />
Forse gli americani, che dipingono il fumettaro come un pipparolo che si autocita moltissimo. Poi sconfinano attribuendogli certe patologie. Lo vedono come un sociopatico. A volte, per ragioni narrative, anche un sociopatico-killer.<span id="more-1647"></span></p>
<p><strong>Com&#8217;è vista la donna fumettara?</strong><br />
Ecco, per la donna il fumetto è molto legato alla sessualità. Un passaggio da vivere con un certo rituale, soprattutto per i giapponesi.</p>
<p><strong>Una particolare caratteristica del fumettaro?</strong><br />
Il cappello. Come l&#8217;intellettuale della Democrazia Cristiana aveva il basco, così il fumettaro disegna col cappello in testa. Ha la bombetta o la lobbia nera. In Francia, però, tutti gli autori indossano davvero un girocollo nero. Ad Angoulême sembra infatti di essere a un convegno di preti.</p>
<p><strong>Si capisce che non ami le divise.</strong><br />
Non le ho mai amate. Anzi, non le sopporto proprio. Fra i personaggi della Bonelli l&#8217;unico a non avere un costume fisso è proprio <em>Martin Mystère</em>. Ed è sempre per questa ragione: il mio odio per la divisa. Vedere molti colleghi omologati nel vestire mi fa tremendamente arrabbiare. Però capisco che questo è un problema mio&#8230;</p>
<p><strong>Ci puoi raccontare un episodio particolare, qualcosa che ha a che vedere con le stranezze del fumettista di fiction?</strong><br />
Prendiamo <em>Superman</em> e <em>Louise Lane</em>, da noi meglio conosciuta come <em>Lois</em>. C&#8217;è una storia in cui lei, per incrementare le vendite del quotidiano, avendo fatto una scuola d&#8217;arte si offre di fare una striscia a fumetti. Dopo pochi giorni la sua è la più importante striscia al mondo. Tutti i fumettari sanno che non può essere così. Forse gli sceneggiatori di fumetti pensano che i disegnatori siano mentecatti da prendere in giro. Come a dire: che ci vuole a fare un disegno? Ma più probabilmente, se pensiamo ai temi di creazione, è un po&#8217; come realizzare un sogno.</p>
<div id="attachment_1685" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Martin-Mystere-tavola-di-Giovani-Crivello.gif"><img class="size-medium wp-image-1685" title="Martin Mystere, tavola di Giovani Crivello" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Martin-Mystere-tavola-di-Giovani-Crivello-580x813.gif" alt="" width="580" height="813" /></a><p class="wp-caption-text">Martin Mystere, tavola di Giovani Crivello</p></div>
<p><strong>Riguardo alle citazioni e ai cammei di autori?</strong><br />
È una cosa divertentissima. Nello speciale di <em>Martin Mystère</em> di quest&#8217;estate si racconta la storia del personaggio che esce dai fumetti e, vivendo nella realtà, incontra il suo autore. Quindi compaio io. E più di un cammeo, si tratta di una scelta narrativa. Ma questa è un&#8217;altra storia. I cammei, in genere, sono nascosti. Il divertimento è proprio quello esserci. Meglio se non riconoscibili. Poi, se diventa una scelta costante come quella di <em><strong>Hitchcock</strong></em>, la cosa assume anche la dimensione del gioco.</p>
<p><strong>Quali sono i personaggi più citati e caricaturati?</strong><br />
Beh, ci sono delle storie emblematiche. Come la grande fregatura dei veri creatori di <em>Superman</em>, <em><strong>Siegel</strong></em> e <em><strong>Shuster</strong></em>, che si sono visti soffiare i diritti del personaggio per un piatto di lenticchie. E questa vicenda è stata raccontata spesso e in varie formule. È stata una lezione per molti.</p>
<p><strong>Un altro esempio?</strong><br />
Una storia triste e finita male: la rivalità fra l&#8217;inventore di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Li%27l_Abner"><em>Li&#8217;l Abner</em></a>, <em><strong>Al Capp</strong></em>, e <strong><em>Ham Fisher</em></strong>, creatore di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joe_Palooka"><em>Joe Palooka</em></a>. Hanno litigato orribilmente finché Fisher si è suicidato dopo aver disegnato finte strisce pornografiche da attribuire ad Al Capp. Il suo obiettivo era di farlo denunciare, ma ovviamente è stato facile riconoscere che non si trattava di originali. Ecco, questa vicenda è passata alla storia e in termini differenti ricorre nei racconti dei fumettisti d&#8217;invenzione.</p>
<p><strong>Parli con consapevolezza degli autori americani perché li hai studiati. Dopo <a href="http://www.eaq.it/"><em>Eccoci ancora qui</em></a> (2006) e <em>Fumettisti d&#8217;invenzione</em> (2010), due lavori d&#8217;analisi frutto di una raccolta meticolosa, da storico quale sei, c&#8217;è un libro &#8220;impossibile” e originale che hai pensato di scrivere e non hai ancora scritto?</strong><br />
Mi sono promesso di non fare mai nulla che assomigli al &#8220;copia e incolla”. L&#8217;unica eccezione potrebbe essere un lavoro sulla storia dei personaggi dei fumetti che appartengono alla letteratura popolare. Si tratterebbe di 4-500 schede da mettere insieme. Ovviamente, se non si fa il copia e incolla, il lavoro assume dimensioni titaniche. Internet facilita moltissimo le ricerche. Ma come nel caso di Fumettisti d&#8217;invenzione non si sa neppure cosa cercare. Il lavoro comunque è in progress e gli aggiornamenti sono stati pubblicati sulla rivista <a href="http://scuoladifumetto.blogspot.com/"><em>Scuola di fumetto</em></a>.</p>
<p><strong>Ora che il libro è uscito hai ricevuto segnalazione dai lettori?</strong><br />
No. Sembra che ai lettori italiani importi poco. Fortunatamente ci sono contatti con gli Usa: c&#8217;è un editore che sta preparando un&#8217;antologia di fumetti d&#8217;invenzione. Ha letto il mio libro e gli è piaciuto molto. È quindi possibile che ci sia una doppia uscita: da una parte la mia raccolta, dall&#8217;altra l&#8217;antologia. Forse, rispetto all&#8217;Italia, in America ci sono più appassionati della vecchia guardia. Quindi spero in un feedback.</p>
<p><span style="color: #993366;"><strong>(Seconda parte)</strong></span></p>
<p><strong>Abbiamo parlato a lungo di <em>Fumettisti d&#8217;invenzione!</em>. Ci siamo lasciati con una riflessione sui lettori italiani, a parer tuo poco interessati a questi temi. Perché questo distacco?</strong><br />
Prendiamo ad esempio le aste di <a href="http://www.littlenemo.it/"><em>Little Nemo</em></a> organizzate da Pignatone. Non solo sono fatte molto bene, ma sono anche interessanti. Alla fine, in questo momento, va via una copertina di <em>Alan Ford</em> disegnata così e così però piace tanto ai lettori nuovi, anche se coi suoi trenta-quarant&#8217;anni è un pezzo d’antiquariato. Poi tutti quei disegni che piacevano a me quand&#8217;ero ragazzo, e che con grande sofferenza non potevo mai permettermi, beh, non valgono nulla e non interessano a nessuno. Le mie piccole collezioni di fumetti di inizio Novecento non hanno valore. Quindi il pubblico è cambiato.</p>
<div id="attachment_1686" class="wp-caption aligncenter" style="width: 434px"><a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Una-spilla-di-Pogo.jpg"><img class="size-full wp-image-1686" title="Una spilla di Pogo" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Una-spilla-di-Pogo.jpg" alt="" width="424" height="423" /></a><p class="wp-caption-text">Una spilla di Pogo</p></div>
<p><strong>È solo un problema che riguarda i lettori?</strong><br />
No, anche gli autori. C&#8217;è ad esempio un collega molto bravo, mio amico. Avendomi fatto dei favori gli regalai un distintivo di Pogo che risaliva alle elezioni americane degli anni ‘70. Ecco, se ci si occupa di fumetti non si può non conoscere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pogo_(fumetto)"><em>Pogo</em></a>. Questo mio collega e amico, nonostante fosse molto preparato, di lui non sapeva nulla. E non sa nulla neppure sulla storia del fumetto. Probabilmente neppure gli interessa saperne qualcosa. Eppure è un operatore del settore. Figuriamoci quale può essere la reazione all&#8217;esterno.</p>
<p><strong>Allora qual è il senso del tuo lavoro?</strong><br />
Pur essendo consapevole che interesseranno a pochi, le mie sono opere di nicchia che mi diverto a fare. Comunque sono lavori che resteranno come riferimento. Saranno la base di altri studi. Del resto esistono blog sui fumetti meravigliosi. E anche su quello si può investire per amplificare il messaggio. Ecco, diciamo che io fornisco dei materiali per i blog&#8230;</p>
<p><strong>Ora stai parlando della diffusione libera di un prodotto a pagamento.</strong><br />
Per quanto la <a href="http://www.coniglioeditore.it"><em>Coniglio editore</em></a> faccia ottimi volumi, beh, vende pochissimo. Da tempo sostengo la diffusione dei libri in pdf. Magari col sistema del print on demand: non stampabili, possono essere scaricati e letti. Se il prodotto ti piace lo acquisti e te lo spediscono a casa con un capitolo aggiunto.</p>
<p><strong>A proposito di libri: <em>Fumettisti d&#8217;invenzione!</em> è in uno strano formato A4. Molto leggibile ma anche ingombrante. Perché questa scelta?</strong><br />
Ho impaginato il libro da solo. E quello, per me, era un formato adeguato. Poi l&#8217;ho sottoposto alla Coniglio, che ha deciso di stamparlo. E a quel punto sono stato maledetto per la scelta della dimensione. Ma ormai il lavoro era fatto e non si poteva tornare indietro.</p>
<p><strong>Ora parliamo d&#8217;altro. Nonostante le considerazioni sulla scarsa attenzione dei lettori, si parla ancora della riconoscibilità del fumetto come arte alta. Cosa manca ancora per il suo sdoganamento?</strong><br />
Il salto non è stato ancora fatto. Esempi di fumetti come arte alta non ce ne sono. Di alto artigianato, invece, ce n&#8217;è tanto. Ed è molto interessante. Il problema, semmai, non è riconoscere gli esempi di arte alta nel fumetto. Ma riconoscere a questo mezzo le possibilità di raggiungere certi livelli. Una possibilità negata a lungo.</p>
<p><strong>Quali sono i maggiori impedimenti che condizionano questo sviluppo?</strong><br />
Nessun impedimento. Tutto dipende dalla posizione e dall&#8217;approccio dell&#8217;autore. Se qualcuno mi dice <em>&#8220;Io farò l&#8217;artista”</em>, per me è squalificato in partenza. Non sono cose che si decidono a priori. Ci può essere il bravo artigiano che per talento, capacità e sensibilità diventa un artista. Forse, proprio in virtù della scorsa considerazione di cui gode il fumetto, in questo campo è più difficile trasformarsi da artigiano ad artista. C&#8217;è meno gente che si avvicina al fumetto per fare l&#8217;artista di quanta ce ne sia nella pittura o nella musica.</p>
<p><strong>Cosa significa essere un artista?</strong><br />
Ecco, non dobbiamo lasciarci ingannare da questa parola. È molto difficile da definire.</p>
<p><strong>Penso a Sergio Toppi. Lui si è sempre definito un artigiano.</strong><br />
Un artigiano che ha raggiunto delle vette che possono essere perfino artistiche. Toppi è un autore bravissimo. Che la sua sia considerata arte o no, beh, a me non interessa molto. Il suo prodotto è ben fatto. Se poi fra un secolo il suo lavoro si ricorderà ancora, forse allora sarà considerata arte.</p>
<p><strong>E come giudichi il rapporto fra autore e committente?</strong><br />
Molti dicono che il fumetto non può essere considerato arte proprio per questo. E soprattutto il fumetto &#8220;non d&#8217;autore&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Non d&#8217;autore&#8221;. Lo dici con un certo disprezzo. Perché?</strong><br />
Il problema sta nella definizione: un fumetto è &#8220;d&#8217;autore&#8221; quando a realizzarlo è una sola persona. Se oltre al disegnatore c&#8217;è anche uno sceneggiatore, non è &#8220;d&#8217;autore&#8221;. Questa è la considerazione generale. Forse è perché un quadro, almeno in linea teorica, è un&#8217;opera d&#8217;arte attribuita a un solo pittore.</p>
<div id="attachment_1683" class="wp-caption aligncenter" style="width: 590px"><a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/L.O.V.E.-di-Maurizio-Cattelan-Milano.jpg"><img class="size-medium wp-image-1683" title="L.O.V.E. di Maurizio Cattelan (Milano)" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/L.O.V.E.-di-Maurizio-Cattelan-Milano-580x362.jpg" alt="" width="580" height="362" /></a><p class="wp-caption-text">L.O.V.E. di Maurizio Cattelan (Milano)</p></div>
<p><strong>Comunque esistono molti esempi di &#8220;fabbriche d&#8217;arte”&#8230;</strong><br />
Sono convinto che oggi ci siano grandi artisti che in realtà hanno il talento per le public relation. Rispetto questa meravigliosa arte della promozione. Anche se poi il prodotto artistico non mi piace affatto. Prendiamo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Cattelan"><em><strong>Maurizio Cattelan</strong></em></a> e il suo <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/09/23/foto/milano_in_anteprima_il_dito_di_cattelan-7364744/1/">dito medio</a> in piazza Affari, a Milano. Lui sì che è un genio delle <em>public relation</em>. Se io e te facessimo qualcosa di provocatorio, anche se tecnicamente perfetto, ci prenderebbero a calci nel sedere. Se invece la provocazione è lanciata da un genio della comunicazione come Cattelan, allora quella è arte. Quindi c&#8217;è un&#8217;immagine molto deviata dell&#8217;arte. Questa, infatti, è l&#8217;arte del farsi riconoscere.</p>
<p><strong>E il fumettista?</strong><br />
In questo momento sta tristemente puntando su questa seconda ipotesi. Tantissime opere che a parer mio vengono scelleratamente considerate come il nuovo trend del fumettaro sono in realtà tristissime e pallose autobiografie. Attenzione, non tutte sono davvero così noiose. Ma non è detto che se uno inizia a far fumetti e dopo poco disegna la sua autobiografia in centinaia di pagine questa sia arte. E il problema è che il mondo della critica, a priori, la considera tale. La preferisce a un&#8217;onesta storia di <em>Tex</em> o di altri fumetti seriali.</p>
<p><strong>Se uniamo queste considerazioni a quelle degli artisti delle public relation non è che il quadro sia confortante&#8230;</strong><br />
Prendiamo un altro esempio: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roy_Lichtenstein"><strong><em>Roy Lichtenstein</em></strong></a>. Anche lui era un artista della comunicazione. Però aveva anche una sua invenzione che lo rende a parer mio il più importante della categoria.</p>
<p><strong>Allora Lichtenstein ti piace?</strong><br />
È il suo lavoro a essere divertente: ha preso e riproposto vecchie cose. Forse è tutto un problema di sostanza. E in Lichtenstein, così come in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jasper_Johns"><strong><em>Jasper Johns</em></strong></a>, la sostanza c&#8217;è.</p>
<p><strong>A proposito di editori, mercati, autobiografie e PR: un buon ufficio stampa quanto può condizionare la critica?</strong><br />
Moltissimo. Innanzitutto non esiste una vera critica del fumetto. Esiste molta più gente che ama il fumetto e a cui piace parlar bene del fumetto. Ma questa è una cosa differente dalla critica. Quella cinematografica, ad esempio, ha assunto delle connotazioni precise: anche un critico deboluccio è preparato, parla del prodotto e non dell&#8217;autore in termini folcloristici. Nel fumetto non è così. Soprattutto quando si scrive del prodotto seriale. In quel caso non si parla mai della storia ma dell&#8217;autore. Chiaramente abbiamo un vecchio vizio critico che vale tuttora: ciò che è noioso e incomprensibile è anche interessante. Sia chiaro però che non nego affatto il fumetto d&#8217;autore: apprezzo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gipi"><strong><em>Gipi</em></strong></a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Art_Spiegelman"><strong><em>Art Spiegelman</em></strong></a> e molti altri. Sono geniali, bravi e innovativi. Altri sono misere copie che toccano elementi di moda tanto cari alla critica del fumetto. Ecco, se avessi tempo e voglia disegnerei una finta biografia in stile sfigato. E avendo una certa tecnica&#8230;</p>
<div id="attachment_1682" class="wp-caption aligncenter" style="width: 482px"><a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Un-fascio-di-bombe.jpg"><img class="size-full wp-image-1682" title="Un fascio di bombe" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/09/Un-fascio-di-bombe.jpg" alt="" width="472" height="619" /></a><p class="wp-caption-text">Un fascio di bombe</p></div>
<p><strong>La tua finta autobiografia riscuoterebbe un gran successo?</strong><br />
Forse. Ma cosa significa avere successo? Forse che scrivono molto bene di te (ma non vendi)? O che pur scrivendo poco di te vendi un sacco di copie? Vedi, recentemente è uscita la riedizione di un volume sulla strage di Piazza Fontana, <a href="http://www.qpress.info/12c.htm"><em>Un fascio di bombe</em></a>, realizzato parecchi anni fa da me, <a href="http://www.mariogomboli.it/"><em><strong>Mario Gomboli</strong></em></a> e <em><strong>Milo Manara</strong></em>. Per l&#8217;abilità di promozione dell&#8217;editore sono usciti molti articoli su questo libro. Ma nessuno si è degnato di leggerlo, e questo si capisce benissimo. (Se fossi un critico ci andrei giù pesante per i tanti errori.) Ecco, uno potrebbe pensare al boom dell&#8217;anno. Invece abbiamo venduto 800 copie.</p>
<p><strong>Torniamo agli autori di comic book, e chiudiamo la nostra conversazione. Quali sono oggi i migliori?</strong><br />
I migliori stimoli non arrivano da quelli americani. I più grandi autori o sono inglesi o sono ebrei. O di origine inglese ed ebraica. Si portano dietro un bel bagaglio culturale. Sono gli unici che riescono a dire cose nuove anche nel mondo dei supereroi. Penso ad esempio a personaggi come <strong><em>Frank Miller</em></strong>. Gente che si porta dietro la cultura europea. Secondo me il fumetto è un&#8217;invenzione fra l&#8217;ebraico, l&#8217;inglese e l&#8217;irlandese. Tutti i momenti migliori del fumetto americano sono infatti legati a questi tre Paesi.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>[gianluca testa]</strong></p>
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		<title>Perché non premiare ANIMAls?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 14:58:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianluca Testa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho un po&#8217; di arretrati ancora da leggere. ANIMAls? Sono a metà del quarto numero. E confermo quanto di buono ho detto finora su questa rivista, a parer mio la vera rivelazione editoriale di quest&#8217;anno. Quindi mi stupisco di come ancora nessuno abbia &#8216;pensato&#8217; di premiarla. (Sempre che i premi contino ancora qualcosa). Le occasioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2009/10/Gipi-ANIMAls-5-scan.jpg"><img class="size-large wp-image-331 aligncenter" title="Gipi - ANIMAls 5 - scan" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2009/10/Gipi-ANIMAls-5-scan-757x1024.jpg" alt="Gipi - ANIMAls 5 - scan" width="409" height="553" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Ho un po&#8217; di arretrati ancora da leggere. <a href="http://animals-theblog.blogspot.com/" target="_blank">ANIMA<em>ls</em></a>? Sono a metà del quarto numero. E confermo quanto di buono ho detto finora su questa rivista, a parer mio la vera rivelazione editoriale di quest&#8217;anno. Quindi mi stupisco di come ancora nessuno abbia &#8216;pensato&#8217; di premiarla. (Sempre che i premi contino ancora qualcosa). Le occasioni certo non sono mancate. Che quattro numeri siano troppo pochi per farsi un&#8217;idea? Macché. Se qualcosa vale, be&#8217;, si riconosce subito.<br />
<a href="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2009/10/Rain-ANIMAls-5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-324" style="margin: 4px;" title="Rain - ANIMAls 5" src="http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2009/10/Rain-ANIMAls-5-187x250.jpg" alt="Rain - ANIMAls 5" width="187" height="250" /></a>Insomma, stamani ho trovato in edicola il numero cinque, già <a href="http://www.stunf.it/2009/09/23/animals-anteprime-ottobre/" target="_blank">annunciato</a> con preziose anteprime. Sfogliandolo mi accorgo di come il prodotto migliori col trascorrere dei mesi. Scopro con felicità <strong>Rain</strong> -che stravolge un po&#8217; il mio preconcetto artistico nei confronti dei manga, anche se cinesi- e di nuovo <a href="http://gregorypanaccione.blogspot.com/" target="_blank">Grègory Panaccione</a>. A seguire tutti gli altri. (Di grande impatto visivo le quattro tavole di <strong>Gipi</strong> in &#8216;mare aperto&#8217;). Alla fine si scopre che la prossima uscita (n. 6) conterrà anche un&#8217;intervista ad <strong>Art Spiegelman</strong>. Però.<br />
Ora ricordo le parole di <strong>Laura Scarpa</strong> in un&#8217;<a href="http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=28761" target="_blank">intervista</a> raccolta da Exibart: <em>&#8220;È stato <strong>Scòzzari</strong>, benché sia presente un po’ più a latere nella rivista, a proporre il titolo. Per lui la rivista è ancora un po’ troppo &#8216;signorina&#8217;, troppo educata, avrebbe voluto qualcosa di più ribelle&#8221;</em>. Ebbene, sarebbe stato improduttivo riproporre versioni edulcorate de <em>Il Male</em> o <em>Frigidaire</em>. <strong>ANIMA<em>ls</em></strong> è figlia del suo tempo. Ed è forse quello di cui oggi abbiamo bisogno: un po&#8217; di <em>sana</em> cultura, non troppo elitaria e neanche radical-chic. Perché chi ha qualcosa da dire sa farlo con eleganza. Del resto il ruolo massimo dell&#8217;arte è di educare al bello.</p>
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