Manonmuoreno

Cristina D’Avena e i Gem Boy, ottima cartoon band demenziale capace di far sorridere (e fare anche buona musica), due anni fa, nella Lucca dei fumetti, ottenne un successo di pubblico che nei numeri superò di gran lunga le presenze dei fan di Luciano Ligabue. (Che, per onor del vero, si presentò non per cantare ma per presentare l’edizione a fumetti de La neve se ne frega, ottima trasposizione illustrata del suo romanzo). Ebbene, sotto una pioggia battente, là sotto il palco del Music & Comics 2008, c’erano più di seimila persone. Ora i Gem Boy hanno attirato di nuovo la mia attenzione con la loro ultima geniale parodia. Con Manonmuoreno si prendono gioco di Povia, e indirettamente di Arisa, evidenziando l’astuzia del cantante milanese.

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Sanremo 2010. Il pagellone.

Siamo d’accordo. Esistono cose molto più serie nel Paese. Ma il festival di Sanremo è qualcosa a cui difficilmente rinunciamo. Detrattori e spettatori appassionati, pubblici desiderosi di commenti di costume e critici musicali. Massaie e professionisti, operai e liberi pensatori. Sono tutti lì, in quella settimana. Tutti attenti a questa kermesse (oddio che obbrobrio di definizione…) ancora in grado di attrarre nonostante tutto. E così ho scritto qualcosa per il quotidiano LoSchermo. E la cosa mi ha divertito. Ora ripropongo il testo e i voti assegnati ai finalisti. Cui aggiungo, per il blog, anche i giudizi dei concorrenti eliminati prima della finale. Ho iniziato scrivendo “Basta così, grazie”. Basta col televoto. E basta con la “sovranità popolare” che ha facoltà di voto. La democrazia, che è cosa seria, si eserciti altrove. Non a Sanremo, non durante il festival della canzone nazionalpopolare. Perché il concorso dell’Ariston diventa la succursale d’élite di Amici. E Antonella Clerici fa la ‘Cenerentola’ della De Filippi con la sola differenza del vestito buono. Come riconoscere i due format? A Sanremo si indossa lo smoking, ad Amici una tuta bianca o blu. Vince Valerio Scanu con una canzone che pare scritta da Emanuele Filiberto, su cui si abbattono piogge di fischi ampiamente meritati. Persino l’orchestra protesta stracciando gli spartiti. (Il tutto per evitare di stralciarsi l’abito o, peggio, prendere a ciaffoni il trio). E pensare che nelle prime serate, con la giuria demoscopica, erano stati eliminati davvero i peggiori. Poi i peggiori sono arrivati in finale grazie al televoto, che ribalta l’aspettativa e cancella ogni merito. D’ora in avanti facciamo in modo che a inviare gli sms siano le groupies di Amici. O, alla peggio, quelle di dubbio gusto del Grande Fratello. Detto questo,presento la mia personale classifica. Un ‘pagellone’ dall’ordine inverso: dal migliore al peggiore. Non cambierà nulla, d’accordo. Ma almeno potremo dimenticarci, anche solo per un attimo, l’effetto nausante del televoto. E trascuriamo la conduzione della Clerici (che – a volte ‘trota’ a volte ‘funambola’ – merita comunque una sufficienza per aver fatto di Sanremo un festival e non una caciaronata). Leggi >>>