Fumetti, comics e manga. Tre parole che sarebbero -anzi, sono- in calo nelle ricerche su Google. Nonostante il sito Ubc sia stranamente (e in modo inquietante) off-line, ringrazio il team per la segnalazione che abbraccia sette anni di affannose ricerche. Innanzitutto noto come l’impennata della parola “comics” avvenga in corrispondenza di Lucca Comics & Games. Questo non può che farmi piacere.
Poi rifletto sul fatto che la ricerca di queste parole chiave -che ne dicano i motori di ricerca- a parer mio non è affatto inflazionata. Mi spiego meglio: se nel 2004 si cercava con più frequenza la parola “fumetto” era solo perché l’utente medio di internet era attratto dal genere in modo vago, quasi etereo. Come se non sapesse in quale mare magnum era andato a cacciarsi. Immagino che negli ultimi anni le ricerche si siano raffinate a tal punto da far digitare direttamente il nome dell’autore o del libro di cui si è sentito parlare o si è letto. Insomma, non cala la passione per il fumetto. Bensì si specializza la ricerca sul web.
A confermare questa tendenza c’è poi la teoria seconda la quale il fumetto fa notizia a prescindere. Non quando racconta storie intimiste, profonde, sensate. Ma quando illustra biografie di personaggi o fatti che alla cronaca interessano in modo quasi morboso. Gli ultimi casi? Eccoli qua: Giorgio Gaber, l’eternit e Steve Jobs.














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