Boom d’ascolti su La7 nel giorno di “Piazzapulita”

Corrado Formigli

Piazzapulita di Corrado Formigli ha ottenuto su La7 la media share del 7,48% con picchi del 14,98%. E quasi 7 milioni di telespettatori complessivi (6.943.549). Il tutto avveniva ieri in prima serata. Mentre il tg di Enrico Mentana, poco prima, raccoglieva l’11,79% di share media con quasi 2,6 milioni di telespettatori (2.551.225) e 4 milioni di contatti (3.940.265).
Alla fine ottiene un buon risultato anche Lilli Gruber: quattro puntate di Otto e Mezzo, media share dell’8,07%. Insomma, facendo i calcoli su tutto il palinsesto quotidiano, La7 ha ottenuto il 5,75% di share media nel totale di giornata. Forse non tutto è perduto.
Per evitare la deriva, a questo punto occorre riflettere su meriti e demeriti. Perché Mentana non è Re Mida. E neppure uno scemo. Gli altri? O si affannano a lodare il ‘no’ dell’Arcuri a Berlusconi o si gettano nel reportage felino. Questo accade quando anche Serena Dandini ha abbandonato il suo divano.

Sei snob come me?

8Max - http://ottomax.splinder.com/

Sei snob se continui a sostenere che non c’è libertà d’espressione. In verità, in Italia, si può dire e fare di tutto. O quasi tutto. Forse il problema sta proprio lì. Semmai dovremmo ancora lamentarci del nauseante conflitto d’interessi trascinato – e irrisolto – ab illo tempore. L’accentramento di poteri e proprietà in poche mani crea inevitabilmente un’oligarchia mediatica. E qualcuno ha pure provato a mettere il bavaglio alla rete. Nonostante tutto questo ci sono spazi di grande fruizione (leggi ‘spazi televisivi’) in cui anche il buonista Fazio e l’ancor-puro Saviano fanno il loro show. Nonostante tutto questo, sul web, si può ancora scrivere ciò che si vuole e con ogni linguaggio.
Sei snob se pensi che “Vieni via con me” sia bello a prescindere. La trasmissione funziona più e meglio di qualunque altro programma di genere. Forse supera in efficacia anche spazi di approfondimento e d’inchiesta. Ma il format, alla lunga, stanca. La terza puntata è stata infatti più debole delle due precedenti. Quindi, se dovessero accordate l’aumento del numero delle puntate, immagino sarebbe difficile tenere lo stesso ritmo sul lungo periodo. E’ bene che il format arrivi alla sua gloriosa conclusione. Altrimenti il duo corre il rischio di fare la fine di Marcello Lippi al mondiale in Sudafrica.
Sei snob se guardi “Vieni via con me” perché sei di sinistra. Per una volta fai funzionare la tua testa e riscopri il gusto per il bello dando anche libero sfogo a quel sano senso critico che permette finalmente di crescere. Poi, com’è che ha detto Corrado Guzzanti leggendo la sua lista? “Il Pd è il primo partito in Italia a usare le primarie, il primo partito al mondo che le perde”.

Sei snob se sei di destra e pensi che “Vieni via con me” sia una trasmissione “mistificatoria” e da boicottare. Il buon senso prima di tutto, cari miei. Ma qui del buon senso pare non resti neppure una debole ombra. O si è a favore o si è contro. Tutto è bianco o tutto è nero. Almeno a parole, almeno in pubblico. Anche perché di decisioni (e manovre) che smentiscono i buoni propositi, su quelle poltrone ne sono state prese fin troppe.
Sei snob se non guardi “Vieni via con me” perché il web è meglio dei giornali che sono meglio della radio che è meglio della televisione. La comunicazione di massa passa sempre e comunque di lì. La tv è e resta il più efficace amplificatore d’informazione e d’intrattenimento. E ora che la tv si guarda anche sul web sono stati colonizzati pure gli ultimi comunicatori, quelli nati nell’era dei social network.
Sei snob se ora traduci tutto in “lista”, proprio come in questo post. Ricordiamo la lista di Schindler, ascoltiamo quelle di “Vieni via con me”… ma per favore, nel nostro privato salviamo solo quella della spesa.

Paolo Conte all’Arcimboldi. Retrò

manifesto Paolo Conte, Arcimboldi di Milano, 2010 - ph. iPhone

C’è molto di Nelson in questo nuovo tour di Paolo Conte. Alle prese con una verde Milonga e Diavolo Rosso restano i pezzi migliori per intensità di interpretazione. Anche se, a parer mio, aver ridotto i fiati a favore di qualche corda di chitarra in più fa rimpiangere un po’ gli arrangiamenti del precedente spettacolo.
Assistiamo al terzo dei cinque concerti in programma al teatro Arcimboldi di Milano. Si tratta della prima tappa italiana del tour e a Milano è un venerdì sera piuttosto caldo. Paolo Conte affascina con la sua eleganza, come sempre. Inizia puntuale e stavolta parla pure. Solo prima di Massaggiatrice. Giusto qualche parola per spiegarne il significato della canzone e l’origine del testo. L’allestimento minimimale e sobrio del palco ci porta indietro di mezzo secolo. E anche le sonorità contribuisco a sostenere questo effetto retrò. Un quadro musicale e teatrale che contrasta con la modernità forse inadatta dell’Arcimboldi. Lì il pubblico ha ben risposto. Era caldo, ma ancora una volta non minimamente azzeccato il tempo giusto per cantare in corso il ritirnello di Via con me, che registra così un’altro mezzo silenzio. Seppur in una pizza prestigiosa come Milano.
Alla fine, comunque, nessun rimpianto. Fatta eccezione per quella mezz’ora abbondante di coda per uscire dal secondo piano interrato del parcheggio a pagamento che serve il teatro. (Cinque euri per il tempo dello spettacolo “e poi si chiude un’ora dopo la fine”, tiene a precisare l’uomo con la giacchetta fosforescente che ci consegna il biglietto). Nessun rimpianto anche perché stavolta eravamo in prima fila. Al centro. E la foto in cui sono ritratti scarpa e culo di uno spettatore che stava piacevolmente conversando nella pausa fra i due tempi ne è la testimonianza. Peccato che tra l’orchestra e la platea ci fosse fin troppo palco inutilizzato.

Arcimboldi: scarpa con culo in prima fila al concerto di Conte - ph. iPhone

Segnalo infine che domenica 15 novembre Paolo Conte sarà ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” (Raitre, solita ora). Le sue apparizioni in tv sono molto rare. Quindi conviene tenerlo d’occhio.

Tom Bosley (1927-2010)

"Happy Days - Gold Key Comics Book" - Thomas Edward Bosley (1.10.1927-19.10.2010)

Sarah Scazzi a fumetti. Era necessario?

Ricostruzione delle fasi del delitto. Franco Portinari per il Corriere della Sera

C’era proprio bisogno di una ricostruzione illustrata? Come se non bastassero il voyeurismo mediatico e il turismo dell’orrore (sostantivo attribuibile non tanto alla vicenda, quanto piuttosto alla perversa curiosità di chi desidera apparire nei tg della sera). Come se non bastasse la drammaticità di una storia che, a differenza di analoghi fatti di cronaca – o come il delitto di Cogne o il terremoto a L’Aquila – ha conquistato spettatori e lettori attratti da questa sadica rappresentazione di real crime. Un format che premia il giornalismo di cronaca, che veste così i panni del prodotto d’informazione scandalistica che tanto piace alle signore che siedono dal proprio parrucchiere su poltrone di pelle bianca in attesa del colore e della messa in piega. Ci stiamo tristemente abituando ai servizi sui cani del Tg5, a quelli sul jogging del Tg1, ai plastici di Porta a Porta. Ora mi chiedo se la ricostruzione illustrata dell’omicidio di Sarah Scazzi – pubblicata dal Corriere della Sera e disegnata da Franco Portinari – era davvero indispensabile per far meglio comprendere una vicenda che sta facendo emergere l’imbarbarimento sentimentale e la scarsa coscienza di un paese che non è più popolato da persone. No, ormai siamo considerati tutti degli spettatori misurabili col metro dell’auditel e dello share.

Approfitto dell’occasione per segnalare anche questo video realizzato da Gipi. Come spiega lui stesso su YouTube,  si tratta dei commenti del gruppo di Facebook “Lasciate lo zio di Sarah alla folla” (probabilmente il gruppo è stato rimosso) recitati da due robot “professionisti”. Le immagini sono quelle degli autori dei commenti. Gipi – e quindi la Santamariavideo – non ha modificato in alcun modo testi e immagini. Ah, il titolo: “A 1562 persone piace questo elemento”.

A piede libero l’ultrà servo

La vignetta di Vauro sul Manifesto del 14 ottobre 2010

Se è vero che gli ascolti di Annozero doppiano quelli di X-Factor, e se è vero che la sussistenza di Raidue è garantita proprio dal ‘dissidente’ Michele Santoro, allora la scelta del direttore generale Mauro Masi è quella di chi non sa o non vuole gestire un’azienda. Che, seppur pubblica, è comunque collocata sul mercato. Quello è il suo campo di battaglia. E gettare la spugna significherebbe, fra le altre cose, alleggerire il peso alla concorrenza. Cioè a Mediaset.
Il “vaffa… un bicchiere” rivolto al direttore generale di via Mazzini è quindi costato a Santoro dieci giorni di sospensione. A Santoro, non alla trasmissione. Che presumibilmente nelle prossime due settimane andrà in onda ugualmente, anche senza il suo ‘spirito guida’, guadagnando senz’altro punti share gentilmente concessi dal polverone mediatico e politico sollevato da questa decisione.
Che si tratti quindi di una scelta presa con consapevolezza? Immaginiamo di no. Perché stasera Santoro andrà regolarmente in onda. E certamente Annozero registrerà nuovi record di ascolto. L’ex parlamentare europeo dell’Ulivo, che si trova molto più a suo agio nella lotta, avrà sicuramente il dente avvelenato. E così Masi, in un’intervista rilasciata al Messaggiero, mette le mani avanti: “Se stasera Santoro mi attacca ancora lo licenzio”. Così sarebbe fatto anche il volere dell’editore politico Silvio Berlusconi. Leggi >>>

L’ultimo terrestre

Le invasioni barbariche - Screenshot della sigla animata di Gipi

“Ti piace la sigla?” chiede al rientro in studio Daria Bignardi. “Sì… Questa sigla è molto energica. Powerfull!” risponde Morgan. Poco prima Facchinetti (sì, lui, il Dj Francesco) in uno spezzone ripreso da X-Factor, rivolgendosi a Morgan dice che gli vuol bene e lo chiama “pirata”. Ecco, di pirati a Le invasioni barbarche ce ne sono parecchi. In studio si vedono navi ovunque. La scenografia ne è piena. Oltre alle navi anche alberi, e brandelli di vele e cieli tempestosi. Perché un pirata non è un pirata se naviga col bel tempo su mari tranquilli piatti come lastre di marmo.
L’innamoramento artistico della Bignardi per Gipi credo risalga a un festival di Internazionale di un po’ d’anni fa. Seguì l’ospitata nelle vecchia edizione del programma, sempre su La7. Appuntamento che coincise con la prima apprizione di Gipi in tv. Poi la collaborazione artistica in Rai con la realizzazione della sigla per L’era glaciale. Infine la nuova sigla per le invasioni barbariche 2010. (E i pirati. Perché è quello il soggetto richiesto dalla produzione). Gipi, sul proprio blog, spiega come per questo lavoro (cui ha collaborato Andrea Vignali) si è complicato la vita.

http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/10/gipi-sigla.invasionimbarbariche.2010.flv

Quando ho scritto il lancio su afNews su questo argomento, be’, non ho tralasciato la segnalazione del titolo del film tratto dal fumetto Nessuno mi farà del male di Giacomo Monti che realizzerà con la Fandango e su cui, dice, sta già lavorando: “L’ultimo terrestre” (per sua stessa ammissione, “se tutto andrà bene” uscirà entro il 2012). Ho omesso però una curiosità. Se nella cinematografia italiana titoli simili non esistono – e questo controllo Gipi, Procacci & C. sicuramente l’hanno fatto a tempo debito – i cinefili forse sapranno che c’è un regista toscano, più esattamente di Livorno, il cui pseudonimo era Gipì. Gipì, con l’accento sulla i. Si tratta di Giampaolo Lomi. Fra le altre cose, Lomi ha direttto nel 1975 anche Aldo Fabrizi nel film I Baroni. Cosa c’entra tutto questo con L’ultimo terrestre? Nulla. Solo piccole curiosità utili a temporeggiare nell’attesa di conoscere qualche dettaglio in più sul film. Nel frattempo, però, se una discussione critica si può aprire, questa riguarda il libro di Monti. Lo ammetto, ancora non l’ho letto. Ma lo farò presto.