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Tutti pazzi per Materazzi
Marco Materazzi. Chi lo ama, chi lo odia. La maschera indossata dopo il derby vinto dall’Inter due a zero, domenica scorsa, è un colpo di genio. Forse in questo calcio fatto di calci (e milioni) sarebbe bene prendersi un po’ meno sul serio. Forse farebbe bene anche un po’ di leggerezza. Andando ben al di là dei cori razzisti, dei tornelli, delle curve politicizzate, della corruzione e dei presidenti che lucrano. Il calcio è anche uno sport capace di appassionare. Fortunatamente.
Santo Bettino Craxi da Hammamet
Domani è il 19 gennaio 2010. Esattamente dieci anni fa moriva Bettino Craxi. Ora giornali, tivù, politici e vari media si sforzano di ricordarlo. Tutti ne parlano, me compreso. Leggo, ascolto e vedo commenti e lusinghe. Frasi formali e istituzionali privi di passione e buon senso ma infarcite di insana convenienza. Come Bettino Craxi ce n’erano allora e ce ne sono oggi. Quindi, be’, che i commenti bipartisan (lasciamo stare Di Pietro e i populisti di genere) siano risparmiati almeno in questa occasione. Craxi non è un martire né un santo. E la classe politica che lo omaggia ad Hammamet, nel cuore, ha paura. Paura di fare la stessa fine. In questo, ahimè, c’è molta complicità. Infine ci sono governi locali (vedi la Milano di Letizia Moratti) che litigano su questioni di vitale importanza: intitolargli una strada, una piazza o una vita. A Lucca, nella mia città, è stato già fatto. Senza tanti clamori. A Craxi hanno aggiunto, fra le altre, strade intitolate a Gabriele D’Annunzio, Thomas Alva Edison, Carlo Lodovico Ragghianti, Falcone e Borsellino, Ugo La Malfa, Mario Tobino, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, Beppe Fenoglio, Don Lorenzo Milani e altri santi. E poi Gandhi. E Giordano Bruno. Insomma, domani è il 19 gennaio 2010. E io vado a sciare. Pensando ad Hammamet. E a Paolo Rossi, che ricordo per la prima volta con questa canzone in un live di circa quindici anni fa alla Versiliana. Da ascoltare.
Paolo Rossi – Ad Hammamet – Hammamet e altre storie (1994)
Christmas with the Superheroes
Evviva il festival dei luoghi comuni. Mi accodo alle tante banalità dicendo che, alla faccia della crisi, in questi giorni mi sono trovato immerso in code chilemetriche alle casse di negozi e centri commerciali. Ogni scontrino precedente al mio segnava cifre che variavano dai 280 ai 400 euri. Alla faccia della crisi. Se poi a questo sommiamo statuine, madonne, miniature del duomo di Milano (a quando una legge che vieta il porto abusivo di souvenir?) e affini, credo che per risolvere la situazione, in questo Natale, ci sia proprio bisogno dell’intervento dei Supereroi. Il biglietto virtuale di auguri inviato dall’amico Davide Calì è piuttosto esplicito e anticipatore, oltre che molto carino. E poi, a proposito di Supereroi, guardate un po’ cosa sono riusciti a fare alcuni dei ragazzi di Filigrane che hanno partecipato al laboratorio video nel grande evento dello scorso novembre al Saschall di Firenze…
Buone feste a tutti.
Massimo Tartaglia come Don Chisciotte
Quest’uomo si chiama Massimo Tartaglia. Un nome proprio finora sconosciuto che entrerà di diritto nell’elenco dei miti contemporanei. Ha compiuto un gesto che per pudore o rispetto o senso civico quasi nessuno avrebbe avuto il coraggio di fare. Ora sarà tutto offuscato dallo spettro della follia. E non è difficle immaginare che Silvio Berlusconi possa presto ‘perdonarlo’. Del resto così è stato anche per Giovanni Paolo II con Mehmet Ali Ağca.
Le torte, il Quirinale e le video interviste a Paola Turci, Niccolò Fabi, Paolo Ruffini, Monica Di Sisto e Giorgio Van Straten
Dalle torte al Quirinale. Una parabola fisica e temporale intensa che passa dalle celebrazioni per i venticinque anni dell’associazione per cui lavoro e attraverso convegni sulla dimensione europea del volontariato e sul protagonismo giovanile in Toscana. Definizioni che potrebbero apparire ‘retorica’ se dietro a ogni sigla e titolo non ci fossero persone. A volte distaccate, a volte solo professionali, a volte con ruoli di semplice rapprsentanza. Fortunatamente capita anche d’incontrare persone appassionate, vive e cariche di idee. Mentre soffiando sulle candeline immaginarie di una torta reale si chiude un cerchio lungo un quarto di secolo, chi parla dal palco si trova di fronte a una platea solo parzialmente recettiva, a volte assonnata. Non sono mancate immagini di colli ripiegati da un lato e appoggiati a spalle curve. E bocche spalancate di teste rivolte all’insù. Roba che girando per convegni si vede spesso. Gente per cui il momento del buffet rappresenta il risveglio di tutti i sensi che permette loro di riacquistare forza e vivacità. Poi ci sono anche persone che ci mettono il cuore. Ci sono giovani che credono ancora di poter cambiare qualcosa. Sono capaci di affrontare con faccia tosta l’ostacolo. L’affrontano, guerreggiano come posso. E sono fondamentalmente dei privilegiati. Sia per le capacità che hanno ricevuto in dono sia per i contesti un cui vivono. Ché quando ci sono famiglie da mandare avanti, soldi da guadagnare per mangiare e sopravvivere, quando ci sono abbandoni, rifiuti e conflitti, be’, forse la costruzione di un nuovo e migliore modello di società non diventata una battaglia prioritaria. Alcui di questi ragazzi ‘eletti’ hanno partecipato a “Filigrane”. Loro, prima o poi, riusciranno senz’altro a ritagliarsi un ruolo adeuato alle aspettaive. Sicuramente saranno capaci di contribuire, laddove avranno spazio, a migliorare anche le condizioni di chi lotta per se stesso, perché così è costretto a fare. Loro, giovanissimi, si sono messi alla prova. Alcuni ho avuto la fortuna di incontrarli nel corso di un workshop sulla comunicazione sociale, proprio nel contesto di “Filigrane”. Tra i materiali che hanno prodotto ci sono questi video. Continua a leggere »
Nobel per la pace a Berlusconi se…
Le idee “respirano” con Filigrane
Non è vero che i giovani sono così scialbi, vuoti, disinteressati e appiattiti come un certo tipo di comunicazione vuol farci credere. Ci sono molti ragazzi carichi di idee e di voglia di fare. Ragazzi che, al di là delle catalogazioni e dei limiti anagrafici, desiderano sperimentare ed essere messi alla prova. E’ a loro che si rivolge il seminario di “Filigrane”, il cui obiettivo è di discutere della comunicazione sociale attraverso la “lettura dei contesti” e, quindi, del territorio. Il percorso è stato promosso dalla Regione Toscana e coordinato dal Centro Nazionale per il Volontariato. Ha portato all’approvazione di parecchi pregetti in tutta la toscana. E protagonisti sono sempre i giovani. Un centinaio di quelli coinvolti hanno deciso di partecipare a questi tre giorni di incontri, confronti e scontri che si stanno consumando negli spazi del villaggio “La Vela”, a Castiglione della Pescaia. Loro hanno già scelto. Hanno deciso di partecipare, di mostrarsi, di manifestare conseno o disapprovazione (soprattutto verso “una politica senza prospettive e incapace all’ascolto”) . Continua a leggere »


