La politica deve alzare l’asticella del suo livello di comprensione. Anzi, di comunicazione. Deve parlare con la consapevolezza di essere capita, compresa, recepita. Bel al di là della condivisione di idee o progetti, parlamentari, leader di partito e ministri dovrebbero utilizzare un linguaggio corretto, semplice e lineare. Sia chiaro: quando penso alla comunicazione non intendo cervelloni laureati nella scienza dedicata che impostano campagne spietate basate esclusivamente o sulla promozione dell’immagine o su falsi miraggi riassunti in un book di slogan. No, quando parlo di comunicazione penso piuttosto alla dialettica, alle parole, alle espressioni. Ripugno la volgarità dialettica padana, i vaffanculo seminati come il grano, i manici d’ombrello sventolati di fronte alle piazze. Ma non riesco neppure a digerire la lirica divertente e inopportuna di Nichi Vendola. Non a caso su Twitter -quello che Panorama ha definito il “colto” social network- gli utenti hanno giocato con l’hashtag #nichimachestaiadì. Una delle vette più alte, il leader di Sel l’ha raggiunta parlando della Costa Crociere e della Concordia. Un audio degno della migliore satira caduto come manna sulla redazione della Zanzara Giuseppe Cruciani.
Cotechino e lenticchie o “porcellum”?
Sembra proprio che il leghista Calderoli abbia nostalgia dei dopo-cena del Cavaliere. Sembra sia invidioso della felicità altrui. Sembra anche maldigerire sobrietà e austerity. Anche quando è indotta per diffondere un clima di paura che ricorda molto l’America che si preparava ad entrare in guerra per scongiurare l’incubo dei talebani sotto casa o le fantomatiche armi di distruzioni di massa nascoste chissà dove in Iraq. In mancanza di meglio, il leghista della maglietta-anti-Islam se la prende con Monti per la cena di capodanno consumata nelle sale di Palazzo Chigi. “E’ vero o no -chiede Calderoli- che nella sera di Capodanno, a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio ha organizzato un faraonico party a spese nostre? E’ un fatto gravissimo, Monti deve rassegnare le dimissioni”.
La risposta del Presidente, affidata all’ufficio stampa e pubblicata nella sezione dedicata del sito del Governo, è un ottimo esempio di come si può far satira più -e meglio- del Male 1 e del Male 2. Ecco qua il testo integrale, dal titolo “Precisazioni del Presidente del Consiglio”, diffuso il quattro gennaio duemiladodici.
Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.
Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.
Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.
Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.
Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).
La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.
Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.
Immediata (e imbarazzante) la risposta di Calderoli: “Come si dice in questi casi, la toppa è peggio del buco. La nota scritta diramata da Mario Monti conferma pienamente che c’è stata una festa privata e, indipendentemente dal lavoro che sarebbe stato svolto dalla signora Monti in cucina e nel servizio ai tavoli -ma verificheremo che non ci fossero davvero dei cuochi o dei camerieri- chiediamo al presidente Monti se sia al corrente di quanto costa tenere aperto Palazzo Chigi, con tutto il personale conseguente, incluso quello relativo alla sicurezza”. E i giovani di Futuro e libertà regalano al signor “Porcellum” cotechino e lenticchie, scarti residui dei loro cenoni. Caro Roberto, tu guardi la pagliuzza e ti scordi della trave…
Vietato l’ingresso alle facce di culo
Non amo Beppe Grillo. E lo amo ancora meno da quando ho letto un articolo -che ho ancora vivo nella memoria- scritto da Pietro Orsatti sul MicroMega del settembre duemiladieci. L’ho amato ancora meno dopo aver ascoltato le voci di qualche amico dal passato a Cinquestelle.
Non amo Beppe Grillo per quel suo piglio radical chic che amplifica e inquina belle iniziative popolari. E’ il caso dell’ingresso “vietato ai politici” lanciato dal calzolaio di Varese. No, non si tratta di un piccolo focolaio antisemita. Bensì di una contestazione sensata e motivata. Come quella del pizzaiolo napoletano che ai parlamentari ha fatto pagare cento euro una margherita. Lui contestava i costi della politica. Ecco, io posso dire d’amare il pizzaiolo Gino Sorbillo e il calzolaio Giuseppe Riggi. Ma nonostante tutto continuo a non amare Grillo.
“È la Casaleggio Associati a curare direttamente il blog di Grillo, la rete dei Meetup, la comunicazione esterna, la strategia del movimento sulla Rete. E non solo, è anche la casa editrice che cura tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese e anche parte dell’organizzazione dei suoi tour. […] Per capire le origini del fenomeno Casaleggio, è necessario partire dalle fibrillazioni societarie di Telecom fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. O meglio, è fondamentale analizzare le vicende di un’azienda del gruppo allora nelle mani di Tronchetti Provera e della Pirelli, la Webegg”.
Lucca: “Senza fondi, Summer e Comics a rischio”
Piccola ripresa del post precedente. La domanda è sempre quella: Lucca Comics rischia di sparire? Sicuramente no. Ma la lettera scritta alle istituzioni e agli enti locali dal sindaco Mauro Favilla e dall’assessore Letizia Bandoni fa accenno a un allarmismo (forse ingiustificato, ma dettato dalla preoccupazione di risorse sempre più scarse per eventi e iniziative culturali). Anche La Nazione, sulla locandina dell’edizione locale di questa mattina, ha scritto così: “Senza fondi, Summer e Comics a rischio”. Detto questo, non riesco davvero a pensare a una Lucca senza Comics e Games. E credo sinceramente che solo una catastrofe naturale potrebbe impedire l’organizzazione di un festival che -il successo registrato nel 2011 è oggettivo- continua a essere premiato da editori, pubblico e critica. Insomma, il mondo ‘esterno’ vuole il festival Lucca Comics & Games più di quanto lo desideri la stessa Lucca. Poi d’accordo, c’è la crisi. Ed è diffusa. Ma non si può rinunciare a eventi così fatti. Altrimenti la macchina rischia di incepparsi. E con lei l’indotto prodotto dalla cultura, che è patrimonio (e nutrimento) essenziale dei popoli.
Aggiornamento, ore 15.19 - Il presidente della Provincia di Lucca, Stefano Baccelli, ha appena diffuso una lettera aperta in risposta alle provocazioni del sindaco Favilla. Ecco qua il testo integrale. Leggi >>>
Il patriottismo è di destra o di sinistra?
Che ci siano infinite contraddizioni sia a destra sia a sinistra lo penso e lo sostengo da tempo. Soprattutto in questo 150esimo dell’unità nazionale, nel quale i ruoli si sono ribaltati quasi completamente: mentre la sinistra -complice l’atteggiamento antinazionalista dei leghisti- scopre l’attaccamento al tricolore, la destra rinuncia all’inno di Mameli e alle partite della nazionale. Anche perché quest’Italia di Prandelli è sempre più multicolor.
Del gol di Thiago Motta, della vittoria contro la Slovenia e di quel senso di appartenenza al paese-Italia espresso dagli immigrati ho scritto qualcosa stamani su VolontariatOggi.info (per leggere l’articolo fai click qui). Poi, nel pomeriggio, m’imbatto in un articolo di Piero Ostellino scritto per il Corriere della Sera. Titolo: “La destra, la sinistra e il patriottismo”. Riporto a seguire tre citazioni.
Il patriottismo di sinistra
[…] Fino all’altro ieri, chi parlava di Patria, per non dire di Nazione, esponeva il tricolore, cantava l’Inno di Mameli, esaltava il Risorgimento – cui si contrapponeva l’interpretazione (sbagliata) di Gramsci come rivoluzione agraria (sociale) mancata – era tacciato, dalla sinistra, di fascismo. Da quando la Lega ha manifestato l’intenzione di disertare le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità, la sinistra è patriottica. Accusa chi non li festeggia di tradimento della Patria e di ignorare la Nazione italiana (contrapposta alla Padania), si fascia nel tricolore, canta Mameli, rinnega Gramsci e elogia Cavour, quello liberale della biografia di Rosario Romeo, uno dei capolavori della storiografia italiana del Novecento; che si dice Laterza non ristampi attendo smentite dall’editore di Croce! – per subalternità culturale alla sinistra. […]
Il patriottismo di destra
[…] Neppure sull’altro fronte, quel- lo della destra, pare che la coerenza sia di casa. Quella stessa destra che, fino all’altro ieri, si commuoveva alla parola Patria, esponeva il tricolore anche quando non era festa nazionale, cantava l’Inno di Mameli anche davanti al televisore per le partite della nazionale, ha messo la sordina alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità per non spiacere alla Lega e non perdere voti fra i nostalgici dei Borboni e fra i cattolici ancora legati al non expedit pontificio dopo Porta Pia. […]
Due facce, una sola medaglia
[…] Che dire, se non che sinistra e destra sono le due facce della stessa medaglia, dell’Italia inaffidabile e cialtrona, persino incapace di sape- re quale sia il suo interesse nazionale? L’ultima volta che, da noi, si è avuta una politica estera è stato col Piemonte cavouriano. […]
Questa, invece, la vignetta-editoriale di Sergio Staino che, con Bobo, sottolinea certe ‘contraddizioni’.
Tesoro: mai parlato di “puttanelle”
Un comunicato stampa istituzionale ‘virtuoso’, da ricordare. Il Ministero dell’economia e delle finanze diffonde infatti questa nota (la numero 182 del 9 novembre 2010), dal titolo Tesoro: mai parlato di “puttanelle”.
- “La notizia battuta da una agenzia di stampa secondo cui Il ministro Tremonti e l’on. Casini avrebbero parlato di ‘puttanelle’, è assolutamente falsa”.
Il link diretto per accedere al comunicato, disponibile sul sito del ministero, è questo. Ma se per qualche ragione dovesse essere reso inattivo – oppure se venisse rimosso dal data base – ecco qua il link al file pdf.











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