A cuor contento

Ecco qua un medley video di 24 minuti raccolto sotto il palco della Flog, a Firenze, sabato 26 marzo 2011. Detto questo, nello scrivere del ritorno di Giovanni Lindo Ferretti con “A cuor contento” pensavo d’esser stato piuttosto critico. Poi m’imbatto nel post scritto da Edoardo Semmola per Corriere fiorentino. Lui, scrivendo “C’era una volta Giovanni Lindo Ferretti”, è ancora più severo. Guardatevi il video, leggetevi l’articolo e fatevi un’idea vostra.

Immagine anteprima YouTube

Questi i brani contenuti nel medley:

  1. - Narko$
  2. - Cronaca Montana
  3. - Rude Pravda
  4. - Cronaca Filiale
  5. - Unità di produzione
  6. - Annarella
  7. - Contatto
  8. - Io e Tancredi
  9. - Occidente
  10. - Radio Kabul

Giovanni Lindo Ferretti, idolo bruciato

Con un leggero e privato dolore sono costretto a condividere la critica negativa. Quella di ‘A cuor contento’. Quella di Giovanni Lindo Ferretti. Premetto: sono da sempre dalla sua parte. Non perché lo condivida in tutto, ma solo perché gli riconosco il talento, il pensiero e il coraggio della coerenza col pensiero.

Da sempre ribatto le critiche di chi gli rinfaccia la svolta vaticanista e cattolica a fronte di un passato filosovietico. Accuse figlie dell’incomprensione. Perché Giovanni Lindo Ferretti probabilmente non è mai cambiato. Semmai si è trasformato il mondo. E lui, coerente con se stesso, ha sempre anticipato l’evoluzione -o involuzione- assecondando il perfetto animo punk.

Stavolta c’è qualcosa che non va. E i conti non tornano.

Giovanni Lindo Ferretti - A cuor contento (Flog)

Negli ultimi quindici anni l’ho seguito un po’ ovunque in giro per l’Italia. Ho assistito al ritorno dalla Mongolia e alle elettrificazioni di Tabula rasa, alla genesi del Pgr e alla loro morte, alla svolta verso il minimale -a partire da Montevaso- con Pascolare parole, allevare pensieri. E poi i vari Reduce e Litania inframezzati da Ripasso, Ribassi e Saldi.

Arriviamo quindi al ritorno al pubblico. L’auditorium Flog di Firenze, la sera del 26 marzo 2011, registra il tutto esaurito. E ci sono ancora richieste da esaudire. Così tante da legittimare l’organizzazione a raddoppiare la proposta con un secondo concerto in programma per il 12 maggio.

Un ritorno sofferto già nella premessa. I mesi di assenza, Ferretti li ha trascorsi accanto alla madre malata. Un legame, il loro, che prescinde dal tempo e dall’affetto. Potrebbe sembrare una considerazione presuntuosa, questa. Ma la consapevolezza di un affermazione così fatta è solo la conseguenza di tante parole ascoltate, di racconti condivisi sul palco, di canzoni che esistono apposta per ribadire la forza del legame filiale.

I sentimenti trascinati dal dolore e l’abbandono, si sa, non sono facili da assimilare e smaltire. Ci vuole tempo. Anche se “a cuor contento”, ogni ritorno comporta dei sacrifici e delle rinunce necessarie. Ogni cambiamento ha bisogno di maturare prima di portare a una nuova definizione di sé.

Questo nuovo tour sembra quindi rappresentare una terapia personale. Un processo di ristrutturazione dell’anima che però non si è ancora compiuta del tutto. Ma Ferretti appare stanco e confuso.

Giovanni Lindo Ferretti (A cuor contento) - Flog, 26.03.2011

Provo a spiegare, in sintesi, le ragioni di così tanti dubbi.

  1. Ferretti canta per lo più ad occhi chiusi. E non è un modo di dire. Lo aveva già fatto ai tempi dei Csi sfogando così quel disagio interiore che lo voleva lontano dai palchi. Stavolta, però, sul palco c’è per scelta. Perché ne ha bisogno. Forse, ora, ha solo bisogno di non restare da solo.
  2. Il progetto “A cuor contento” non sembra retto da un’idea chiara. Si passa dai Cccp ai Pgr, si regala al pubblico un corposo live tratto da quel capolavoro di Co.Dex. che pochissimi conoscono. Il pubblico riconosce il simbolo di un’era, ma dimostra di non seguirlo. E’ tiepido, il pubblico. Aspetta solo di avviare il pogo su Per me lo so -da Socialismo e Barbarie- che chiude il concerto.
  3. Ferretti c’è ma non c’è. Non c’è. Segue con gli occhi Luca Alfonso Rossi per interpretare i giusti attacchi. Spesso stona (va detto che l’acustica della Flog non aiuta) e non è troppo in corda. Perché rinunciare così repentinamente a quel minimal-intimismo dei concerti sugli appennini?
  4. A proposito di minimalismo: Ezio Bonicelli e Luca Rossi (ex Ustmamò; e lo dico con nostalgia vera) fanno il possibile con violino, chitarre e quella batteria elettronica che assicura certi ritmi (tecno compresa) che richiamano i tempi andati dei concerti punk con Zamboni sul palco e il pubblico in delirio. L’arrangiamento davvero degno di nota -completo, percepibile e per niente banale- è quello costruito per Unità di produzione.

Insomma, non bastano Narko$ o la riscrittura in chiave contemporanea di brani come Radio Kabul. Non basta A tratti.

“Non fare di me un idolo, mi brucerò. Trasformami in megafono, mi incepperò. Cosa fare e non fare non lo so. Quando, dove e perché. Riguarda solo me. Io so solo che tutto va, ma non va. Sono un povero stupido, so solo che chi è stato è stato, e chi è stato non è”

Il problema non è la percezione di un pubblico che non è più il suo. Non è quell’idolatria a far bruciare il Giovanni Lindo Ferretti che si è trasformato nella contemporaneità. Solo lui può bruciare se stesso.

Quindi, Giovanni, ritrova la tua strada. Ti aspettiamo.

Paolo Conte all’Arcimboldi. Retrò

manifesto Paolo Conte, Arcimboldi di Milano, 2010 - ph. iPhone

C’è molto di Nelson in questo nuovo tour di Paolo Conte. Alle prese con una verde Milonga e Diavolo Rosso restano i pezzi migliori per intensità di interpretazione. Anche se, a parer mio, aver ridotto i fiati a favore di qualche corda di chitarra in più fa rimpiangere un po’ gli arrangiamenti del precedente spettacolo.
Assistiamo al terzo dei cinque concerti in programma al teatro Arcimboldi di Milano. Si tratta della prima tappa italiana del tour e a Milano è un venerdì sera piuttosto caldo. Paolo Conte affascina con la sua eleganza, come sempre. Inizia puntuale e stavolta parla pure. Solo prima di Massaggiatrice. Giusto qualche parola per spiegarne il significato della canzone e l’origine del testo. L’allestimento minimimale e sobrio del palco ci porta indietro di mezzo secolo. E anche le sonorità contribuisco a sostenere questo effetto retrò. Un quadro musicale e teatrale che contrasta con la modernità forse inadatta dell’Arcimboldi. Lì il pubblico ha ben risposto. Era caldo, ma ancora una volta non minimamente azzeccato il tempo giusto per cantare in corso il ritirnello di Via con me, che registra così un’altro mezzo silenzio. Seppur in una pizza prestigiosa come Milano.
Alla fine, comunque, nessun rimpianto. Fatta eccezione per quella mezz’ora abbondante di coda per uscire dal secondo piano interrato del parcheggio a pagamento che serve il teatro. (Cinque euri per il tempo dello spettacolo “e poi si chiude un’ora dopo la fine”, tiene a precisare l’uomo con la giacchetta fosforescente che ci consegna il biglietto). Nessun rimpianto anche perché stavolta eravamo in prima fila. Al centro. E la foto in cui sono ritratti scarpa e culo di uno spettatore che stava piacevolmente conversando nella pausa fra i due tempi ne è la testimonianza. Peccato che tra l’orchestra e la platea ci fosse fin troppo palco inutilizzato.

Arcimboldi: scarpa con culo in prima fila al concerto di Conte - ph. iPhone

Segnalo infine che domenica 15 novembre Paolo Conte sarà ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa” (Raitre, solita ora). Le sue apparizioni in tv sono molto rare. Quindi conviene tenerlo d’occhio.

Il fumetto di Jovanotti omaggia Mister No

Da "La fabbrica delle nuvole" n. 3 - Jovanotti e Marco Robiola

Il prossimo tre dicembre sarà on-line il nuovo sito di Jovanotti, che ha preparato un nuovo album e una tourné per il 2011. Nel frattempo ha realizzato con Marco Robiola un fumetto: “La fabbrica delle nuvole” (scaricabile gratuitamente in pdf dal sito Soleluna.com) dove, fra le altre cose, si rende omaggio pure a Mister No.

E’ il giorno dei “Beatles a fumetti”

 

Beatles a fumetti (Skira), Superman - 1964

Beatles a fumetti (Skira), Teddy Bob - 1966

 

Beatles a fumetti (Skira), Il Male - 1980

Dopo una prima intervista video, e dopo queste foto, segnalo che oggi è il giorno dell’uscita in libreria. Edito da Skira, sarà infatti rintracciabile il volume Beatles a fumetti (di cui ho scritto per Exibart). No, non si tratta di un’opera fatta di tavole inedite. Non è una biografia disegnata dei quattro di Liverpool e neppure un volume di fiction. Beatles a fumetti è una raccolta di tutto ciò che è stato pubblicato a fumetti sui Fab Four dal 1963 a oggi. Un’opera che segue un criterio filologico puntuale e che tralascia solo pochi materiali. Ma nulla andrà disperso. Perché è già attivo un sito dedicato, perché forse ci sarà una seconda edizione, perché più probabilmente sarà allestita anche una mostra.
Il volume in questione, presentato in anteprima assoluta nei giorni di Lucca Comics & Games 2010, è un libro prezioso, di grandi dimensioni, cartonato e con una copertina di lusso. Le pagine sono stampate su una carta opaca che ricorda appunto quella dei fumetti. Contiene poco testo e molte immagini, tavole e illustrazioni. Elementi, questi, che lo rendono particolarmente appetibile. Anche per l’appeal mediatico che un prodotto del genere è capace di suscitare a 50 anni dalla nascita dei Beatles.
Le due uniche pecche? Non aver offerto la traduzione dei molti testi in inglese e aver scritto con continuità, su due pagine, le introduzioni alle varie epoche cui si fa riferimento. Il volume del libro, infatti, non rende sempre fruibile la lettura come si dovrebbe. Ma tutto è migliorabile. Clicca qui per leggere l’articolo completo su Exibart, dove si ripropone una versione scritta dell’intervista agli autori Enzo Gentile e Fabio Schiavo.

Beatles a fumetti. Parlano gli autori [video]

Uscirà in libreria solo nei prossimi giorni. Più esattamente il 10 novembre. Ma a Lucca Comics & Games, dove è arrivato un numero limitato di copie (lo trovate allo stand delle edizioni Pan), è stato presentato in anteprima assoluta. Stiamo parlano di “Beatles a fumetti”,’un’opera edita da Skira (240 pagine, 39 euro) curata da due grandi esperti di musica: Enzo Gentile e Fabio Schiavo. Ecco l’intervista video in cui raccontano il presente e il futuro di questo progetto.

Il pubblico di Paolo Conte

Paolo Conte in concerto a Torre del Lago (9.VIII.2010)

Lo smoking nero indossato per rispetto verso il pubblico pagante merita altrettanto riguardo. Ma è proprio dal pubblico pagante – e un po’ cafone – che arriva quel che non t’aspetti: l’abbandono prima del tempo delle seggioline nel teatro all’aperto di Torre del Lago. Cose che capitano solo allo stadio pochi minuti prima del fischio finale. La gente si alza e se ne va per evitare code all’uscita. Stavolta, in quella sera del nove agosto 2010, non c’è un campo da gioco, ma un palco. E sopra quel palco c’è Paolo Conte coi suoi musicisti. Un ensemble ben assortito di polistrumentisti che insieme creano davvero l’effetto dell’orchestra. E che meraviglia quel vibrafono, soprattutto su brani ritmati come Max.

Paolo Conte in concerto a Torre del Lago (9.VIII.2010)

Insomma, sul palco son tutti lì coi loro smoking. Eleganti, raffinati, armonicamente maestosi. Conte, come sempre in abito scuro, si concede il lusso della t-shirt e non spende parole inutili. Canta, suona battendo sui tasti bianchi e neri che ben conosce. Emoziona attribuendo nuovi significati a canzoni più o meno datate del suo repertorio. Come è già accaduto in un recente passato ripropone la versione soft di Bartali senza risparmiare l’accelerazione che piace tanto alla gente. Quella stessa gente nella quale si mescolava, quasi nascondendosi per timidezza o imbarazzo, il suo vero pubblico. Leggi >>>