Vista dalla tangenziale Napoli appare bellissima. Da lassù c’è una prospettiva che taglia la città, la illumina. Si vede il profilo del golfo. Si vede Capri. E Napoli, dalla tangenziale, si vede ancor meglio se lassù ci resti in coda per un’ora e mezzo.
Un ritardo inaspettato che mi fa perdere l’ultimo treno veloce. Proprio quel Frecciarossa che si ostina a reclamizzare una linea wi-fi che a bordo o non c’è o non funziona o funziona malissimo. (Per non parlare poi del servizio 3g -inesistente- che dovrebbe essere garantito a tutti “anche a 300 chilometri l’ora”).
Ecco, durante quell’attesa guardavo Napoli. E pensavo anche a quanto avrei impiegato a tornare a casa. Due, tre, quattro ore più del previsto. Poi scopro, con quel po’ di batterie rimaste per la connessione mobile, che oltre all’incidente con quattro feriti, la gente -esasperata- ha gettato l’immondizia proprio in tangenziale. Ecco perché la coda, ecco perché quel ritardo e l’autostrada chiusa vicino a Capodimonte.
La gente ha protestato, protesta e protesterà. Lo fa perché in giro, soprattutto in periferia, la situazione è davvero inaccettabile. Come e più di prima. Perché ora, per i dannati responsabili di questa scempiaggine che -ahinoi- non riguarda solo la Campania, esistono un bel po’ di aggravanti che non possono essere trascurate.
Napoli è bellissima. E quella monnezza così messa proprio non ci sta.







Milano. Giorni di fine anno in attesa del duemiladieci. Fa freddo, e nonostante il Natale appena trascorso i negozi del centro sono pieni di gente che si carica di pacchi nuovi. C’è perfino un tram sponsorizzato dalla Coca-Cola con cui il Comune augura ‘buone feste’. E’ sui tram che scorre la vita di Milano. Veloce, proprio come in qualunque altra città. E multietnica. Si assiste involontariamente a conversazioni telefoniche come quella del ragazzo che parla alla madre del suo licenziamento e delle 30 euro di quell’ultima giornata di lavoro che son buone per le sigarette e la bottiglie di capodanno. Oppure ci sono i tre bambini, sicuramente fratelli, che parlano fra loro in milanese ma in arabo con la madre. Sono splendidi disturbatori. Davanti a loro c’è l’anziana cittadina in pelliccia e dall’ampio cappello che li rimprovera severa e parla dei nipoti. 





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