Robin’s e Buscemi, aspettando Anonymous

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Da Andrea Buscemi ad Anonymous. Se il prossimo diciotto novembre uscirà nelle sale italiane il film di Roland Emmerich, regista del pallosissimo Godzilla, che racconta la leggenda di Edward de Vere -il poeta inglese cui sono attribuite, secondo la leggenda, le opere di William Shakespeare- è ora in teatro “Il mercante di Venezia” di Buscemi. Il regista e attore teatrale pisano ha modernizzato (e forse alleggerito) il testo, facendosi forte delle buone prove degli attori. A partire da Livia Castellana (nel doppio ruolo di Nerissa e Lancillottto), forse la migliore della compagnia insieme a Giorgio Regali (cui sono riservati i panni di Lorenzo, del Doge e dei pretendenti di Porzia). Con loro ci sono Martina Benedetti (Gessica), Nicola Fanucchi (davvero un buon Bassanio) ed Eva Robin’s (Porzia). Non ho ancora avuto l’opportunità di vedere l’opera fatta e finita (se non in video), ma ho potuto assistere a un frammento delle prove lucchesi. L’estate scorsa, nella città di Fanucchi, la compagnia Peccioli Teatro ha svolto una buona dose di prove. Forse perché Buscemi -uomo intrigante, controverso e dalla gran carriera- era impegnato proprio a Lucca con le riprese dell’ultimo film di Leonardo Pieraccioni, “Finalmente la felicità”. Fra l’altro una leggenda metropolitana (o extraurbana?) vuole Buscemi come sostituto di un Massimo Ceccherini fin troppo esuberante che avrebbe mandato a quel ‘bel paese’ l’amico Pieraccioni (e non solo lui). Calandoci di nuovo nella realtà e al di là del mito, ecco qua un paio di video. Nel primo, a raccontarsi, è Eva Robin’s. In chiusura passa in rassegna l’intera compagnia. Il tutto in attesa non solo di Anonymous, ma anche di un’altra lunga video-intervista a Buscemi che pubblicherò a breve.

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Vi siete persi il mercante di Buscemi? Ecco qua tre date toscane:

  • Teatro Verdi di Pisa (15 novembre 2011)
  • Teatro Politeama di Viareggio (1 dicembre 2011)
  • Teatro Puccini di Altopascio (10 dicembre 2011)

Margherita Hack, l’ultima reduce

E’ forse una dei pochi intellettuali che hanno ancora qualcosa da raccontare. Un’intellettuale ‘reduce’ di una generazione che sta somparendo. E nel dire questo spero che Margherita Hack non me ne voglia. L’ho letta e seguita, ho cercato le sue parole per capirne i pensieri. Ma mai così a fondo, non come si dovrebbe. Ai libri ho preferito le interviste. Ai saggi ho preferito il suo parlare.
L’astrofisica che s’incazzava ogni volta che in tv la definivano ‘astrologa’ – probabilmente s’incazzerebbe ancora, ma forse i suoi interlocutori sono un po’ più attenti – compirà 90 anni il 12 giugno 2012. Anno in cui il mondo finirà, almeno secondo la profezia Maya, che la Hack liquida come “bufala” e “leggenda metropolitana”.  Come darle torto?
Nei giorni scorsi, su invito della Provincia di Lucca, l’astrofisica è arrivata in città per tenere una lezione di scienze di fronte a più di 500 studenti. Ad accompagnara c’era pure il marito Aldo De Rosa, uomo di lettere, che i novant’anni li ha già toccati pur mantenendo uno spirito da ragazzino.

Margherita Kack a Lucca, dicembre 2010 - ph. F. Di Spilimbergo

Questo è il frutto di una breve chiaccherata, ‘strappata’ prima che iniziasse la lezione. Una veloce conversazione carica di disturbi e impertinenze esterne. Ma così è. Alla fine poco importa la qualità dei temi o del linguaggio certamente compromesso. Conta la testimonianza, l’immagine e il sorriso di una donna come Margherita Hack. Che se ce ne fossero ancora e ancora, be’, forse potremmo pure sperare in un paese diverso da questo.

L’ultima zingarata

Il padre Tommaso morì suicida. Così è stato anche per Mario Monicelli, che a 95 anni non l’ha voluta dar vinta alla morte e l’ha anticipata gettandosi drammaticamente da quel quinto piano. Tutti ora parlano della sua “grave malattia”. Credo però che gli pesassero di più la cecità e la sordità. Per uno come lui, che ha raccontato settant’anni di storia e società italiana, essere tagliato fuori per colpa di percezioni sensoriali fallaci deve aver rappresentato un peso insopportabile. Comunque è inutile, ora, interrogarsi sui ‘perché’.
Un personale ricordo passa attarverso questa breve intervista video raccolta per LoSchermo da Stefano Giuntini e Carlo Cianti, pubblicata sul mio canale YouTube: Mario Monicelli, a Lucca Comics & Games 2008, parla di “Capelli lunghi”, graphic novel disegnata da Massimo Bonfatti e ispirata a un soggetto scritto dal regista (per favore, non chiamatelo ‘Maestro’) negli anni settanta. “Vorrei essere stato un fumettaro invece di un cinematografaro” disse Monicelli.

Concludo poi con le sue parole tratte dal MicroMega numero sei del duemiladieci, quello completamente dedicato al cinema uscito alla fine dell’estate. “Il mio cinema fra Mussolini, Sordi e Gorbacëv” è il titolo del racconto di dieci pagine, probabilmente scritto sotto dettatura, in cui Monicelli ripercorre la sua vita. Un’ultima grande testimonianza che termina così.

Mario Monicelli a Lucca Comics & Games 2008

  • ” … E adesso ecco com’è il mondo sotto il pieno controllo del capitale. Ci piace questo mondo? E’ un bel posto dove vivere? Ci vorrebbe un’altra rivoluzione. Ma chi potrebbe farla? Mi dispiace, ma nei giovani di oggi non ho alcuna fiducia. Sono degli imbelli, non amano combattere e tanto meno rischiare, sono pronti a qualsiasi bassezza purché serva a conservare i loro miserabili privilegi.” (Mario Monicelli)

Lucca Comics & Games 2011, parla Genovese

Parla del festival appena concluso Renato Genovese, direttore di Lucca Comics & Games. Ma anche di quello futuro, che nel 2011 si aprirà nel segno di Emilio Salgari potendo contare su un giorno in più di eventi e mostra mercato. In questa intervista, con Genovese affrontiamo il problema del bilancio – prima appesantito dall’organizzazione degli eventi culturali esterni alla manifestazione e ora finalmente ripianato – e degli alti costi di gestione che derivano dagli allestimenti delle strutture. Fortunatamente ci sono i progetti Piuss. Ma per arrivare a compimento di questa piccola grande rivoluzione sarà necessario attendere ancora qualche anno. E inoltre si costruisce un progetto culturale che non dovrebbe deludere le aspettative.

Max Frezzato - ph. Daniele Melato (luccacomicsandgames)

Qual è, in sintesi, il bilancio dell’edizione 2010 di Lucca Comics & Games?
Sicuramente è più che positivo. Non soltanto per i numeri. Al di là dei 137mila biglietti staccati, infatti, le presenze sarebbero anche superiori. Ma il nostro obiettivo non è di correre dietro a un record.

Il tempo, poi, non ha facilitato le cose.
Infatti, se non fosse stato per la pioggia, avremmo potuto davvero registrare cifre clamorose. Nonostante tutto abbiamo comunque raggiunto un ottimo risultato. Da questo punto di vista siamo quindi contentissimi.

Cosa ti ha soddisfatto di più?
Vedere che quest’anno erano tutti d’accordo.

Su cosa?
Innanzitutto c’è stato un consenso unanime di fronte alle mostre espositive. Ma il pubblico ha anche valutato bene la qualità degli ospiti e degli eventi proposti. Insomma, gli appuntamenti sono piaciuti. Credo quindi che la soddisfazione più grande sia di aver compiuto la missione che si prefigge Lucca: promuovere contenuti all’interno e all’esterno del mondo del fumetto e del gioco.

Quindi i risultati sono buoni. Ma questa edizione ha permesso anche di ripianare i bilanci della società?

Sì. Il pareggio è stato raggiunto. Abbiamo ripianato il bilancio della società e conseguentemente della manifestazione. Anche in questo caso si tratta di un obiettivo raggiunto.

E’ comunque interessante notare come le mostre del 2010, seppur organizzate a basso costo, fossero più omogenee e di maggiore qualità rispetto al passato…
Ecco, questo è un aspetto importante. Stringere la cinghia ci ha forse trasmesso una carica in più per trovare soluzioni efficaci. Si è trattato di uno stimolo a far meglio con quello che avevamo a disposizione. Abbiamo inoltre avuto la consapevolezza che questo, per noi, rappresenta sia un punto di arrivo sia un punto di partenza.

Cosa intendi?
Prendiamo ad esempio l’organizzazione delle mostre, che tu hai messo in rilievo. La cosa bella, quest’anno, è che al di là di ogni singola esposizione, attrezzata o per l’autore o per il tema, ogni contenitore rappresentava il tassello di un mosaico organico. Non tanto per i temi proposti, quanto piuttosto per le soluzioni espositive. Il modo con cui abbiamo presentato i contenuti, be’, moltiplicava il successo di ogni singola sezione. Prendiamo Frezzato. Ecco, un autore come lui, spalleggiato da artisti come Gurney, Ausonia o De Conno, ha moltiplicato l’interesse e la percezione d’insieme.

Ma ha anche avvicinato a nuove espressioni artistiche certi appassionati di genere.
Infatti questa è proprio la necessità che ha Lucca. Possiamo e dobbiamo presentarci in questo modo.

Parlavamo comunque della “cura dimagrante” della Lucca Comics & Games srl…
Ecco, c’è da dire che quest’anno il budget di Music & Comics ha avuto un taglio del 75 per cento. La cosa non è stata avvertita. E neppure si sapeva prima.

Allora com’è stato possibile realizzare il programma?
E’ accaduto che, quando abbiamo detto alcuni nomi dal cachet sostanzioso, il giorno successivo ci ha subito contattato Mediaset per offrirci Giorgio Vanni con la sua novità discografica. Alla fine, quindi, abbiamo sempre cercato di trovare un equilibrio tra le nostre proposte e quelle che ci vengono suggerite dall’esterno. Questo ci permette di pensare serenamente anche al futuro. Consapevoli che potremmo proporre sempre una manifestazione di alto livello mantenendoci fedeli a un certo rigore amministrativo.

Già due anni fa si è cominciato a parlare del progetto a lungo termine del festival. Quindi è naturale cominciare a pensare a un paio di aspetti. A partire da Lucca Animation. Nei giorni del Comics & Games non ha avuto i riconoscimenti che meriterebbe. Ora che il bilancio è ripianato, cosa ne sarà di questo appuntamento? Ci saranno anche altri eventi intermedi in attesa del prossimo ottobre?
Per Animation, quella del festival non è certamente la sua collocazione ideale. Opportunità per realizzare eventi ce ne sono. Ma esiste un problema. La Lucca Comics & Games, che tranne il contributo delle fondazioni – e anche dalla Provincia di Lucca, che ci offre agevolazioni di altro genere – non ha alcun tipo di sostegno, difficilmente al suo interno può produrre nuovi eventi. Lucca Animation, ad esempio, nacque con la chiarezza che avremmo fatto la manifestazione definendo il progetto e i suoi contenuti. Ma il finanziamento sarebbe dovuto arrivare da altri enti (Comune di Lucca, Provincia di Lucca e non solo). Il problema, quindi, è che essendo questo un periodo in cui tutti devono fare i conti con i tagli alle amministrazioni pubbliche, dovremmo riuscire a realizzare un evento che, pur non richiedendo enormi risorse economiche, per essere fatto bene ha bisogno di serietà, dignità e qualità. Sia per quel che riguarda la proposta artistica, sia per ciò che invece è legato alle proiezioni e al contenitore che le ospiterebbe. Quindi dobbiamo avere le garanzia di poter realizzare un festival che sia la diretta prosecuzione di quello che abbiamo visto nella seconda edizione.

Secondo punto: il programma culturale di Lucca Comics & Games. Gli eventi sono spesso legati alla presenza degli ospiti legati alle case editrici. Quali sono i punti su cui si può lavorare?
Sicuramente ce ne sono. Come ho appena detto, molti dipende anche da quell’autonomia che si può conquistare col raggiungimento della tranquillità finanziaria. Se tutto il lavoro dipende dal rapporto con le case editrici e i loro ospiti, be’, per certi aspetti resterà ‘monco’. Ora avremo anche una nuova opportunità di lavoro. Le date del 2011 saranno, com’è stato annunciato, dal 28 ottobre al primo di novembre. Stavolta parliamo di cinque giorni. Quindi non saremo compressi nelle solite quattro giornate, né saremo obbligati a organizzare necessariamente appuntamenti legati agli espositori. Avremo quindi più spazio per poter proporre iniziative culturali…

Portare il festival a cinque giorni avrà anche altri vantaggi.
Al di là delle opportunità offerte dal calendario, le ragioni che ci hanno spinto a scegliere questa soluzione sono essenzialmente due. Per prima cosa, quest’anno, anche per nostre pecche organizzative, chi ha acquistato il biglietto in prevendita ha subito disagi. Una cosa che riconosciamo e che non deve ripetersi. Quindi la distribuzione del pubblico su cinque giorni rappresenterà un vantaggio per i visitatori e per gli espositori. La seconda ragione è per rispondere alle istanze della città di Lucca, che vorrebbe aumentare la permanenza della manifestazione. Stavolta potremo farlo, ma dubito che in altre occasioni sarà possibile replicare.

A volte è difficile seguire gli eventi. Quest’anno, poi, ci sono state occasioni d’incontro esterne a Lucca Comics – come la presentazione di Li romani in Russia con Simone Cristicchi – che sono sfuggite ai più. In questo senso è possibile migliorare la comunicazione e inglobare anche questi appuntamenti al calendario?
A volte si fa anche fatica a controllare tutto quello che avviene attorno alla manifestazione. E di quello che avviene all’interno del festival non sempre siamo capaci di evidenziare gli highlights giusti. Lucca, in questo suo gigantismo ‘buono’, rappresenta un grande universo con mille sfaccettature e altrettanti temi. Offriamo panoramiche a tutto tondo di quello che può proporre la comunicazione per immagini. Chiaramente molte cose hanno pari dignità ed è difficile coglierle. In questo senso il nostro pubblico è già bersagliato da una comunicazione già molto vistosa di per sé. Abbiamo avuto quasi 2 milioni di pagine viste. E in tempi di crisi, per la promozione, abbiamo curato essenzialmente la parte della comunicazione via web con l’aggiunta di due sole inserzioni pubblicitarie col gruppo la Repubblica e l’Espresso, frutto dell’accordo con il gruppo XL. Nient’altro. Ed è venuta tutta quella gente. Insomma, sono bastati il sito e il passaparola. Ognuno, poi, sceglie quello che gli interessa. Noi proponiamo e gli altri pescano ciò che desiderano.

Si è parlato del bilancio ripianato. Alcuni si lamentano però dell’aumento del costo del biglietto e pensano che Lucca Comics & Games, con tutte quelle entrate, non possa avere problemi di risorse. Che peso ha, nel vostro bilancio, il costo delle strutture? E se i progetti del Piuss arrivassero a compimento, quali sarebbero i vantaggi per Lucca Comics & Games?
In questi giorni sto infatti seguendo alcuni aspetti dei progetti Piuss di nostra competenza, da cui finora siamo stati tenuti un po’ a distanza. Sapevamo infatti che il Balilla era una situazione temporanea. Ora cerchiamo di capire quale sarà la soluzione migliore. Ma è ovvio che non possiamo occupare spazi a piacimento.

C’è anche ci ha avanzato delle proposte.
Be’, ognuno dice la sua. E c’è perfino chi propone di spostare i Games lungo il percorso delle mura. Ma chi lo dice probabilmente non è mai entrato nel padiglione. L’ipotesi è improponibile. Nel Piuss sono previsti interventi attorno all’area dell’ex manifattura. Ed è quello che stiamo prendendo in esame. Del resto già autonomamente ci siamo posti il problema, e abbiamo cercato di far ruotare l’asse verso piazzale Verdi. Ovviamente non sono cose che avverranno domani.

Anche perché il sindaco Mauro Favilla, nel giorno dell’inaugurazione, ha parlato di un’attesa di due o tre anni…
Appunto. Noi ci stiamo lavorando. E in questo tempo credo che avremmo la possibilità di trovare soluzioni più congeniali ed economicamente più vantaggiose. Anche perché, be’, spendere milioni di euro in queste cose… Basti pensare che noleggiamo la ghiaia per consentire il transito dei camion. Alla fine viene raccolta e restituita. Sono tutte spese che in città non abbiamo. Ma ci sono dimensioni e necessità espositive di cui dobbiamo tener conto.

Il tema del 2011 di Lucca Comics & Games?
Essendo il biennio di Emilio Salgari, di cui ricorrono gli anniversari di nascita e morte, Lucca Comics & Games si svolgerà nel segno di Sandokan con il ritorno alla grande avventura.

Autori a confronto. Parla Claudio Stassi

Una vignetta di "Brancaccio", di Claudio Stassi

Ancora non mi spiego razionalmente come sia possibile che un autore come Claudio Stassi non sia stato preso in considerazione da media fumettistici e generalisti per l’iniziativa che si svolgerà domenica prossima a Lucca. Ovviamente mi riferisco alla più che discussa tavola rotonda fra gli operatori di settore (nelle sale del Museo del fumetto, ore 17). Sul web se n’è parlato con toni accesi, a volte anche ferocemente. Per quanti difetti o errori si possano riconoscere in questa piccola macchina organizzativa, c’è da tener presente che Claudio – che in quest’avventura ha trovato anche il sostegno di Luca Boschi – è pur sempre un autore. Non un Pr e neppure un coordinatore di eventi. Riconosce quindi anche i propri limiti. Ma è spinto dalla voglia di confrontarsi faccia a faccia coi propri colleghi, magari tirando fuori quel po’ di coraggio e d’orgoglio che ci stiamo dimenticando di avere. Ed è disposto a sacrifici (professionali e personali). E’ anche per questo che credo non sia giusto etichettare o condannare o escludere a priori ogni possibile significato attribuibile all’appuntamento di Lucca (cui seguirà forse un secondo momento di confronto a Napoli Comicon). Detto questo, a pochi giorni dall’incontro, l’unica intervista rilasciata da Claudio è quella che ho raccolto per Exibart e che potete leggere qui. (Questo, invece, è il link al file pdf).

Innovazione tecnologica al Muf

Cover catalogo e manifesto della mostra "L'audace Bonelli " - Lucca

L’iPad utilizzato come guida virtuale del Museo del fumetto. Gli accordi con Apple, l’apertura all’ePaper, il restyling del sito e la possibilità di avviare nuove collaborazioni per riportare in vita la rivista del Muf e, necessariamente, anche la comunicazione esterna con l’avvicinamento di un addetto stampa degno del ruolo. Di tutto questo parla il direttore del Museo, Angelo Nencetti, alla vigilia dell’inaugurazione della mostra “L’audace Bonelli”, che apre domani a Lucca (venerdì primo di ottobre) al’interno di Palazzo Guinigi. Al taglio del nastro sarà presente anche anche Sergio Bonelli con dieci autori della sua scuderia. Ripropongo qua l’intervista, già pubblicata ieri su LoSchermo.it, per aggiungre alcune immagini inediti sugli studi che il Muf sta compiendo su eRoll ed ePaper.

Studio di ePaper al Muf

Al Museo del fumetto con l’iPad. L’idea è venuta a te?
Esatto. Sono stato il primo a pensarlo. Poi, com’è ovvio che sia, ho cercato il confronto coi tecnici. Insieme a Fabio Castagna di Global Media e Alessio Lucarotti di Mediaus abbiamo valutato la fattibilità di questo progetto. Parlare solo di iPad sarebbe però riduttivo. Abbiamo preso contatti anche con altre società di settore per instaurare nuovi accordi al fine di dare maggiore visibilità alle nuove attività passando proprio attraverso le innovazioni tecnologiche. Rinnoveremo infatti la comunicazione del Museo. E ovviamente in questo processo sarà coinvolto anche il centro di documentazione.

Quali sono gli obiettivi del Muf?
Qua tutto ruota attorno alla comunicazione per immagini. Semmai dovremmo domandarci se è efficace il metodo che utilizziamo per raccontarla all’esterno. Siamo quindi a un bivio: scegliere la via della comunicazione tradizionale o sfruttare nuove opportunità seguendo metodi di interazione più popolari? Chiaramento abbiamo optato per quest’ultima via…

Quali sono le priorità?
Visto che al Museo abbiamo già una grande mostra sull’animazione, e dato che l’esposizione dedicata a “L’audace Bonelli” sta per essere inaugurata a Palazzo Guinigi, direi che i punti da tenere ben presenti sono due: valorizzare la presenza al Muf, dove si può valorizzare il rapporto tra il prodotto artistico e il pubblico anche attraverso lo svelamento del processo di lavoro; sfruttare le nuove tecnologie investendo sulla lettura in movimento. Del resto abbiamo questo processo è già cominciato col restyling del sito. Ora vagliamo sfruttare le nuove possibilità offerte dalla tecnologia.

A proposito del sito: la tecnologia flash con cui è stato sviluppato impedirebbe la navigazione con l’iPad. Avete pensato a questa incompatibilità?
Sì. E abbiamo già riflettuto su possibili soluzioni. Lo ribadisco: a noi interessa procedere sulla via dell’innovazione…

Quindi?
Modificheremo il sito risolvendo il problema dell’incompatibilità. La nuova versione sarà presentata all’inzio del 2011. Leggi >>>

Alfredo Castelli, fumettista d’invenzione

Alfredo Castelli (foto di Gianfranco Goria)

Quando si comincia a parlare con Alfredo Castelli non si sa mai come (e quando) andrà a finire. Ricordo un’intervista video raccolta a Lucca durante il salone dei comics, un po’ di anni fa. Al termine dello showcase chiedemmo la sua disponibilità. Ovviamente fu concessa senza batter ciglio. Il problema era l’impegno che di lì a breve lo aspettava allo stand della Coniglio. Castelli era per loro introvabile e c’era una sessione di firme ad attenderlo. Questo mandò su tutte le furie Laura Scarpa, che si guardava attorno per capire dove fosse andato a cacciarsi.
Stavolta il contesto è diverso. Con Castelli ci sentiamo per telefono in una giornata d’agosto che ricorda l’inverno. Diluvia a Lucca. Ma piove anche a Milano. “C’è un tempo di merda” attacca Alfredo. “Difficile vederlo così brutto anche a Milano. Ho passato dieci minuti a chiudere le finestre. Ne chiudevo una, si apriva l’altra… Ed è strano, perché a Milano non c’è mai vento”. Ha creato il detective dell’impossibile Martin Mystère e altri personaggi che hanno segnato la storia recente (fra cui L’Omino Bufo e Gli Aristocratici). Ma il vero motivo di questa chiaccherata è quel lavoro titanico che ha portato alla pubblicazione di Fumettisti d’invenzione!, edito proprio dalla Coniglio. L’intervista, uscita in due puntata su Exibart (uno e due), è qui raccolta integralmente. Mi è sembrato interessante riproporla perché Castelli non si è limitato a parlare del suo nuovo libro. Da studioso e ricorcatore qual è si lasciato andare a considerazioni sul fumetto, sugli artisti PR, sulla critica, sull’arte alta. Ben lontani dal politically correct…

Fumettisti d'invenzione!

(Prima parte)

Fumettisti d’invenzione. Spiegaci di cosa si tratta.
L’idea è quella riassunta nel sottotitolo. L’autore di fumetti nella fiction: al cinema, in televisione, nella narrativa, nella letteratura disegnata, alla radio e in altri media. Si tratta cioè di raccontare come l’immaginario degli autori vede il fumettista. E in genere l’immagine differisce dalla realtà.

In effetti questo è un fatto curioso…
Sì, perché il fumetto non è un mezzo artistico così strano e straordinario. Ognuno, se vuole, in pochi minuti può contattare un autore di fumetti per telefono e chiedergli della sua professione. Insomma, non è un mondo irraggiungibile e lontano. Invece vediamo delle opere di fiction in cui l’autore di fumetto sembra faccia un mestiere particolarissimo come lo studioso delle pietre di Marte.

Tutto questo cosa ti fa pensare?
Che il fumetto sia ancora considerato al margine della cultura.

Del resto il fumettista non è una star. E per strada, eccetto rare eccezioni, è davvero difficile riconoscerli.
Diciamo pure che nessuno è riconoscibile. Chiaramente, seppur di rado, anche a me capita di essere fermato da qualche lettore. Ma questo tipo di riconoscibilità appartiene al mondo televisivo. Non si tratta di un dramma. Il problema, semmai, è che la cultura media e alta non si è mai occupata di fumetto.

Quali sono i motivi che ti hanno portato a scrivere questo libro?
Mi interessava raccontare come è visto il fumettista. Le conclusioni, poi, le tira il lettore. Io ho fornito anche qualche indicazione statistica.

Com’è possibile che la visione del fumettista ne esca così distorta?
Perché non c’è mai stato un vero interesse verso il fumetto. Quindi non si conosce la professione. Per fare un film occorre documentarsi. Ma tutto è sempre farcito da alcuni luoghi comuni che uniscono genio e sregolatezza. E infatti l’immagine offerta del fumettista è simile a quella dello scrittore. Con la differenza che lo scrittore si mette davanti al computer o alla macchina da scrivere perché non ha altri strumenti. Il fumettaro invece fa altre cose. Ma nella fiction non c’è il minimo interesse a scoprire di cosa si tratta.

Esiste qualcuno che è andato vicino alla figura reale del fumettista?
Forse gli americani, che dipingono il fumettaro come un pipparolo che si autocita moltissimo. Poi sconfinano attribuendogli certe patologie. Lo vedono come un sociopatico. A volte, per ragioni narrative, anche un sociopatico-killer. Leggi >>>