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Bastardi senza gloria

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Di questo film, prima che uscisse, s’è parlato più delle citazioni cinematografiche che del suo contenuto. D’accordo, l’omaggio al west di Sergio Leone è palese. L’amore di Quentin Tarantino per i trash movie all’italiana, lo stesso. Ma che lo si voglia riconoscere o no, quest’uomo, dietro la macchina da presa, mette in gioco una creatività che fa del suo stile un qualcosa di unico. Per quanto si accavallino richiami a pellicole datate, nelle inquadrature così come nel sonoro, Bastardi senza gloria è senza dubbio un film riuscito. Stilisticamente perfetto, non annoia mai. Né durante le lunghe sequenze in cui si alternano lingue diverse (personalmente non ho fatto uso di sottotitoli; e pensare che non conosco affatto il tedesco) né quando Tarantino si rifà al pulp e all’ironia tanto amata. (E chissà perché, di fronte al pulp, ogni volta penso sempre con ammirazione ai fratelli Coen). Poi c’è anche una storia che racconta la Storia. Storie incrociate e meravigliose utilizzate per raggiungere un epilogo inaspettato e geniale che la cinematografia d’oggi, a volte così avara di spunti, mi porta a valorizzare ancora di più. E ora perdoatemi il mezzo spoiler, cui non posso riununciare. Continua a leggere »

di Gianluca Testa

16 febbraio 2010 alle 7:56 pm

Porcellini d’india superdotati

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Sono cinematograficamente onnivoro. Ma non sono un cine-dipendente. Vado troppo poco al cinema ma compenso con una buona dose di homevideo. Una premessa necessaria prima di scrivere qualcosa su due film (quasi) per bambini. Una nota obbligatoria che conferma quanto spesso mi trovi in contrapposizione con i giudizi di critici e, ancor più spesso, con quelli del pubblico. Penso ad esempio al caso Cosmonauta, che ritengo mediocre e un po’ ingenuo ma che in sala raccoglie i favori di giornalisti e spettatori. Ora si parla di G-Force e Mostri contro alieni. Continua a leggere »

Cosmonauta? No, Changeling

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Ecco qua le mie ultime due visioni. La delusioni del Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli, che per la prima volta tradisce le mie aspettative ben riposte nelle produzioni Fandango, è stata ampiamente compensata dal perfezionista Clint Eastwood.
Changeling
(Usa, 2008, di Clint Eastwood). In una Los Angeles all’avanguardia di fine anni Venti, una madre perde suo figlio e si ritrova con un bambino non suo. La trama è ben sintetizzata nel termine ‘Changeling’, che significa appunto ‘figlio scambiato’. Clint Eastwood è ancora una volta maniacale nella ricostruzione degli spazi, perfezionista nella cura dell’immagine, enorme nella realizzazione delle scene d’epoca all’aperto. Basta fermarsi sull’incrocio dei due tram o sulla lunga sequenza finale di una Los Angeles in movimento su cui scorrono i titoli di coda. Non mancano quantità enormi di auto d’epoca (una passione sottolineata anche da Gran Torino) e abiti curati nei minimi dettagli. Il tutto in due ore e mezzo di film che scorrono veloci. I drammi che racconta Clint Eastwood sono sempre veri e infondono quel po’ di asciutta tristezza. Non manca poi la critica sociale e politica. Sotto accusa stavolta c’è un’altra casta, quella della polizia d’allora. Interpretazioni impeccabili (l’anoressia di Angelina Jolie drammatizza ancor di più la scena della doccia nell’ospedale psichiatrico), Changeling è stilisticamente uno dei miglior film di Eastwood, che non sbaglia un colpo. [Voto: 8,5] Continua a leggere »

Tre film da non vedere

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Wristcutters – Una storia d’amore (Usa, 2006, di Goran Dukic). Davvero straordinario, senza uguali. Perché è difficile immaginare un film altrettanto insensato. Il popolo dei morti suicidi è confinato a vivere in un purgatorio etereo ma carnale. Un luogo squallido e grottesco dove le relazioni sono raccontate con superficialità e il profilo di certi personaggi, eccessivi o no che siano, non merita neppure d’essere analizzato. L’unico scopo che sembra appartenere a Wristcutters è quello di portare lo spettatore all’emulazione dei gesti dei protagonisti solleticando un istinto autolesionistico. Leggendo il titolo sugli scaffali delle videoteche, quindi, non lasciatevi ingannare dal palmares e neppure dal nome di Tom Waits (chissà come hanno fatto a convincerlo a far parte del cast). Sono due esche perfette. Un plauso alla produzione indipendente, ma il film è da dimenticare. [Voto: 2,5]
Ricky
(Francia-Italia, 2009, di François Ozon). Ci sono belle immagini, una buona fotografica e certi accenni poetici. Nonostante questo il film non decolla. Ma anzi, crolla miseramente di fronte alla rabbia che la madre è capace di suscitare per la sua incapacità ad amare ed essere credibile. Il demerito non è suo, ma di chi ha scritto il suo personaggio. La storia? A un bambino spuntano le ali, va in televisione e vola al supermercato prima di sdegnarsi per la deficienza dei genitori. [Voto: 4]
Hotel Bau (Usa, 2009, di Thor Freudenthal). Ci sono tutti gli ingredienti per fare di una storia una storia per bambini: gli animali, i due orfani, dei pessimi genitori adottivi, un pizzico di azione e il classico lieto fine. Ok, nella sceneggiatura ci sono grossi buchi e passaggi così forzati da apparire eccessivi anche agli occhi dei bambini. Ciò che mi domando è perché si cerca sempre l’intrattenimento ultra-light per i più piccoli. Perché non credere un po’ di più nella loro intelligenza? [Voto: 5]
Seguono i trailer. Continua a leggere »

di Gianluca Testa

26 dicembre 2009 alle 1:22 pm

Tre film da vedere

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Stella di Sylvie VerheydeStella (Francia, 2008, di Sylvie Verheyde). Chissà dove Nanni Moretti è andato a pescare questo film. Distribuito dalla Sacher, Stella è forse uno dei migliori film europei degli ultimi due anni. Una ragazzina (interpretata dalla bravissima Leora Barbara) cresciuta troppo in fretta vive in un bar frequentato da gente insana, ha due genitori balordi e una casta medio borghese attorno con cui confrontarsi. Il racconto è vero, intenso. Prende allo stomaco. E alla fine, nonostante tutto, c’è pure uno spiraglio: scegliere l’educazione e la cultura per uscire dall’inferno. Da segnalare anche un ottimo Guillaume Depardieu, morto pochi mesi dopo la fine delle riprese. Da vedere assolutamente. [Voto: 9]
X-men Le origini – Wolverine (Usa, 2009, di Gavin Hood). Il cinema americano continua ancora ad attingere a piene mani dal mondo del fumetto. E gioca sui prequel. Con le origini di Wolverine, al di là dell’obiettivo botteghino, la Twentieth Century Fox ha sfornato un bel prodotto: per effetti speciali, combattimenti, interpretazioni. Il volto di Hugh Jackman è un po’ troppo da bravo ragazzo e i motivi che spingono verso la vendetta presentati con un pizzico di banalità. Ma il film, a tratti spettacolare, merita la visione. [Voto: 7]
L’era glaciale 3 (Usa, 2009, di Carlos Saldanha e Mike Thurmeier). Dopo l’inizio dell’avventura sui ghiacci e dopo Il disgelo, ecco L‘alba dei dinosauri. Un terzo episodio divertente per i grandi e i piccini. Stavolta lo scoiattolino sfigato entra nella storia e s’innamora, si promuovono i valori della famiglia, si gioca di più sull’azione e alla fine il film sembra quasi un video gioco. Il ciclo de L’era glaciale sembra esaurirsi qui, ma ci sono ancora buoni motivi per un’ora e mezzo di intrattenimento light. [Voto: 6,5]
Seguono i trailer… Continua a leggere »

L’uomo nero del miglior Rubini

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Sergio Rubini (L'uomo nero)Torniamo al cinema dopo tanto, troppo tempo. C’è per noi un pretesto, il tempo. E c’è un film in cartellone che riteniamo sia il migliore da vedere tra quelli proposti. Ché quando si parla di cinema italiano, i nomi di Sergio Castellitto o Gabriele Salvatores o Sergio Rubini, appunto, rappresentano una buona ragione per far strappare un biglietto. Così è per L’uomo nero. Si racconta la storia di una piccola Italia del sud alla fine degli anni sessanta. Delle sue complicazioni, delle contraddizioni, delle caste d’allora. L’espediente del padre morente e del conseguente lungo, lunghissimo flashback è ormai banale a fin troppo assimilato. Nonostante questo Rubini sviluppa una storia interessante che al di là delle due ore di pellicola riesce a non stancare. Si segue con attenzione l’equilibrio/squilibrio di un figlio che si scontra col padre ferroviere ossessionato dalla pittura e da Paul Cézanne (Rubini), con la madre insegnante che subisce e ama (Valeria Golino), con il giovane zio così diverso dalle altre figure maschili di casa (Riccardo Scamarcio, incredibilmente bravo). Tra la visione di morti e immagini oniriche, il film è costruito e condotto con puntalità e attenzione. Nei luoghi, nei volti, nelle battute, negli ambieni, nella recitazione. Insomma, è un bel ritratto quello che fa Rubini. Peccato che la conclusione, in film di questo genere, è sempre la stessa: le nuove generazioni lasciano il sud per il nord. E quando tornano è solo per scavare nei ricordi. Poi, inevitabilmente, ripartono. Sempre. [Voto: 7] Continua a leggere »

di Gianluca Testa

20 dicembre 2009 alle 6:26 pm

Versami un Ben Kingsley. Doppio.

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Ben Kingsley e Josh Peck in Fa' la cosa giustaIn questo primo ponte dicembrino, per noi non c’è alcun viaggio all’estero. Un po’ di sana quotidianità familiare e di calore che in periodi intensi mancano terribilmente. Quindi ci si concede la visione di qualche film accantonato, che ci si era promessi di vedere prima o poi. E quel prima è diventato inesorabilmente un poi. Così, in poche ore, ci siamo fatti un doppio Ben Kingsley: Fa’ la cosa sbagliata e Lezioni d’amore. Continua a leggere »

No problem, c’è Panariello

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Sergio Rubini e Giorgio Panariello in 'No problem' di Vincenzo SalemmeNei contenuti speciali, Vincenzo Salemme è definito il Totò moderno. Anche se la considerazione si basa su motivazioni che possono apparire condivisibili, il parallelo è decisamente fuori luogo. Salemme è sì un personaggio capace di costruire storie quotidiane e caratterizzare personaggi lontani da modelli stereotipati. Ma continua ad assomigliare a se stesso e si ripete senza innovare. E nella costruzione della sceneggiatura appare fin troppo lasco. Almeno è quel che accade in ‘No problem’, film del 2008 che fa leva su un bel cast maschile. Sergio Rubini e soprattutto Giorgio Panariello -straordinario e inaspettato- fanno la differenza. E’ per loro che al di là giochini divertenti sull’uso delle parole si decide di proseguire la visione, arrivando fino alla fine di una pellicola che stanca già dopo quaranta minuti. Qua c’è davvero troppo Salemme. Lui, che desidera muovere una critica nei confronti delle fiction, non si accorge che in realtà, pur mettendo in scena certe dinamiche ciniche e vuote, si adatta al sistema e sfrutta quei meccanismi riportando al cinema e in homevideo un backstage ormai visto più volte. Forse è quello che il pubblico televisivo e di sala vuole. Ma io, Salemme, lo preferisco a teatro. [Voto: 4,5] Continua a leggere »

di Gianluca Testa

7 dicembre 2009 alle 12:22 pm

Un giorno perfetto. Be’, quasi perfetto

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Isabella Ferrari e Valerio Mastandrea in 'Un giorno perfetto'Raramente mi capita che gli effetti emotivi di un film si trascinino nella mente la notte seguente. E’ successo con Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek. Il film, comunque melodrammatico, non è certo sullo stile de Le fate ignoranti o Saturno Contro. Tutt’altro. Una certa analogia si riscontra nella perfezione di certe interpretazioni e nell’emotività che genera conflitti. Stavolta senza soluzione di sorta. Valerio Mastandrea, ma ancora di più Isabella Ferrari, sono quasi perfetti nei rispettivi ruoli di marito e moglie con una separazione difficile alle spalle. Ma non bastano. Lui, capo scorta di un parlamentare che impersonifica la corruzione della politica d’oggi. Lei, precaria, lavora in un call center. Hanno due figli, la cui unica pecca (l’unica? il resto, poverini, non è colpa loro) è di aver poi prestato i propri volti alla fiction con la terribile conseguenza di far immaginare al grande pubblico i loro ruoli della tivù. Ma qua è un’altra cosa. Alla fine si racconta il dramma dello strappo affettivo e la depressione che ne consegue coi suoi tristi effetti, purtroppo prevedibili fin dai primi minuti del film. Ma se Mastandrea e la Ferrari se la cavano, purtroppo certi personaggi che fanno da contorno ai protagonisti, nonostante siano ben diretti da Ozpetek -che in questo, diciamolo, ci sa fare- non sono complementari alla storia. Si perdono, dissolvendosi. Di loro sfugge il significato, che si ritrova solo nei ritratti schizzati di un artista dalla mano abile. [Voto: 5] Continua a leggere »

di Gianluca Testa

9 novembre 2009 alle 9:43 pm

Con “Up” i nonni raccontano i loro sogni

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Up (Disney Pixar), Carl e RussellNella prima settimana di programmazione, il film Disney-Pixar “Up” sbaraglia ogni concorrenza. Del resto c’era da aspettarselo. Non solo per i contenuti e il delicato tema che questa nuova produzione affronta -fattore determinante per la riuscita di un’animazione capace di attrarre contemporaneamente bambini e adulti- ma anche per la buona promozione che ha accompagnato il lancio nelle sale italiane. Ebbene, solo nell’ultimo week-end il film (che è uscito venerdì 16 ottobre) ha incassato addirittura 4.468.820 euro piazzandosi al primo posto del box office nazionale davanti a “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino (1.174.442 euro nell’ultimo fine settimana e 6.950.832 euro d’incasso totale nelle prime tre settimane). Forte del successo ottenuto con l’anteprima nazionale di Roma e Milano aperta ai nonni Auser e ai loro nipoti (il 6 ottobre hanno partecipato in 800), l’associazione replica ora con una nuova iniziativa. Continua a leggere »

di Gianluca Testa

22 ottobre 2009 alle 2:24 pm

“Mio fratello è figlio unico” di Daniele Lucchetti (Italia, 2007): Germano da Oscar

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Mio fratello è figlio unico (Elio Germano e Riccardo Scamarcio)

Non avendo letto “Il Fasciocomunista” di Antonio Pennacchi, testo che ha ispirato il film, non so quale sintesi o quale adesione sia capace di avvicinare (o respingere) il romanzo alla sua trasposizione cinematografica. Non sapendo fare confronti posso quindi sentirmi libero di giudicare “Mio fratello è figlio unico” come uno dei migliori film italiani prodotti negli ultimi anni. Il titolo cita l’omonimo brano dell’indimenticabile Rino Gaetano (splendida la cover degli Afterhours nell’album Germi). Chissà se è un caso, ma nel lontano 1996 Lucchetti ha recitato in “Il cielo è sempre più blu”. Sempre una citazione del buon Rino. Quella volta la regia era di Antonello Grimaldi. Un riferimento musicale che qua è solo un mezzo pretesto. Come pure la ricostruzione storica e politica dell’Italia a cavallo degli anni sessanta e settanta. L’ambientazione sociale e cronologica serve solo per fare da sfondo al racconto di vicende umane controverse e contrastanti. Un contesto in cui gli attori assumono un ruolo chiave sia con la loro recitazione sia nell’improvvisazione che il regista Daniele Lucchetti ha richiesto (preteso?), quasi si trattasse di un nuovo film neorealista. E certi richiami si percepiscono con forza. Tutto ruota attorno alla splendida interpretazione di Elio Germano (Accio) e di Vittorio Emanuele Propizio (Accio da ragazzino). I due, insieme, sembrano davvero la stessa persona. Stessi gesti, stesso spessore, stessa intensità. Una sorta d’empatia istintiva. Continua a leggere »

“Italians”, una commedia di Giovanni Veronesi (2009, Italia)

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Italians (Riccardo Scamarcio e Sergio Castellitto)

Al di là di qualche ammiccamento, in “Italians” non c’è niente che faccia pensare a un’evoluzione della commedia all’italiana. L’era di Mario Monicelli, Ettore Scola e Dino Risi non trova degni eredi nel nostro tempo. Nonostante la buona prova alla regia di Giovanni Veronesi e nonostante i grandi nomi inseriti nel cast (Carlo Verdone e Sergio Castellitto su tutti), questo film proprio non convince. Continua a leggere »

Aspettando “Piovono Polpette” e “Pianeta 51″, ecco due libri da Panini

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L’animazione è un’arte straordinaria. E così questi due nuovi libri di prossima uscita assumono un particolare interesse. A partire da novembre 2009 Panini Comics metterà infatti sul mercato la versione italiana di una serie di volumi realizzati assieme alla californiana Palace Press International. Dei quattro in programma ne segnalo due: “L’arte e il making of di Piovono Polpette” (il film lo vedremo nelle sale italiane nei primi mesi del 2010) e “L’arte di Pianeta 51″. Continua a leggere »