Film


25
ago 10

Seconde visioni d’estate

Happy Family (2010), di Gabriele Salvatores. Al di là di quel che ne pensa la critica Mariarosa Mancuso, Salvatores ha fatto un ottimo lavoro. Cura ogni dettaglio, gioca coi colori e i loro significati, si diverte a sperimentare immagini e inquadrature raffinate offrendo una visione felice e variopinta di una Milano che così non abbiamo mai conosciuto. Un cast italiano d’eccellenza, una bella storia metacinematografica. E finalmente per una volta si sorride pensando positivo. Il pubblico ringrazia. [Voto: 7,5]
E’ complicato (2009), di Nancy Meyers. Lo stereotipo della famiglia americana. Ricca, viziata e con lo psicanalista a fare da sfondo. Al di là di Meryl Streep, che sfodera come da cliché le sue doti culinarie, il film è tremendamente noioso. Si racconta la storia di una donna separata e in astinenza che finisce a letto con l’ex marito strizzando l’occhio a un architetto (Steve Martin) che le cura i lavori di casa. Un parere sincero? Risparmiatevi la visione. [Voto: 4]
The blind side (2009), di John Lee Hancock. Oddio oddio. Stereotipi a go-go. Vale il discorso fatto per E’ complicato: famigliola americana ricchissima e presuntuosa velata da una bontà filantropica e improbabile. (Anche se poi, sotto sotto, c’è pure una storia vera). Eccoli qua i repubblicani cattolici e tolleranti: si mettono in casa un ragazzone nero e un’insegnante che vota per i democratici ma che è culturalmente adeguata avendo frequentato l’università del Mississippi. Condisci tutto con un po’ di sano rugby, metti un pizzico di sogno americano e il gioco è fatto. All’artificiale Sandra Bullok va il Premio Oscar. Ma va’? [Voto: 5]

La prima cosa bella (2009), di Paolo Virzì. La prima bella notizia è Valerio Mastandrea. Pensavo fosse adatto solo se relegato  al ruolo dello sfigato. Ma ogni volta che interpreta un ruolo drammatico è davvero sorprendente. Il film? Quella di Virzì è un’ottima prova. Non delude mai. Anzi, migliora col tempo. Ritorna a Livorno per girare qualcosa che niente ha a che vedere con l’indimenticabile Ovosodo. Una commedia dei sentimenti dove non prevale mai la nostalgia. Si sorride piangendo. Ed è anche per questo che il film, così curato e limato al punto da renderlo quasi perfetto, si può dire pienamente riuscito. [Voto: 7]
Invictus (2009), di Clint Eastwood. Il buon vecchio Clint ci ha abituati a pellicole d’autore. Film lunghi e nient’affatto noiosi. Film drammatici. Film con la morale e stilisticamente perfetti. Così è Invictus. Si racconta la storia di Nelson Mandela attraverso la vittoria del Sud Africa ai mondiali di rugby. Nonostante si inali quel vapore denso di sogno americano, siamo in Africa. Film godibile e impeccabile. Morgan Freeman sta bene nel suo ruolo. Ma sia lui sia Clint Eastwood hanno fatto di meglio. [Voto: 6,5]
Lourdes (2009), di Jessica Hausner. Al di là della chiesa, al di là dell’ateismo. Se il titolo ha frenato il vostro impulso a noleggiare e vedere questo film, sappiate d’aver sbagliato. Non è certo una storia per tutti, buona a sopperire la carenza della commedia in una sera d’estate. Tutto sommato Lourdes è un film obiettivo, assurdo, paradossale. L’intervento del regista è minimale (una scelta riuscitissima) e a condurre lo spettatore sono gli eventi e i loro controsensi. Insomma, un film che tutti – prima o dopo – dovrebbero vedere. [Voto: 6]
Il papà migliore del mondo (2009), di Bob Goldthwait. La storia è quella di un ragazzo che s’ammazza dalla seghe. Letteralmente. E il padre, uno sprecato Robin Williams, da insegnante fallito diventa scrittore di successo speculando sul figlio morto. I personaggi sembrano usciti dai fumetti. E anche se un significato si può trovare, le lungaggini inutili e una trama così così risibile rendono questo film molto sgradevole. [Voto: 3]
Simon Konianski (2009), di Micha Wald. Tre generazioni di ebrei a confronto. Ironico e cinico come spesso capita alle commedie d’ispirazione ebraica, questo film sfrutta qualche buona idea. Che però non basta da sola a stabilizzare una sceneggiatura altalenante. La tecnica? Non è certo il punto di forza. Si fa guardare, ma sul tema ci sono molte pellicole migliori di questa. [Voto: 5]
Dieci inverni (2009), di Valerio Mieli. Tutto il broblema sta nelle parole. Quanto tempo ci vuole per innamorarsi? Una domanda che poneva il trailer di questo film. Ma è sbagliata. Per innamorarsi basta poco, forse pochi minuti. Ma per dirselo questi due ci mettono dieci anni e un’ora e mezzo di film. Isabella Ragonese e Michele Riondino reggono il colpo. Ma tutto il resto, be’, è davvero troppo. [Voto: 4,5]
Il Concerto (2009), di Radu Mihaileanu. E’ davvero bravo Mihaileanu. Train de vie ha affascinato e fatto pensare, Vai e vivrai ha raccontato la tragedia etiope come nessuno. Con questo film si recuperano umorismo e ironia. Non si risparmiano i vezzi del comunismo, la tirchieria ebraica, il surrealismo di una Russia che non c’è più. Godibile, divertente, emozionante. [Voto: 7]


24
ago 10

Dylan Dog e il trailer fantasma

Dead of Night: la scrivania di Dylan Dog

Russia, che t’ho fatto per meritare questo? E’ la domanda che si pone Kevin Munroe, regista di Dylan Dog: Dead of Night, dopo la diffusione improria sul web di un video grezzo destinato solo al mercato della distribuzione. Perché rivolgersi ai russi, dunque? Be’, semplice: il buco sta proprio lì. In Russia. Ed è una storia che sembra ripetersi.
Munroe ricorda come nel 2007, poco prima del lancio di TMNT, duecento frame ad alta risoluzione furono pubblicati proprio su un sito russo e in ordine cronologico straordinariamente corretto. “E’ stato orribile” scrive il regista sulla sua pagina Facebook. E quando qualche sera fa si è visto recapitare un messaggio con su scritto “Hey – cool DD trailer!”, per sua stessa ammissione gli è corso un brivido lungo la schiena. Va a controllare e scopre che è vero, un trailer non ufficiale è stato rilasciato. Proprio da un sito russo. “In una vita passata devo aver offeso qualche russo” commenta con ironia e rassegnazione. Ma quel che fa irritare irrimediabilmente Munroe non è solo il fatto che sia stato diffuso un video utilizzato come promo per gli acquirenti internazionali. Ciò che lo fa arrabbiare davvero è che si tratta di un vido incompiuto: nella colorazione, nell’audio, negli effetti speciali. “Uno dei grandi mostri appare in video come un grande Puffo satanico”. Munroe scrive questo non per difendere il video, ma per chiedere scusa. “E’ solo che, be’, fa schifo. E non rappresenta il nostro film”. Se in questo video si è puntato tutto sulle scazzottate e i bang-bang è perché l’idea del film doveva essere allettante per i compratori stranieri che amano il cinema americano d’azione. “Ma Dylan Dog non è quel tipo di film. Così, quando si cerca di venderlo come tale, sembra… a buon mercato. Comunque i produttori stanno facendo tutto il possibile per assicurarsi che il mondo veda presto un trailer ufficiale del film, nel rispetto di quello che il film dovrebbe essere”.
Una lunga premessa, questa, per cominciare a spiegare le ragioni per cui ho rimosso il video incriminato dal post “Dylan Dog peggio di Twilight”. Non molte ore fa ho infatti ricevuto una e-mail da Francesco Maurella, che insieme ai produttori Dan Forcey e Trevor Kress cura il web italiano del film e amministra la pagina dedicata a Dead of Night. Nel primo messaggio mi scrive che il video del film “non è autorizzato a essere reso visibile. Si tratta di un video preliminare, composto da filmati grossolani e utilizzati come prova, destinato al solo mercato di distribuzione… Non si è sicuri di come sia finito on-line, ma non dovrebbe esserci. Condividerlo è un reato perché viola i copyright della Hyde Park Films e Platinum Studios”. Per queste ragioni mi chiedono l’eliminazione immediata. E infatti eccovi accontantati. Anche se, ammettiamolo, ci saranno pure tutte quelle differenze dalla versione definitiva che Munroe si è affannato a spiegare, ma non mi pare che le l’anteprima del Giffoni Film Festival racconti un altro film. Si potranno correggere i colori e gli effetti, ma le scazzottate restano. Forse nel video-scandalo saranno state condensate le scene d’azione presenti nel film che piacciono tanto a russi e americani. Forse. Ma la verità è che tutto questo non può che alimentare una pubblicità gratuita ed efficace. Quindi, al di là di tutto, non lamentatevi troppo. Anche chi ha espresso perplessità e disgusto dopo la visione di queste immagini, sappiate che andrà ugualmente al cinema. Perché così son fati i fan, i curiosi e non solo loro. Continua a leggere →


19
ago 10

Un’anteprima di Shrek? Massì…

Il prossimo 25 agosto arriverà nei cinema italiani “Shrek e vissero felici e contenti”. Così com’è accaduto per Sansone, Viareggio ospita una nuova anteprima di natura squisitamente promozionale. Grazie all’accordo fra DreamWorks, Comune di Viareggio ed EuropaCinema, domani, venerdì 20 agosto, al Caffè Margherita ci saranno animazioni, giochi, gadget e il “custom character” originale di Shrek buono per le foto ricordo. Il tutto a partire dalle 17.


18
ago 10

Dylan Dog peggio di Twilight

Dal set di 'Dylan Dog: Dead of Night'

Edit, 24 agosto 2010: in questo post si parla di un trailer che è stato rimosso dopo un invito motivato da parte della casa di produzione. Qui spiego le ragioni di questa scelta.

Più si scoprono le carte e peggio è. Del resto c’era da aspettarselo. I presupposti non erano certo confortanti: poco convincenti i frammenti video, più che discutibili le scelte della produzione e degli sceneggiatori, destabilizzanti le pesanti e obbligate rinunce (al maggiolone bianco, a Groucho, a Bloch e perfino a Londra). Ovviamente sto parlando ancora una volta del film ispirato a Dylan Dog, ovvero Dead of Night. Poche ore fa è stato diffuso il promo trailer ufficiale. Due minuti e mezzo di video in cui si capisce come di Dylan Dog sia rimasto ben poco. Magari agli americani che poco conoscono di questo bel personaggio Bonelli il film potrà anche piacere. Magari, chissà, ne faranno pure un sequel. Ma se prima nutrivo seri e ragionevoli dubbi, le perplessità di oggi si fanno ancora più consistenti e motivate. A prima vista questo promo fa pensare a una serie come Twilight. Ma se proprio devo scegliere un film sugli ammazza-vampiri, be’, preferisco Dal tramonto all’alba di Tarantino. O, perché no?, i vari Blade. Per un giudizio definitivo sarà comunque necessario attendere l’uscita del film nelle sale. Anche se il pubblico di Dylan, quello vero, in parte si è già espresso. Quindi vi rilancio alcuni dei commenti che sono stati scritti dagli utenti di YouTube in coda al primo servizio televisivo dedicato a Dead of Night. Continua a leggere →


14
ago 10

Sigla di Sempé per il piccolo Nicolas

Le petit Nicolas - Illustrazione di Jean Jacques Sempé

Chissà perché i migliori uomini di cultura sono di origine ebraica. Scrittori, disegnatori, registi. Un’idea che ho discusso non molto tempo fa anche con Alfredo Castelli. (Il suo pensiero lo scopriremo più avanti quando su Exibart uscirà una doppia intervista). Di origine ebraica è anche René Goscinny. Il suo nome è da leggersi tutto d’un fiato con quello di Albert Uderzo. Insime, i due, si pronunciano “Asterix”. L’umorismo di Goscinny ha trovato una delle sue espressioni migliori con Le petit Nicolas, disegnato da Jean-Jacques Sempé. E così, visto che negli Stati Uniti le trasposizioni cinematografice dei personaggi a fumetti – lèggi superheroes – ha tanto successo, in Francia il regista Laurent Tirard ha pensato di portare su grande schermo “Il piccolo Nicolas e i suoi genitori”.

Nel film non si ritrova certo il piglio delle storie a fumetti. Ma l’idea che tanto successo ha riscosso in Francia, stavolta ha isprato una pellicola divertente e brillante. Grazie alle giuste pause non c’è mai un momento di noia. E per una volta i genitori possono guardare un film insieme ai propri figli divertendosi come e più di loro. Anche perché tutto, qua, è visto con gli occhi dei bambini e interpretato seguendo la loro psicologia. Una cosa che capita assai raramente.
Sono azzeccate anche le scelte dei protagonisti: dalla maschera di Kad Merad (ricordate Giù al nord?) a tutti quei bambini di talento di cui non c’è traccia nel cinema italiano. Infine una citazione speciale merita la bella sigla animata con le illustrazioni di Jean Jacques Sempé. Tre minuti che da soli valgono un passaggio al cinema o un noleggio in videoteca. [Voto: 7]

http://www.stunf.it/wp-content/uploads/2010/08/sigla-piccolo-nicolas320.flv

10
ago 10

L’uomo che verrà, ricordando Marzabotto

E’ un film toccante, quello di Giorgio Diritti. Che lascia perdere la ruffianeria cinematografica e trascura lo sfarzo delle scenografie proprie delle fiction. Qui ci si cala in un contesto contadino. Vero, autentico, nudo. C’è tutta l’essenza della vita di campagna, là su Monte Sole. L’uomo che verrà racconta con oggettività una verità storica crudele e insensata come ogni guerra. Attraverso le vicende della piccola Martina e della sua famiglia fatta di coltivatori e gente semplice, Diritti testimonia sobriamente la strage di Marzabotto nella quale morirono circa 700 persone, tra cui donne e bambini, sul finire della seconda guerra mondiale. Si riflette anche sul ruolo e il comportamento della resistenza partigiana, senza mai lasciarsi andare a scariche emotive di immagini esplicitamente barbare. Continua a leggere →


3
ago 10

Dylan Dog: il trailer di Dead of Night in anteprima al Tg1

Immagine anteprima YouTube

Ecco qua le prime immagine in movimento del film “Dylan Dog: Dead of Night”. Sono state trasmesse in esclusiva dal Tg1 – ahimè condotto da Augusto Minzolini – che ha realizzato questo servizio sul Giffoni Film Festival, dove domenica scorsa è stato proiettato in anteprima mondiale il teaser del film che sarà distribuito nelle sale italiane dalla Moviemax a partire dal marzo 2011.


30
lug 10

Io sono l’amore, di Luca Guadagnino

O si odia o si ama. Ma se si odia occorre interrgarsi sui motivi di tanta aridità. Perché Io sono l’amore, film dal titolo fuorviante, non è solo un ottimo esempio di cinematografia italiana, raffinata e colta. Ma anche un un racconto verosimile di una Milano borghese e bugiarda, fatta di inganni, maschere e bon ton. Ci sono i riti da rispettare e le tradizioni da salvaguardare, l’azienda di famiglia da gestire e un patrimonio di denari e affari che generano profitto e cinismo. Tutto per avere qualche Morandi alle pareti, auto di lusso e abitazioni sfarzose e perfette dietro quei muri della città che nascone interni e giardini simbolo di una classe priva di passione per le relazioni non redditizie. In un contesto come questo, dove le scelte sono obbligate come le parole e i gesti, trova spazio la ribellione. Perché ci si può anche stancare di una vita agiata ma priva di slanci. C’è quindi chi ha il coraggio di osare spezzando la catena e rifiutando la ricca prigione. L’occhio attendo e meticoloso di Luca Guadagnino, accompagnato da una strepitosa Tilda Swinton, vivace sia di fronte sia dietro la camera da presa, propone una vicenda appassionante che si fa forte di immagini e scenografie scandide dalle scelte perfette di luce e inquadrature. Qualcuno ha criticato i continui richiami a Visconti e Antonioni. Bene, si facciano avanti i registi che li conoscono e che sono capaci di rendere l’arte di questi grandi predecessori qualcosa di vivo e mutabile. Continua a leggere →


28
lug 10

Dylan Dog, trailer in anteprima al Giffoni Film Festival. Il film slitta a marzo 2011

Dyland Dog: Dead of Night (movie)

Una storia tormentata quella del film su Dylan Dog. Sappiamo bene del cambio al timone (prima di Kevin Munroe la regia avrebbe dovuto essere affidata a Breck Eisner o David R. Ellis), dei lunghi tempi di ripresa, delle difficoltà di budget che hanno costretto la produzione a rinunciare a Groucho (troppo cari i diritti; si è preferito sostituirlo con l’inedito Marcus Adams), al maggiolone bianco (copyright Disney, che difende così il suo Herbie) e soprattutto a Londra. Dead of Night è stato quindi girato a New Orleans, dove Dylan è costretto a perdere per la distanza anche l’ispettore Bloch (il massimo l’avrebbero potuto raggiungere facendo trasferire il mentore Bloch da Scoltalnd Yard a C.S.I.). Sorge spontaneo chiedersi, claustrofobico e sofferrente sull’acqua a causa di quello spiccato mal di mare, come abbia fatto Dylan Dog a raggiungere l’America. Ma questo è uno dei tanti misteri che solo la visione del film – che si annuncia “fedele” al personaggio – sarà capace di svelare. Continua a leggere →


25
lug 10

Franco Battiato racconta in un film la vita di Georg Friedrich Händel

Dalia Gaberscik, Enzo Iacchetti, Franco Battiato (Viareggio) - 23.VII.10

“Ha detto che farà un nuovo film.”
“Esatto.”
“La sceneggiatura è già stata scritta?”
“Sì.”
“Quale sarà il titolo?”
“Georg Friedrich Händel.”
“Ah…”
“Come l’ha scritto?”
“Come si pronuncia. Poi lo cercherò su internet.”
“Preferisco dirglielo io: H, A, N, D, E, L. Händel.”
Indossa sandali neri. Una camicia celeste abbottonata fin dove è possibile e una giacca a righe bianche e azzure. Non si toglierà mai i Ray-Ban pieghevoli, neri anche questi. Franco Battiato non avrebbe voluto parlare del suo nuovo film. Ma dopo aver accennato che l’anno prossimo sarà in Germania per le riprese, chiedergli qualcosa di più è una conseguenza naturale. A margine della conferenza stampa di presentazione della sesta edizione del Festival Gaber, nelle nuove sale dell’Hotel Principe di Piemonte a Vireggio, una giornalista di RadioDue vuole saperne di più. E Battiato l’accontenta. Senza scoprirsi troppo pronuncia il nome del musicista Georg Friedrich Händel. Desidera che sia riportato correttamente e fa lo spelling: H, A, N, D, E, L.
“E il cast?” chiede qualcun altro.
“Ci sono già stati contatti con Willem Dafoe e Susan Sarandon.”
“La produzione?”
“Eh, questo è il vero problema: trovare i soldi.”
Avere il volto di Norman ‘Goblin’ Osborn in Spiderman e il Premio Oscar di Dead Man Walking (dove compare anche uno straordiario Sean Penn) significa davvero puntare in alto. Che Battiato tenga molto a questo suo progetto già si sapeva. Non solo perché è un perfezionista, attratto e quasi ossessionato dai dettagli. Ma anche perché, come ha spiegato non molto tempo fa a Repubblica, “sono due anni che lavoro a questo film, ho letto oltre settanta libri, è un lavoro molto approfondito. Cerco, per quanto è possibile, di fare attenzione ai particolari”.


22
lug 10

Sansone, sulla cresta dell’onda… viareggina

C’è stato un tempo in cui l’estate, per il cinema, era la stagione buia. Nessuna nuova uscita in sala, e alcuni calendari all’aperto proponevano programmi fatti di pellicole in seconda visione. Ora che il mercato è mobile cambiano anche i tempi di lancio. Venerdì 13 agosto 2010, quindi, è il giorno di Sansone. Continua a leggere →


21
lug 10

Gli amori folli di Alain Resnais. Mortalmente noioso

Folle non è l’amore, ma il pubblico pagante. Quindi quello che ha visto il film al cinema o quello che, come me, ha noleggiato il dvd per la sua collocazione nella sezione ‘cinema d’autore’. Più che folli, fessi. Immagino che molti siano cascati nel tranello, forse ingannati dalle presenze di André Dussollier, Sabine Azéma e Emmanuelle Devos. Chissà, forse immaginavamo la consueta poesia del cinema francese e la telescopica emozione di certe immagini della filmografia di Alain Resnais. Ma qui si esagera davvero. E non so in preda a quale strana euforia Luis Martinez ha recensito su El Mundo Gli amori folli (il cui titolo originale, Les Herbes folles, è molto più azzeccato visti i ripetuti di alcune sequenze) definendolo come “una delizia, con la virtù dell’intelligenza, giusti dialoghi, una regia perfetta. Resnais un maestro”. Probabilmente quella sera ha sbagliato sala. Continua a leggere →


15
lug 10

Il mio amico Eric, di Ken Loach

Le cose più belle sono le giocate di Eric Cantona con la maglia dei red devils. Insomma, nel complesso questa è una commedia gradevole che accelera nel finale. Ma è poco comprensibile l’elevazione a ruolo di divino che la critica cinematografica ha assunto nei confronti di Ken Loach e Il mio amico Eric. Giudizi eccellenti, parole folgoranti, stellette a più non posso distribuite a pioggia in una costellazione di consensi. Di fronte a tutto questo si alimentano i miei dubbi sull’oggettività della critica, spesso appannata dal peso dei nomi intoccabili. Questo è pur sempre un film gradevole ma non certo eccellente. E’ la storia di un postino depresso la cui vita è stata condizionata dagli attacchi di panico che lo colpivano in gioventù. E che ora, quando fuma un po’ di marijuana, vede materializzarsi di fronte a sé l’idolo Eric Cantona. Apprezzabile il ritratto di una fetta d’Inghilterra niente affatto borghese. Continua a leggere →


14
lug 10

Mine vaganti (inesplose)

Non se ne può più. E non è certo un problema di omofobia. E’ che il limone è stato strizzato fin troppo e ormai non resta che una scorza acidula. Stavolta Ferzan Ozpetek cambia il suo registro quel tanto che basta, e con Mine vaganti punta sulla commedia agrodolce in cui si dovrebbero raccontare le difficili comunicazioni -e conseguenti (in)comprensioni- con la famiglia di origine. Cioè con un padre e una madre che vedono l’omosessualità come una malattia. Qualcosa di cui vergognarsi. Se poi la storia si ambienta in Puglia, ecco che il gioco è fatto. Continua a leggere →


12
lug 10

Genitori & Figli: agitare bene prima dell’uso. Può causare fastidi

Non bastano Margherita Buy (se l’hanno pagata per minuti di recitazione, allora ok; altrimenti è una presenza sprecata), Michele Placido e Silvio Orlando a salvare questa ingannevole commedia di Giovanni Veronesi. Il cui unico vanto è una campagna promozionale sfavillante e attraente. In due parole, ben fatta. Buono, ma già visto chissà quante volte, il pretesto del tema in classe per dare il la a racconti in flashback. Ma qua serve per narrare un solo episodio. Uno soltanto. Che poi non regge neppure troppo. E se non fosse davvero per Silvio Orlando (Luciana Littizzetto se la cava nonostante non sia propriamente un’attrice) andrebbe tutto alla malora. Forse Genitori & Figli: agitare bene prima dell’uso non è del tutto una commedia. E questo può essere anche un bene. Ma se la definisci tale e poi vedi un film come Giù al nord di Dany Boon, allora puoi anche pensare che di strada, noi che della commedia all’italiana abbiamo fatto un caposaldo, ne dobbiamo fare di nuovo parecchia. Continua a leggere →


9
lug 10

A Serious Man: l’umorismo ebraico dei Coen supera Woody Allen

Chi legge in A Serious Man l’umorismo ebraico di Woody Allen si sbaglia di grosso. Ethan e Joel Coen vanno oltre, proponendo una visione nuova della vita degli ebrei d’america. Quella che a prima vista appare come un’intelligente ironia non è altro che il racconto di un paradosso di vita. Parzialmente ispirato dalle vicende personali degli adolescenti fratelli Coen -ma non per questo autobiografico- il film, che si allontana dalle loro precedenti produzioni, è stilisticamente perfetto. Una pellicola alla Kubrick, tanto per intenderci. Le ricostruzioni maniacali di quella metà degli anni Sessanta, là in Minnesota, trova nella cura degli esterni, negli arredi e nei costumi, un ordine maniacale e una cura del dettaglio ai limiti dell’ossessione. Aspetti, questi, che da soli rendono il film un’opera da non perdere. Poi c’è il racconto di una storia semplice, quella di Larry Gopnik e della propria famiglia, che raccoglie il buono e il cattivo della vita di ciascuno. Ma non tutti noi, al di là delle sfortune e delle piacevoli sorprese quotidiane, apparteniamo come Gopnik a una comunità ebraica. Lui che è un uomo serio catalizza su di sé tutti i paradossi e gli eccessi che sono conseguenza dell’imprevisto. E che proprio per questo non ti risparmiano. Se oltre a questo ti capita anche di essere un ebreo, ecco che tutto diventa grottesco e surreale. Ma solo all’apparenza. Perché il verosimile di A Serious Man è molto più vero del vero. La scarsa conoscenza dell’ebraismo può forse complicare la prima visione. O, meglio, può non aiutare a comprendere a fondo il significato dei comportamenti e delle battute calate in contesti e rapporti di natura religiosa. Continua a leggere →


8
lug 10

Promettilo! di Emir Kusturica

Dov’è finito Emir Kusturica? Non qui, purtroppo. Passi che sul palco faccia finta di suonare la chitarra elettrica con la No Smoking Orchestra. (Poi, ammettiamolo, di fronte a certi pietosi live, beh, è meglio godere di un buon playback). Ma che ora si metta anche a citare se stesso al cinema è davvero troppo. Promettilo!, questa commedia sentimentale ambientata in Serbia che sfora le due ore, nel complesso è un’opera noiosa. La poetica di Kusturica cullata e osannata nel passato glorioso viene miscelata in un nuovo film che, nonostante gli spunti surreali e inediti, affonda nell’inconsistenza. Ci sono ancora quei bambini intellettualmente svegli che dalla campagna si scontrano a testa alta con la città. Ci sono i malavitosi caricaturati e mai troppo malvagi, compreso l’uomo dai baffi grigi che vuole costruire in Serbia le torri gemelle di Manhattan. Ritornano inoltre i temi del volo e del contrasto fra wedding e funeral. Belle trovate, ma tutte già viste. E non solo nei film di Kusturica (come le ceneri del defunto conservate in uno scarpone d’acciaio e sparse sul tavolo; niente in confronto a Il grande Lebowski). Continua a leggere →


10
giu 10

Videocracy. Basta davvero apparire?

Non è un documentario e neppure una fiction. Non è un film di genere. Allora cos’è Videocracy? Probabilmente un prodotto sopravvalutato che utilizza l’oggetto della sua denuncia per attrarre un pubblico già informato e un po’ voyeur. (La visione dei trailer cinematografici e televisivi mi ha dato la conferma). Un pubblico che è già consapevole dei poteri -e degli strapoteri- del medium televisivo. Un pubblico che, come me, si sarebbe aspettato un’analisi approfondita, un’inchiesta scomoda sulle ombre e sui burattinai della grande comunicazione di massa. Ma in Videocracy non c’è niente di tutto questo. Continua a leggere →


11
mar 10

Alice in Wonderland delude più di Tim Burton

Sì, perché più delle scelte stilistiche di Tim Burton, mi sconcerta l’inconsistenza della nuova storia di Alice. E’ cresciuta, ha diciannove anni ed è la sposa promessa di un rossiccio lord un po’ suonato da cui traspare un velo di frigidità. Per sfuggire al rosso benestante, Alice segue il Bianconiglio e si ritrova di nuovo nel Paese delle meraviglie. La ragazza, bionda e con gli occhi cerchiati di viola, a volte sembra la Dorothy Gale del Mago di Oz, altre volte Giovanna D’Arco o, peggio ancora, Harry Potter. Il sogno, stavolta privo dell’assurda logica di Lewis Carroll, si frantuma con la fine (annunciata) dell’avventura a Wonderland. Alice decide così di investire creatività e immaginazione negli affari. Preferisce il commercio alle ‘meraviglie’ e antepone la Cina al Cappellaio Matto. Tim Burton ci mette del suo. Non sarà il solito Burton, d’accordo. Ma fa di questo film decisamente noioso un prodotto commerciale con un po’ d’estetica. Il boom d’incassi e la conseguente Alice-mania, che è impazzata ovunque, non può che dar ragione alla Disney. Ma da Burton mi sarei aspettao molto di più. Se del film ho parlato in modo più approfondito su Exibart, segnalo che, oltre ai costosissimi gioielli con il muso dello Stregatto arricchito da pietre (preziose?), il film di Burton ha alimentato anche il mercato dell’hard riportando alla luce una pellicola del 1976, ora restaurata e presentata ufficialmente all’ultimo Porn Film Festival di Berlino. Continua a leggere →


16
feb 10

Bastardi senza gloria

Di questo film, prima che uscisse, s’è parlato più delle citazioni cinematografiche che del suo contenuto. D’accordo, l’omaggio al west di Sergio Leone è palese. L’amore di Quentin Tarantino per i trash movie all’italiana, lo stesso. Ma che lo si voglia riconoscere o no, quest’uomo, dietro la macchina da presa, mette in gioco una creatività che fa del suo stile un qualcosa di unico. Per quanto si accavallino richiami a pellicole datate, nelle inquadrature così come nel sonoro, Bastardi senza gloria è senza dubbio un film riuscito. Stilisticamente perfetto, non annoia mai. Né durante le lunghe sequenze in cui si alternano lingue diverse (personalmente non ho fatto uso di sottotitoli; e pensare che non conosco affatto il tedesco) né quando Tarantino si rifà al pulp e all’ironia tanto amata. (E chissà perché, di fronte al pulp, ogni volta penso sempre con ammirazione ai fratelli Coen). Poi c’è anche una storia che racconta la Storia. Storie incrociate e meravigliose utilizzate per raggiungere un epilogo inaspettato e geniale che la cinematografia d’oggi, a volte così avara di spunti, mi porta a valorizzare ancora di più. E ora perdoatemi il mezzo spoiler, cui non posso riununciare. Continua a leggere →