Chi legge in A Serious Man l’umorismo ebraico di Woody Allen si sbaglia di grosso. Ethan e Joel Coen vanno oltre, proponendo una visione nuova della vita degli ebrei d’america. Quella che a prima vista appare come un’intelligente ironia non è altro che il racconto di un paradosso di vita. Parzialmente ispirato dalle vicende personali degli adolescenti fratelli Coen -ma non per questo autobiografico- il film, che si allontana dalle loro precedenti produzioni, è stilisticamente perfetto. Una pellicola alla Kubrick, tanto per intenderci. Le ricostruzioni maniacali di quella metà degli anni Sessanta, là in Minnesota, trova nella cura degli esterni, negli arredi e nei costumi, un ordine maniacale e una cura del dettaglio ai limiti dell’ossessione. Aspetti, questi, che da soli rendono il film un’opera da non perdere. Poi c’è il racconto di una storia semplice, quella di Larry Gopnik e della propria famiglia, che raccoglie il buono e il cattivo della vita di ciascuno. Ma non tutti noi, al di là delle sfortune e delle piacevoli sorprese quotidiane, apparteniamo come Gopnik a una comunità ebraica. Lui che è un uomo serio catalizza su di sé tutti i paradossi e gli eccessi che sono conseguenza dell’imprevisto. E che proprio per questo non ti risparmiano. Se oltre a questo ti capita anche di essere un ebreo, ecco che tutto diventa grottesco e surreale. Ma solo all’apparenza. Perché il verosimile di A Serious Man è molto più vero del vero. La scarsa conoscenza dell’ebraismo può forse complicare la prima visione. O, meglio, può non aiutare a comprendere a fondo il significato dei comportamenti e delle battute calate in contesti e rapporti di natura religiosa. Per chi compra o noleggia la versione del film in dvd corrono in aiuto i contenuti speciali. Per gli altri c’è sempre internet. E per un film di tale portata si può anche compiere lo sforzo di fare un po’ di ricerche e, perché no, di vederelo una seconda volta. [Voto: 8]
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