Sono venuto a conoscenza di un video diffuso su YouTube sfogliando casualmente Dalla Parte di Asso Merrill, blog di Roberto Recchioni che, lo ammetto, non mi può considerare fra i suoi lettori fedeli. E di questo immagino non gliene fregherà nulla a nessuno. Comunque stavo parlando di un video. Quello pubblicato sul canale guidovit di Guido V., cui corrisponde il sito unpopperuno.net, dove si viene anche a conoscenza del fatto che Guido V. ha scritto un libro dal titolo La commedia dell’innocenza. Il video in questione, che qui ripropongo, riguarda Daniele Luttazzi e le sue fonti di ispirazione. Un video ritenuto “diffamatorio. Infatti non scopre nulla che io non abbia già detto da anni. Ad esempio su questo blog” si legge su danieleluttazzi.it, dove si riportano un paio di post: uno del giugno 2005 (Caccia al tesoro) e l’altro del dicembre 2007 (con analogo titolo, Caccia al tesoro). In questo secondo articolo, il più recente, si elencano i “comici” citati nei monologhi di Luttazzi e scoperti dai lettori sollecitati a partecipare a questo strano gioco. I nomi individuati e riportati sono quasi 200. “Ma non ancora tutti. Quindi la caccia è ancora aperta” si legge on-line. Ora, a parte il fatto che fra questi nomi non ci sono solo comici (vedi Emile Zola, Virgilio, Giuseppe Ungaretti, J.D. Salinger e Franz Kafka, solo per citarne alcuni), appare chiaro come questo video risulti scomobo per lo stesso Luttazzi. Che, sempre sul proprio blog, si giustifica scrivendo così: “Il gioco della Caccia al Tesoro è proprio il modo con cui ho dichiarato pubblicamente (prima di qualunque fantomatica ‘scoperta’) lo Stratagemma di Lenny Bruce (lo trovate nel libro ‘Lenny Bruce!’ di Albert Goldman) che ho adottato come difesa dalle querele miliardarie e dagli attacchi della stampa. Ogni querela (per plagio o diffamazione) sostiene sempre che la mia non è satira, ma insulto e volgarità gratuita. Idem i giornali di destra, che poi gli avvocati dell’accusa usano nelle citazioni come prova che la mia non è satira. Quando riportano i miei monologhi ‘pieni di insulti e volgarità’, però, inevitabilmente citano anche i brani di Bruce, Carlin, Hicks, Rock, Schimmel ecc. che vi ho inserito. In questo modo, semplice ma geniale, si dimostra che non sanno distinguere la volgarità dalla satira. Anche gli attacchi della stampa vengono respinti così, e lo si è visto col caso Decameron e la battuta su Ferrara, che alludeva a un celebre monologo di Bill Hicks“.
Sul web la notizia è stata ripresa e amplificata. Blog e testate on-line hanno affrontato la questione con articoli accomunati da titoli simili, più o meno cauti. Alcuni esempi? Reputazione online: scoppia il caso Daniele Luttazzi (oneWeb20), Il plagio di Luttazzi – la polemica viaggia sul web (BitCity), Il “copione” Luttazzi smascherato dalla rete (Libero News), Daniele Luttazzi – sospetti sulle sue battute: copiate da comici americani (Televisionando), Daniele Luttazzi copia: la condanna dei blog e della Rete. Un nuovo caso Barbareschi (Blogosfere), E’ la poesia di Daniele che fa paura (L’Unità, che difende Luttazzi con un’arringa insostenibile), Se anche Luttazzi copia (Riccardo Staglianò sul blog di Repubblica). Ora che ci sono tutti gli elementi utili perché vi facciate un’idea, mi limito alla trasmissione di un pensiero (che è anche un avvertimento per tutti): la rete t’inchioda e non puoi farla franca. Chiunque tu sia. Luttazzi è stato pizzicato. E la figuraccia è colossale, soprattutto perché questa video sintesi proposta dal web evidenzia tutte le contraddizioni del caso. Ho assistito a Decameron, Bollito misto con mostrada e altri spettacoli. Non credo che tornerò a teatro per Luttazzi. Touché…








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