50 minuti con Sergio Toppi

Il mito del west, il sogno vissuto attraverso le immagini illustrate e le storie d’avventura. Di questo parla il maestro Sergio Toppi nella prima parte dell’intervista raccolta a Lucca nel 2008 -insieme a me c’era anche l’amico Matteo ‘Teo’ Benedetti- in occasione della mostra organizzata dal Museo del fumetto, “Quando il west arrivò a Lucca”. Toppi si racconta. Ammette di non aver mai letto troppo i fumetti, confessa i “vuoti creativi” e l’ammirazione per i lavori altrui. Questo piccolo grande uomo, così gentile e cordiale, vive la sua arte come una protesi del suo stesso ‘essere’. Impossibile, in lui, scindere l’uomo dal disegnatore. Perché non c’è presunzione nelle sue parole, e neppure nell’atteggiamento che assume coi suoi occasionali interolutori. Tutti meritano rispetto, e lui porta rispetto a tutti. E’ anche per questo che propongo, senza nascondere un po’ di vergogna, l’intervista integrale. Senza tagli, e rinunciando all’ausilio del (seppur sommario) montaggio.

Ecco qua la seconda parte della video intervista inedita. In questo frammento di racconto, Toppi ammette di mettersi in discussione di fronte al lavoro di altri colleghi disegnatori verso cui prova “spesso un’invidia positiva. Negli altri – dice – vedo i pregi e non i difetti”. Parla inoltre dell’uso della ‘materia’, degli autori che ammira, di ‘Un uomo, un’avventura’. Toppi è poi affascinato dalle strede nuove da percorrere. “E’ anche per questo”, dice, “che non ho mai amato un personaggio fisso”. Si affonta in questa seconda parte anche la difficile relazione fra autore e sceneggiatore e delle buone collaborazioni con Mino Milani e Gino D’Antonio, un “ortodosso del fumetto, a differenza di me”.

Segue la terza parte. Toppi parla del suo stile, così originale e riconoscibile (“è il prodotto di una vita”, dice). Delle sue caratteristiche capaci di rompere schemi narrativi tradizionali; del cinema, delle sue storie ‘reazionarie’ ambientate in Toscana, delle atmosfere. E non solo.

In questa quarte e penultima parte della video intervista, il maestro Sergio Toppi parla dello Yellow Kid arrivato inaspettatamente, del fumetto inteso come arte (“Per me è più un ‘artigianato’ di buon livello”, dice), del mercato francese, della definizione della propria arte. Uno stille ‘toppiano’ che lo fa un po’ sorridere. Perché il termine suona “vagamente offensivo”

Infine la quinta parte, quella dei saluti. Toppi parla dell’amore per la cultura giapponese e della sua storia illustrata, quella ‘della vita’. “Mi piacciono di più quelle cattive e graffianti”, conclude.

    Comments

    1. smoky man says:

      Complimenti! Ottima intervista. Toppi è una persona e un autore Magnifico.

      un saluto fumoso
      smok!

    2. Grazie Smoky. Per i complimenti (che non vanno a me, ma certamente a quel grand’uomo di Toppi) e per la segnalazione sul blog.

    Trackbacks

    1. [...] prima di passara alla novità editoriale che lo rigurda da vicino, ripropongo la prima parte della video intervista raccolta un po’ di tempo fa. (Questo è il primo ‘frammento’; per vedere gli [...]

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