Santo Bettino Craxi da Hammamet

Domani è il 19 gennaio 2010. Esattamente dieci anni fa moriva Bettino Craxi. Ora giornali, tivù, politici e vari media si sforzano di ricordarlo. Tutti ne parlano, me compreso. Leggo, ascolto e vedo commenti e lusinghe. Frasi formali e istituzionali privi di passione e buon senso ma infarcite di insana convenienza. Come Bettino Craxi ce n’erano allora e ce ne sono oggi. Quindi, be’, che i commenti bipartisan (lasciamo stare Di Pietro e i populisti di genere) siano risparmiati almeno in questa occasione. Craxi non è un martire né un santo. E la classe politica che lo omaggia ad Hammamet, nel cuore, ha paura. Paura di fare la stessa fine. In questo, ahimè, c’è molta complicità. Infine ci sono governi locali (vedi la Milano di Letizia Moratti) che litigano su questioni di vitale importanza: intitolargli una strada, una piazza o una vita. A Lucca, nella mia città, è stato già fatto. Senza tanti clamori. A Craxi hanno aggiunto, fra le altre, strade intitolate a Gabriele D’Annunzio, Thomas Alva Edison, Carlo Lodovico Ragghianti, Falcone e Borsellino, Ugo La Malfa, Mario Tobino, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, Beppe Fenoglio, Don Lorenzo Milani e altri santi. E poi Gandhi. E Giordano Bruno. Insomma, domani è il 19 gennaio 2010. E io vado a sciare. Pensando ad Hammamet. E a Paolo Rossi, che ricordo per la prima volta con questa canzone in un live di circa quindici anni fa alla Versiliana. Da ascoltare.

Paolo RossiAd Hammamet – Hammamet e altre storie (1994)

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