Hopper schiacciato da chiocciole fucsia

Milano. Giorni di fine anno in attesa del duemiladieci. Fa freddo, e nonostante il Natale appena trascorso i negozi del centro sono pieni di gente che si carica di pacchi nuovi. C’è perfino un tram sponsorizzato dalla Coca-Cola con cui il Comune augura ‘buone feste’. E’ sui tram che scorre la vita di Milano. Veloce, proprio come in qualunque altra città. E multietnica. Si assiste involontariamente a conversazioni telefoniche come quella del ragazzo che parla alla madre del suo licenziamento e delle 30 euro di quell’ultima giornata di lavoro che son buone per le sigarette e la bottiglie di capodanno. Oppure ci sono i tre bambini, sicuramente fratelli, che parlano fra loro in milanese ma in arabo con la madre. Sono splendidi disturbatori. Davanti a loro c’è l’anziana cittadina in pelliccia e dall’ampio cappello che li rimprovera severa e parla dei nipoti.

Milano offre anche tante opportunità che rappresentano altrettante ottime proposte culturali. Facciamo tappa a Palazzo Reale, di nuovo dopo la splendida mostra sui futuristi e la non altrettanto interessante esposizione dedicata a Magritte. Stavolta c’è Edward Hopper. Lo conosco solo per averlo sfogliato sui cataloghi. Le sue visioni mi ricordano Raymond Carver e Richard Yates. Quindi sono motivato. Ma oltre gli schizzi e le acqueforti, be’, in mostra trovo poc’altro. Non che manchi materiale. Anzi, la collezione del Whitney Museum di New York è stata ampiamente saccheggiata. E’ che Hopper appare un buon interprete grafico di architetture. Ma se va oltre sembra s’impalli. Nel complesso è forse sopravvalutato. O, meglio, è emerso in un momento particolarmente propizio per le arti americane.

Molto più interessanti sono le chiocciole fuscsia nella piazza di fronte al palazzo, frutto di un’interessante intuizione dei designer del Cracking Art. Bravi ragazzi, è così che si fa.

E’ ottima è anche l’organizzazione della Triennale. In uno spazio ampio, luminoso e vergine si accavvallano personaggi, collettive, nuove idee. Da visitare assolutamente la mostra di Frank O. Gehry. Che però credo abbia chiuso i battenti pochi giorni fa. Comunque, se passate dalla Triennale, troverete certamente il catalogo nel bookshop. Vale la pena acquistarlo. E non c’è pentimento.

Dimenticavo: vi siete persi il Coca-Cola tram? Nessun problema, eccolo qua.

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