Stephen King teneva “Blaze” e Richard Bachman chiusi in un cassetto

Blaze (romanzo di Stephen King e Richard Bachman)Chiariamolo subito. “Blaze” non è certo il miglior romanzo di Stephen King. Ma essendo stato scritto più di trentacinque anni fa ed essendo rimasto chiuso in un cassetto e non essendo stato perso com’è capitato ad altri scritti del Re, oggi ce lo ritroviamo in vendita. Anche in un’edizione economica decisamente accessibile. Quindi perché non leggerlo? L’ho fatto. E come sempre accade con Re-King, il libro scorre liscio in una narrazione vorticosa e attraente. Questo romanzo, però, non è scritto in stile King. E neppure in stile Bachman. Al tempo, infatti, sarebbe dovuto uscire proprio con il nome di Richard Bachman che tanto ha divertito l’autore, il cui desiderio, se nessuno si fosse accorto del gioco, era di farlo morire di “cancro dello pesudonimo”, proprio com’è accaduto. Ma solo dopo aver pubblicato con quella firma anche altri due o tre romanzi, tra cui un capolavoro come “It”.

La scelta di lasciar ingiallire il dattiloscritto del 1973 in uno scatolone è conseguente all’opinione negativa dello stesso autore per “Blaze”. Recuperato, riletto e rivalutato il romanzo, anni dopo si è accorto che non era poi così male. Allora lo ha rivisto e corretto alla “vecchia maniera”. Aggiungendo però più di quanto ammette. Una cosa che si capirà leggendo. Anche se nella stesura definitiva non è dato sapere quanto ci sia di King e quanto di Bachman.

Blaze è in realtà Clayton Blaisdell Jr. Ma tutti lo chiamano Blaze. E’ un omone alto più di due metri che pesa oltre 100 chili. E’ anche un po’ scemo, forse per via di quel buco in fronte provocato dall’incidente sulle scale avvenuto quand’era bambino. Fu suo padre a scagliarlo giù rischiando di ucciderlo. Blaze è un delinquente dal cuore tenero, un cattivo che si fa amare nonostante la semina di qualche morto qua e là. Ma lui, come tiene a dire spesso, non fa “male a nessuno”. L’unico amico d’infanzia muore per una malattia non diagnosticata. Ma anche l’unico amico dell’eta adulta, George, muore improvvisamente. Quando la sua vita finisce, nella testa di Blaze sopravvive la voce, che lo accompagnerà nel colpo della vita, quello definitivo: il rapimento di un bambino di cui Blaze s’innamorerà al punto tale da fregarsene completamente del riscatto e di tutto il resto.

Il romanzo scorre su due strade parallele e alternate: da una parte si racconta la storia presente, quella del rapimento; dall’altra il passato di Blaze, a partire dall’infanzia e fino alla morte dell’amico George. Nonostante i capitoli più interessanti siano quelli che riguardano la storia passata -e che quindi danno ancor più spessore al personaggio- ciò che rapisce il lettore e gli fa battare letteralmente il cuore è la descrizione del rapimento. Si tratta a mio parere del momento più alto della parabola emotiva di questo romanzo, che ahimè si chiude con un epilogo forse eccessivamente brusco e frettoloso. Da quelle ultime pagine mi sarei aspettato qualcosa in più. Infine un commento sul futuro di questo testo: qualche produttore potrebbe anche prendere in considerazione l’idea di acquistare i diritti del romanzo per farne un film. In un momento in cui le sceneggiature originali sono in forte crisi, be’, questo sarebbe proprio un bel colpo.

Questo è l’incipit del romanzo.

George era nascosto dal buio. Blaze non lo vedeva ma la sua voce gli giungeva forte e chiara, burbera e un po’ ruvida. La voce di George sembrava sempre quella di una persona raffreddata. Aveva avuto un incidente da bambino. Non aveva mai spiegato quale, ma aveva un fior di cicatrice sul pomo d’adamo. [...]

Titolo: Blaze
Autore: Stephen King (Richard Bachman)
Traduttore: Tullio Dobner
Prezzo: € 18,50 (collana Supertascabili Paperback, € 6,50)
Editore: Sperling & Kupfer (collana Narrativa), 2007, XIII-464 p., rilegato

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